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Cirstea, Darderi, Landaluce: a Roma è l'anno delle sorprese

La prima semifinale a Roma della 36enne rumena, e la prima in un Masters 1000 di Darderi confermano come in questa edizione degli Internazionali BNL d'Italia hanno brillato gli underdog

di | 16 maggio 2026

Sorana Cirstea in azione (foto FITP)

Sorana Cirstea in azione (foto FITP)

“Non c’è una data di scadenza per i sogni”. Parola di Sorana Cirstea che, a 36 anni e dopo aver annunciato il ritiro a fine anno, ha centrato la sua quarta semifinale in un WTA 1000, la prima agli Internazionali Bnl d’Italia.

Quella della tennista romena fino alla semifinale è stata una cavalcata trionfale, iniziata sconfiggendo al terzo turno la numero uno del mondo Aryna Sabalenka dopo una clamorosa (e inaspettata) rimonta e finita solo per mano della campionessa in carica del Roland Garros Coco Gauff.

Cirstea non è solo la terza semifinalista più anziana del Foro Italico – superata solo da Martina Navratilova nel 1994 e Billie Jean King nel 1982 -, ma, grazie al risultato raggiunto questa settimana, lunedì conquisterà la 21esima posizione della classifica WTA eguagliando il suo best ranking datato, l’ultima volta, al lontano 2013 (quando ad occupare la vetta della classifica era Serena Williams).

Quella di Sorana Cirstea non è stata una carriera da record e i numerosi infortuni l’hanno costretta più volte a risalire la china della classifica partendo dai tornei ITF. Dal suo esordio nel circuito maggiore, avvenuto nel lontano 2007, ha messo in bacheca quattro titoli WTA (il più prestigioso quello del 1000 di Toronto nel 2013) e il suo miglior risultato in uno Slam sono i quarti raggiunti al Roland Garros nel 2009 e quelli conquistati a Wimbledon solo lo scorso anno. Eppure, Cirstea da quando ha annunciato il suo ultimo ballo nel tour sembra aver trovato il suo miglior gioco e la leggerezza di vuole solo divertirsi.

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In molti hanno definito la sua settimana una favola ed altrettanto è toccato al 20enne spagnolo Martin Landaluce (n. 94 del ranking ATP), che, dopo aver perso al secondo turno delle qualificazioni contro Andrea Pellegrino, è stato ripescato come lucky loser battendo l’ex vincitore dell’Us Open Marin Cilic e spingendosi fino ai quarti dove ha ceduto dopo una battaglia di tre set all’ex numero uno del mondo Daniil Medvedev. Il russo, tuttavia, gli ha riconosciuto l’onore delle armi: “Se gioca ogni partitat come ha fatto nel primo set, entro la fine dell'anno sarà tra i primi 5, si qualificherà alle [Nitto] ATP Finals di Torino e sarà subito dopo Sinner e Alcaraz”. Insomma, un endorsement non da poco.

Martin Landaluce (foto FITP)

Martin Landaluce (foto FITP)

Un’altra cavalcata trionfale e (a tratti a dir poco spettacolare) è stata firmata tra i marmi del Foro Italico da Luciano Darderi, argentino, naturalizzato italiano e classe 2002. Luciano, arrivato a Roma da numero 20 del mondo, ha battuto, nell’ordine, Tommy Paul (n.18 Atp), Alexander Zverev (n.3) – a cui ha rifilato un bagel nel terzo e decisivo parziale – e la giovanissima e talentuosa promessa spagnola Rafael Jodar.

Ad attendere Darderi in semifinale c’è il danese Casper Ruud che - mentre questo pezzo è in scrittura e prima che la partita venisse sospesa a causa di una delle tante piogge che hanno fustigato queste due settimane del 1000 romano – era avanti 4 giochi a 1 sul tennista italiano. Se a Darderi dovesse riuscire l’ennesima clamorosa rimonta del suo torneo potremmo sognare una finale tutta italiana (ammesso e non concesso che Jannik metta a segno, contro Medvedev, la trentatreesima vittoria consecutiva in un Master), ma, a prescindere da come finirà la partita di oggi, la sua settimana è stata un successo.

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Cosa hanno in comune una tennista a fine carriera, un’inaspettata e giovane scoperta e l’italiano su cui nessuno avrebbe scommesso a inizio torneo? No, non è la favola che tanto piace raccontare ai giornali e neanche la “magia del tennis”.

È la bellezza più autentica (e spesso dimenticata) di questo sport. Ci sono i grandi personaggi, quelli che infrangono i record e riscrivono la storia, e ci sono le piccole storie – che possono diventare grandi o forse no – è che, anche solo per una settimana, meritano il loro spazio e tengono il pubblico lì, con il fiato sospeso, a sognare l’impresa in cui riconoscersi. E poco importa se lunedì è un altro giorno e inizierà un altro torneo.

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