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Grazie, Jannik, esempio e campione senza limiti

Sinner non è solo il fenomeno che domina la classifica e scrive un record via l’altro, riportando un italiano nell’albo d’oro del torneo italiano più importante, ma è molto di più: come atleta e come esempio

di | 17 maggio 2026

Jannik Sinner (foto FITP)

Jannik Sinner (foto FITP)

Cinquanta sfumature di azzurro pallido, quasi celeste. Cinquant’anni, eppoi, finalmente, è apparso il Profeta dai capelli rossi, il campione che il tennis italiano nemmeno osava sperare. Anche se, dall’alba del 2000 stava costruendo i presupposti perché, semmai fosse arrivato, avrebbe potuto brillare come meritava e non sperdersi come tanti altri talenti naturali ma indisciplinati, imperfetti, ineducati. Ma Jannik Sinner non è solo bravo, bravissimo, il più bravo di tutti, il degno numero 1 del mondo, il giocatore di casa che finalmente riporta in casa il titolo più amato del torneo più importante del nostro Paese, gli Internazionali d’Italia, e ci riesce 50 anni dopo Adriano Panatta. Sinner non ha limiti sin da quando è esploso alle Next Gen di Milano nel 2019, avvolto da subito da un’aura magica, propria solo delle personalità più elette, votate ai successi più grandi per potere divino. 

Il ragazzo di San Candido che il tennis ha strappato allo sci è anche un allievo costante, dedicato, esemplare. E unisce alla forza dei predestinati quella dei grandi lavoratori, un mix magico che ricorda Artù che estrasse la famosa spada nella roccia. Excalibur, traslata nella racchetta imbattibile, portatrice di guai per tutti gli avversari e anche, in proporzione, per i grandi del passato - inclusi i leggendari Big 3, Federer-Nadal-Djokovic - , spazzando via partite, tornei, record, di settimana in settimana come se non conoscesse la fatica. O meglio, sì, la conosce, si piega anche lui ai voleri della natura, come si è visto in qualche occasione, ma supera anche quelli, con una forza d’animo, una determinazione, una concentrazione ai dettagli come ai momenti topici da impressionare gli avversari prima ancora del via, influenzando i responsi già solo al suo apparire. Come è successo in passato solo coi campioni più grandi.

La soddisfazione di Jannik Sinner dopo una splendida prestazione (Foto FITP)

La soddisfazione di Jannik Sinner dopo una splendida prestazione (Foto FITP)

LEZIONE
Tutti lo guardano, tutti lo copiano, tutti ne parlano. Gli avversari senza nome, come i giovani che sognano di seguirne le orme, come i rivali qualificati che masticano amaro, ma si rimettono in discussione sotto tutti i profili, da quello fisico a quello tecnico, tattico e soprattutto mentale.

E l’Italia tutta, non solo il tennis o lo sport in generale, sono orgogliosi, per una volta, che il fenomeno ce l’abbiamo noi. Pronta a difenderlo, al di là degli eccessi del tifo più fanatico, perché sia il traino per la crescita culturale dell’intero Paese, perché nella sua scia spuntino fuori sempre più Sinner e sempre meno cattivi esempi.

Semplicità, umiltà e rispetto sono valori che ha imparato in famiglia e che non vanno fraintesi. Sono i pilastri sui quali si basa l’uomo che poi diventa campione. Senza i quali anche l’atleta più grande ha basi meno solide e durature, e quindi scivolate improvvise ed improvvide. Che a Jannik non accadono, stupendoci dei suoi comportamenti sempre giusti, sempre adeguati alla circostanza, cui negli ultimi tempi sta aggiungendo anche un po’ più di spontaneità, con messaggi sulle telecamere in campo, abbracci e parole di conforto.

Jannik Sinner al servizio (foto FITP)

Jannik Sinner al servizio (foto FITP)

STORICO
Jannik è affascinante nella concezione della tradizione, dei record, della storicità delle sue prestazioni e delle sue conquiste che lo collocano già e per sempre, nell’Olimpo del tennis e dello sport tutto. Gli interessa, certo. Ne è colpito, anche intimamente. Ne sorride, compiaciuto. Ma è talmente inserito nel processo e rispettoso anche degli avversari che ormai batte sistematicamente dopo averci magari perso all’inizio della scalata, che non dà peso ai suoi incredibili risultati. Un giorno li conterà anche lui, intanto lascia l’onere a chi valuta tutto in base ai numeri. Lui che ha sempre puntato decisamente talmente in alto, alla ricerca della massima realizzazione delle proprie possibilità, non vede i confini già determinati dei comuni mortali. Così da portarsi al livello dei più grandi italiani e non, tennisti e non, con la possibilità, ad appena 25 anni, di superare ogni limite.

E, anche in questo, dobbiamo essergli grato dell’esempio. Perché, grande e perfetto com’è, protegge un intero movimento, liberandolo nella sua crescita, perché si esprima anch’esso al massimo, da Musetti a Cobolli, da Darderi ad Arnaldi, dalla straordinaria coppia Bolelli & Vavassori, allargando il discorso anche al femminile, da Paolini ed Errani in giù. Orgoglioso di essere competitivo, sempre attento alla prossima insidia, ma con lo spirito ideale di chi ha “fatto i compiti”, come dice lui, e ha l’animo sereno di chi, non ha mai paura, perché, male che vada, può solo perdere una partita. 

Per tutto questo, per quanto hai fatto e per quanto ancora farai, grazie, Jannik.

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