La Final8 di Bologna conferma la forza della gara più antica che tira fuori il meglio e il peggio degli atleti. Già in questi giorni c’è stato lo psicodramma di Moutet e della Francia, il crollo dei cechi, l’impresa di Etcheverry e anche Sascha Zverev il contestatore è coinvolto al 100%
di Vincenzo Martucci | 21 novembre 2025
Criticata, evitata, declassata, invecchiata e prossima a nuove trasformazioni, la coppa Davis si ribella con classe ancora una volta a chi la contesta e a chi la diserta rinnovando tutta la sua straordinarietà ultracentenaria. Come quelle belle donne eleganti che con un solo gesto, una parola, uno sguardo, s’illuminano e fanno capire che dietro la maschera dell’età c’è di più, c’è molto di più, c’è il guizzo della vita, c’è l’essenza dello sport, c’è l’anima dello spettacolo.
Così, alle Final 8 di Bologna, cominciate con le orecchie basse per la rinuncia dei due top italiani, Sinner e Musetti e anche del numero 1 del mondo, Alcaraz, hanno subito zittito persino quel testone di Sascha Zverev, che aveva definito l’ultima versione della Coppa “quasi un’esibizione”. Lui che poi, come già nella United Cup, del resto, s’è talmente calato nella parte di condottiero non solo della sua Germania ma anche della manifestazione stessa, da più alto in classifica di questa settimana, da rimanere senza voce per sostenere fino all’una e dieci di notte il doppio che l’ha spuntato sull’Argentina.
L'esultanza finale della Germania (Foto FITP)
Zverev, come Sinner, come anche Alcaraz, invoca - giustamente - il ritorno alla vecchia formula e quindi la presenza massiccia e passionale del pubblico di casa, anche se poi sono i giocatori stessi a disertare le tappe precedenti perché pressati dagli impegni del circuito ATP e il pubblico di Bologna, pur meno partigiano di quanto possa essere la propria gente per un tedesco, ha già fatto ampiamente la sua parte. Al resto, al condimento principale, ci sta pensando comunque l’essenza stessa della Davis, sempre imbattibile nel tirar fuori il meglio e il peggio dagli esseri umani corazzati da tennisti. Ma pur sempre uomini pressati dalla responsabilità - e dalla straordinarietà - di dover giocare, e vincere, non solo per sé ma anche per la squadra e per la nazione.

Così, Bologna sta raccontando storie che lasciano il segno. Come colpito da una misteriosa legge del contrappasso, Correntin Moutet, che tanto ama irridere gli avversari con smorzate, tagli, lob e servizi da sotto, deve recitare il mea culpa e darsi pubblicamente del “clown” (eufemismo) dopo l’assurda demi-volée tweener sbagliata che gli si ritorce contro, coinvolgendo anche il già apatico Rinderknech e tutta la grandeur di Francia. Quanta paura c’è nelle facce e nei gesti dei nipotini dei Moschettieri di Francia?
Quanti pensieri attanagliano senza soluzione e con tanta sorpresa professionisti fatti e finiti dell’ATP Tour? E quanta adrenalina trasmette ai suoi onesti soldati il capitano belga, Darcis, ex leone di Davis quando giocava? Come fanno a liquefarsi così i potenti cechi dal fisico scolpito Mesnik e Lehecka contro quello che rimane delle Furie Rosse? Sulla carta erano i favoriti, ma la parola magica - Davis - ha cambiato ancora una volta il pronostico. Regalando momenti indimenticabili a vincitori e vinti, come ben sa il capitano della nazionale francese Paul Henri Mathieu, la cui carriera da giocatore è rimasta segnata dal tracollo nel quinto match da due set avanti contro Jouzhny nella finale 2002 contro la Russia. Così come invece l’imprevisto successo di Etcheverry contro Struff, mettendo giù 23 ace sul veloce con due tie-break al bacio potranno cambiare la prospettiva e la carriera del numero 2 argentino. E magari il successo su un osso duro come Cerundolo, darà una spinta decisiva a Zverev dopo una stagione così negativa ad alto livello.

L’assenza del campione vinci-tutto, com’è stato Sinner nelle ultime due Final 8 di Malaga, aggiunge inoltre pathos al pathos in questa Davis tanto equilibrata che, con la sua formula abbreviata, con appena tre partite che moltiplicano ed ampliano a dismisura la tensione, prolungando la tenzone per ore. Come conferma Germania-Argentina cominciata giovedì alle 20 e finita venerdì mattina. Scommettiamo che ne vedremo ancora delle belle?