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Spalle e infortuni, l'ITF premia la ricerca di un italiano

Lo studio del Prof. Lisi recentemente riconosciuto e pubblicato dall'ITF smentisce la teoria secondo cui l'asimmetria delle spalle sia l'indicatore di un'insorgente scoliosi. Trattasi invece di adattamento funzionale

di | 07 marzo 2026

Una recente immagine di Ben Shelton dolorante (Getty)

Una recente immagine di Ben Shelton dolorante (Getty)

L'ultima invettiva alle palle da gioco Daniil Medvedev l'ha scagliata da Rotterdam un paio di settimane fa. "Orribili, queste palle sono orribili. Pessime. Non so chi sia il responsabile ma non è normale giocare con queste palline al nostro livello". Il russo non è il solo però nel corso degli ultimi anni ad aver fatto intendere come - secondo lui - alla base dei sempre più numerosi infortuni a polso, gomito e spalla, ci sia la scarsa coerenza adottata dai diversi tornei del circuito in fatto di palle da gioco. 

"Purtroppo non ci sono evidenze scientifiche a sostegno di questa tesi", ci spiega il Professor Rodolfo Lisi, docente del Master di II livello in "Riatletizzazione post infortunio dell'atleta" (tennis) presso la facoltà di Medicina dell'Università di Pavia, "Medvedev ha un gioco poco ortodosso, e fossi in lui mi preoccuperei del lascito di questo suo stile una volta chiusa la carriera". 

Parole, le sue, che trovano sempre maggior riscontro nella comunità scientifica e che hanno indotto l'ITF a pubblicare sulla sua rivista "Coaching & Sport Science Review" la teoria sull'asimmetria nelle spalle dei tennisti che il Professore va declinando dal 2007 e che oggi è stata infine riconosciuta.

Novak Djokovic sofferente alla spalla (getty)

Novak Djokovic sofferente alla spalla (getty)

Thanasi Kokkinakis alle prese con i dolori alla spalla (Getty)

Thanasi Kokkinakis alle prese con i dolori alla spalla (Getty)

Asimmetria delle spalle, dunque: adattamento funzionale o indicatore di scoliosi?

"Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un adattamento funzionale. La mia teoria del 2007 non è una novità. Che una parte del corpo del tennista sia più sviluppata dell'altra è cosa nota da tempo. La domanda da porsi è però un'altra: perché nei tennisti la spalla del lato dominante tende a essere più bassa rispetto a quella opposta? La risposta chiama in causa i muscoli intrarotatori ed extrarotatori della spalla. I primi nel servizio e nel dritto che sono i colpi più potenti, tendono nel tempo a 'tirare' la spalla verso il basso, mentre gli extrarotatori - che sono solo due - tendono a frenarla. Questo squilibrio nel tempo produce l'abbassamento della spalla che altro non è se non un adattamento dovuto a questa dinamica molto comune".

Quale era la teoria più accreditata prima del suo studio?

"Il presupposto era questo: poiché il tennis si contraddistingue come sport asimmetrico e visto che uno degli indizi secondari della scoliosi è l'asimmetria delle spalle, era facile collegare quest'ultima all'insorgere di una scoliosi di cui il tennis è il responsabile. I medici, soprattutto quelli privi delle tecniche di oggi, appena vedevano un tennista con una spalla più alta dell'altra stabilivano immediatamente che si trattava di una scoliosi". 

Par di capire che la partita si giochi tutta a livello di sovraccarico funzionale.

"Torsione e iperestensione sono movimenti importanti che su una colonna fragile come quella scoliotica o in fase di sviluppo hanno un notevole impatto. Quel che non si è mai detto è che la scoliosi nel 90% dei casi è idiopatica, non se ne conosce l'origine e quindi non si può dire che sia  il tennis a determinarla". 

La copertina del libro del Prof. LIsi con la prefazione di Orantes

La copertina del libro del Prof. LIsi con la prefazione di Orantes

Il Prof. Rodolfo Lisi

Il Prof. Rodolfo Lisi

Quali gli accorgimenti?

"Sono fondamentali gli esercizi di compensazione. Si è visto che arrivando a un equilibrio di quei due gruppi muscolari - intrarotatori ed extrarotatori - si può ridurre la possibilità di infortunio. La compensazione è importante, in primis perché non inficia il proprio gioco: una postura più corretta non sminuisce la qualità tennistica, anzi. Si fa in modo che la frenata e i muscoli che la regolano diventino più forti e che quindi si riducano le patologie che riguardano la spalla. E' chiaro che è un lavoro che prima si avvia e meglio è, e mi riferisco ai giocatori in via di sviluppo. Ad esempio, uno strumento come un busto muscolare in grado di rafforzare gli addominali e i paravertebrali consentirebbe di rinforzare la colonna, bloccata da due tiranti che riescono però a orientarla meglio limitando le sollecitazioni".

La genetica conta?

"Tanto. A parità di gioco, stress e altezza ho visto molti tennisti infortunarsi e altri chiudere indenni le loro carriere. In tutta onestà credo che la componente genetica sia fondamentale come in tutte le patologie. La genetica, volente o nolente, è alla base di una certa predisposizione agli infortuni".

Polso, gomito, spalla: tre articolazioni intimamente legate tra loro.

"E' vero. Il concetto di catena cinetica come quello del busto muscolare dovrebbe rientrare nella routine quotidiana del tennista. Siamo abituati a vedere il tennis come un gioco in cui si usano solo gli arti superiori, ma non è così: il colpo parte dagli arti inferiori, investe le anche. L'obiettivo è quello di arrivare col giusto timing sulla palla, farsi trovare pronti al momento giusto. Riuscirci vuol dire fare un colpo non solo più corretto ma anche più sicuro. Capita a volte che in caso di infortuni al polso a dolere sia la spalla, e questo è dovuto a una postura che cerca di compensare alcuni squilibri, e cosi con caviglie e anche".

Shelton, Dimitrov, Kokkinakis, Coric: tutti infortunatisi alla spalla e tutti alle prese con una lungodegenza prima del rientro in campo. Una scelta corretta?

"Gli infortuni alla spalla sono tra i più scorbutici. Fermarsi è scontato, ma ancora più importante è svolgere un riposo funzionale. Corpo e muscoli hanno una memoria motoria, occorre riprendere piano piano, partendo dalle dita. Quando ci infortuniamo il distretto interessato non ricorda più quei movimenti e quella è l'occasione buona per re-insegnarglieli correttamente".

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