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Caratti, Camporese, Serra Zanetti: l'Italia che ha aperto la strada down under

Se l'Italia oggi spera di sbancare (di nuovo) il primo Slam stagionale, un po' di merito va anche a coloro che nell'era Open hanno aperto la strada a una trasferta storicamente difficile. Ecco le loro storie...

10 gennaio 2026

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Prima dell'epoca Sinner, il fenomeno che in Australia ha conquistato (sin qui) due titoli consecutivi, l'Italia in quel di Melbourne non aveva mai brillato in modo particolare. Ma c'erano stati alcuni lampi, alcune imprese vere e altre mancate di un soffio, soprattutto negli anni 90 del secolo scorso e nei primi anni del Duemila. Tra gli uomini, l'edizione da ricordare è quella del 1991, con due protagonisti: Omar Camporese e Cristiano Caratti, rispettivamente al terzo turno e nei quarti di finale.

Omar sul veloce in quel periodo è uomo che fa paura a tanti, e Melbourne ne è la riprova. Batte il tedesco Zoecke e l'olandese Haarhuis, poi trova per la prima volta in carriera Boris Becker. Il match è durissimo, sotto un sole che spacca: Bum Bum vince i primi due set al tie-break e tutto fa pensare che il destino del bolognese sia segnato già dal terzo. Invece no: Omar si prende il set addirittura per 6-0, poi vince anche il quarto per 6-4 a furia di servizi e diritti. E senza arretrare di un millimetro. Il quinto è battaglia punto a punto, che Becker porta a casa per 14-12 dopo 5 ore e 11 minuti ancora impressi in chi ha avuto la fortuna di assistere a una delle partite più straordinarie che abbiano visto coinvolto un italiano in quel decennio di (parziale) rinascita. Becker avrebbe poi vinto il titolo, diventando numero 1 del mondo. E contro Camporese avrebbe vinto pure le 3 sfide successive, ma sempre in lotta.

Paradossalmente, non fu Omar l'eroe azzurro di quella edizione storica, perché nei quarti ci arrivò un piemontese dal tennis leggero e dai piedi veloci, oltre che dalla testa sopraffina. Lui è Cristiano Caratti, uno dei primi talenti cresciuti da Riccardo Piatti. Si presenta al via da numero 101 Atp, ma ha 20 anni e tutta una carriera davanti. Il tabellone gli regala alcuni turni abbordabili: batte Dyke, Engel, Layendecker, poi un Krajicek ancora lontano dalla sua migliore versione. Nei quarti parte alla pari contro Patrick McEnroe, ma alla fine cede al quinto, chiudendo la storia più bella della sua carriera. In seguito avrebbe ottenuto altri risultati di prestigio e sarebbe arrivato a toccare il numero 26 Atp, ma negli Slam non sarebbe più andato oltre.

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Che fine hanno fatto/87: Adriana Serra Zanetti

Che fine hanno fatto/87: Adriana Serra Zanetti

Una storia simile, tra le donne, la vive Adriana Serra Zanetti, che ai quarti a Melbourne ci arriva nel 2002, quando però è già una giocatrice affermata da tempo, tanto da aver raggiunto gli ottavi al Roland Garros nel 1995, ben sette anni prima. Tuttavia, quel risultato agli Australian Open rimane storico per il nostro tennis perché la modenese fu la prima azzurra ad andare così avanti down under. All'esordio, Adriana batte la spagnola Ruano Pascual per 7-5 al terzo, poi prende fiducia e col suo tennis atipico (giocava il diritto bimane) stende anche Amy Frazier e Silvia Farina nel derby tricolore. Negli ottavi, la vittoria contro la slovacca Martina Sucha la spinge nei quarti di fronte a una Martina Hingis inarrestabile. Ma l'impresa rimane ed è ancora oggi ricordata come una delle più belle cavalcate del tennis femminile italiano in quel di Melbourne.

Sono passati 24 anni da quel torneo, e ne sono trascorsi addirittura 35 dal 1991, l'edizione di Caratti e Camporese. In seguito, prima dell'epoca Sinner (e di Berrettini, semifinalista nel 2022), ci sono stati anche Andreas Seppi in grado di battere Roger Federer, o il doppio vincente di Fognini e Bolelli. Tra le donne, ci sono state Francesca Schiavone nei quarti nel 2011 (con il trionfo record su Svetlana Kuznetsova), Sara Errani ancora nei quarti l'anno dopo, Flavia Pennetta sempre nei quarti nel 2014 e Jasmine Paolini negli ottavi due anni fa. Ma se l'Italia oggi spera di sbancare (di nuovo) il primo Slam stagionale, un po' di merito va anche a coloro che nell'era Open hanno aperto la strada a una trasferta storicamente difficile.

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