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Eventi internazionali

Da Fonseca a Hyeon Chung: la Coppa Davis si ripresenta come miniera di emozioni e … miracoli!

Il 20enne brasiliano scoppia in lacrime dopo l’appassionante rimonta contro la Svizzera davanti al pubblico di Rio, il 30enne sudcoreano resuscita contro l’India dai problemi alla schiena che gli hanno stroncato la carriera

| 19 settembre 2026

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La Coppa Davis, ufficialmente da quest'anno Davis Cup by Generali, è la favola più appassionante, insieme ai quattro Slam e al torneo di Roma che racconti ai bambini che sognano di diventare tennisti. La tradizione è data dall’età della competizione, addirittura il 1990, con tanti incroci di racchette, e tante storie di campioni e di attori una tantum. Ogni volta, a dispetto di formule che vengono magari cambiate e poi recuperate, in parte o in toto, la favola si ripete, come questa settimana già ai primi fuochi che promuovo alle finali, in programma il 24-29 novembre a BolognaFiere, in chiaro su SuperTennis tv.

IL PIANTO DEL FENOMENO

A 20 anni, Joao Fonseca, il talento brasiliano che sta masticando amaro, di fisico e di nervi, all’impatto con le sue enormi ambizioni, subito dopo la rimonta contro che ha portato la sua nazione sull’1-0 nel match di World Group 1 contro la Svizzera, è scoppiato in un pianto liberatorio.

Che il numero 29 del mondo, pur dopo un mese di stop per infortuni al culmine di una stagione tribolata, batta il 262, il "decaparecido" Dominic Stricker, non dovrebbe causare simili sconquassi nella testa e nel cuore del favorito. Eppure questo 4-6 6-3 6-2 resterà indimenticabile per il “Sinner del Sudamerica”. Che s’è sfogato: “E’ stato un anno difficile. Ho dovuto fare i conti con la mancanza di fiducia e alcuni infortuni. Non sono arrivato qui al 100%. Non potevo nemmeno garantire di riuscire a giocare, ma questo momento, rappresentare il Brasile in coppa Davis, significa molto per me. Ho dato tutto ed è una vittoria importantissima per me e per la squadra”.

Parole insolite, per gli avidi tennisti che mettono a rischio ogni settimana le loro macchine di Formula in cambio di centinaia di migliaia di dollari dell’ATP Tour. Parole inusuali in questo mondo, ma che la Davis, la bandiera, la squadra, ravvivano nel segno di emozioni uniche e principi radicati nell’essere umano, che partono dal rispetto e dall’unione, e scandagliano l’animo nel profondo alla ricerca dei migliori sentimenti. In attesa della sfida nella sfida col 41enne Stan Wawrinka che saluta l’amatissima coppa Davis, che ha conquistato con Roger Federer nella storica finale del 2014 a Lille.

MIRACOLO COREANO

Coi suoi eccentrici occhiali da miope, Hyeon Chung, è esploso in modo fragoroso da junior, aggiudicandosi i prestigiosi tornei giovanili Eddy Herr e Orange Bowl, meritandosi la borsa di studio alla Nick Bollettieri Academy, e poi perdendo la finale di Wimbledon under 18 del 2013 contro Gianluca Quinzi. Dopo una lunga trafila nei tornei di seconda fascia e il primo grave infortunio agli addominali, si è aggiudicato le Nextgen Finals di Milano 2017, battendo Andrey Rublev, subito dopo, agli Australian open del gennaio 2018, è diventato il primo sudcoreano semifinalista Slam, battendo Medvedev, Zverev e addirittura Djokovic, il campione sul quale è stato, e salendo anche al 19 del mondo. Poi il fisico gli ha chiesto però il conto di quegli sforzi, bloccandolo per insormontabili problemi alla schiena.

Ma, adesso, a 32 anni, da 549 della classifica, è riemerso dall’oblìo, con un titolo ITF e la coppa Davis. Battendo a inizio stagione l’argentino Trungelliti dopo aver perso solo al tie-break del terzo set con Tirante (che a Rona ha sorpreso Cobolli) e, questa settimana, a Seul, rimontando nel secondo delle qualificazioni per Bologna il più quotato Nagal per 2-6 6-4 7-5. Portando la sua Nord Corea sul 2-0 contro l’India. Che è poi diventato il decisivo 3-1. Ed ascrivendo il suo nome nell’elenco dei miracolati della gara più affascinante del tennis.

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