Pur battuta all'esordio nella Final Eight di Davis Cup senza raccogliere un set, il bilancio dell'Austria resta positivo. Capitan Melzer: "sapevamo che le nostre principali chance sarebbero passate dal primo singolare. Rodionov non ha sbagliato granché, ma Berrettini ha mostrato come mai sia arrivato in alto". Misolic: "senza armi per fermare Cobolli"
19 novembre 2025
L’esperienza dell’Austria nella Davis Cup Finals, le prime per la nazionale di capitan Jurgen Melzer, è durata una sola partita. Troppo forti gli azzurri, che con Matteo Berrettini (prima) e Flavio Cobolli (poi) non hanno concesso neanche un set, conquistando la semifinale di venerdì contro il Belgio. “Ho cercato di preparare i ragazzi – ha detto Melzer – per la sfida che ci attendeva, ma quando non hai mai vissuto certe esperienze, l’inizio può essere complesso. Ma non credo che il pubblico sia stato un fattore. Gli spettatori sono stati molto corretti e si è creata una grande atmosfera. Abbiamo perso due partite molto diverse: la seconda purtroppo è andata a senso unico, mentre la prima è stata ottima da parte di entrambi i giocatori. Un paio di punti hanno fatto la differenza”.
Il duello, ha lasciato all’Austria un punto interrogativo: come sarebbe andata in caso di successo di Rodionov contro Berrettini? “Per caratteristiche dei giocatori – ha spiegato Melzer – sapevamo che le principali chance di aggiudicarci un singolare le avevamo nel primo incontro. Non credo che Rodionov abbia sbagliato granché, se non quel game nel secondo set nel quale la tensione l’ha tradito. Ma ha avuto comunque tre set-point e Matteo si è difeso con grande classe, vincendo cinque punti con cinque grandi servizi, quattro del quali sopra i 215 km/h. Ha dimostrato come mai sia arrivato dove è arrivato. Non posso dire come sarebbe andata se l’incontro si fosse protratto al terzo, ma credo che Jurij meritasse di vincere il secondo”.

L'Italia va, Austria battuta
Complessivamente, tuttavia, la Davis 2025 dell’Austria resta molto positiva, con la prima qualificazione alla Final 8. “Credo – ha aggiunto Melzer – che questa stagione di Coppa Davis ci lasci molti aspetti positivi. Abbiamo affrontato nazionali molto superiori alla nostra, secondo il ranking, e abbiamo raggiunto la Final 8 lottando come una grande squadra. Per una nazione piccola come l’Austria, arrivare fra le prime otto al mondo in una competizione che coinvolge così tante nazioni è un grande risultato. Ci lascia tanta fiducia e in più il prossimo anno saremo fra le teste di serie: anche questo aiuta. Speriamo di poter tornare a giocare in casa, per dare al nostro pubblico la possibilità di sostenenerci”.
Un commento anche da parte di Filip Misolic, battuto nettamente da Cobolli. In primavera a Bucarest era finita 7-6 6-4 per l’azzurro, mentre sul veloce di Bologna l’austriaco ha raccolto appena tre game. “Cosa è cambiato? Tante cose”, ha spiegato Misolic. “Sei mesi sono molti e da allora lui ha alzato il suo livello. L’ho fatto anche io, ma c’è ancora una grande differenza su questa superficie. Dopo questa partita so a che punto mi trovo e so quali aspetti del mio gioco devo migliorare per raggiungere il suo livello. Oggi non ho avuto armi per fermarlo”.
JURIJ RODIONOV
Battuto per 6-3 7-6 da Matteo Berrettini, Jurij Rodionov ha riflettuto in conferenza stampa sulla sua presentazione, in particolare sul vantaggio non concretizzato nel secondo set. “Sul 5-3 – ha ammesso – ho sentito un po’ di tensione. Ho iniziato a giocare in maniera più passiva, sperando che Matteo commettesse degli errori. La pressione mi ha tradito. Non essere riuscito a chiudere il set al servizio mi è pesato, ma ho cercato di superare in fretta la situazione e ho avuto altre chance sul 5-4. Penso che la mia reazione sia stata buona, ma Matteo dallo 0-40 ha giocato alla grande”.
In sostanza, Rodionov non è andato così lontano dal creare seri problemi all’azzurro, ma nemmeno i consigli di capitan Melzer sono bastati. “Mi ha solo detto di rimanere in partita, di lottare fino alla fine e di non demoralizzarmi. Penso di averlo fatto bene. Ho cercato di non mollare e di rimanere concentrato sul mio gioco: sfortunatamente non è bastato”.
Nel corso del duello, come già tante altre volte in passato, Rodionov ha mostrato un tennis di alto livello, tanto che sorprende il suo ranking di numero 177 ATP, con giusto qualche comparsata appena dentro ai primi 100. “Come mai mi trovo in queste posizioni? Ricevo questa domanda da quando ho 18 anni. Credo se lo chieda la maggior parte della gente che osserva un mio incontro. Ma se mi vedessero giocarne 30 avrebbero una opinione diversa (ride, ndr). In tutta la mia carriera ho sempre faticato a trovare continuità. Dopo la vittoria in Coppa Davis in Ungheria, dove ho battuto Fucsovics per 6-1 6-2, ho giocato quattro Challenger e il mio miglior risultato sono stati i quarti di finale. È qualcosa di difficile da spiegare. Sto cercando di trovare una soluzione, ma non è semplice altrimenti l’avrei già trovata. Devo trovare una chiave per essere continuo, match dopo match, settimana dopo settimana. Generalmente non sono una persona molto ottimista, ma ho con me un ottimo team che mi aiuta molto. Continuo a credere di poter compiere un salto di qualità, altrimenti non avrebbe senso essere qui. Ci provo e lavoro sul mio gioco: in futuro sapremo se ci sarò riuscito oppure no”.