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Terminato a Roma il World Masters Championships, campionato del mondo delle categorie over 50 e over 55. Fra i vincitori persino Paul Haarhuis, ex numero uno del mondo e capace di completare il Career Grand Slam in doppio, oltre a Natalia Medvedeva. Fra i protagonisti anche Roger Draper, ex presidente LTA e papà di Jack
18 luglio 2026
Quando si parla di circuito mondiale, nel mondo della racchetta, il pensiero corre al Tour ATP o a quello WTA, oppure all’universo ITF (da poco diventato World Tennis) che annovera tutti quei giocatori ancora impegnati nella scalata verso l’èlite. Ma c’è anche un altro circuito internazionale particolarmente popolato, che ogni settimana propone svariati tornei in giro per il mondo, nei quali il lato agonistico si fonde con socialità e divertimento. Si tratta del Masters Tour, il circuito dei veterani, che nelle ultime due settimane ha portato a Roma oltre 400 giocatori da oltre 30 nazioni diverse, a competere nel World Masters Championships, il campionato del mondo delle categorie over 50 e over 55.
Un universo che unisce centinaia di storie diverse: da giocatori che una volta raggiunta la pensione (o quasi) possono finalmente dedicare tempo a quelle ambizioni tennistiche sacrificate per anni, a ex professionisti che di tanto in tanto trovano ancora la voglia e il piacere di competere. Alcuni non riescono più a lasciare il segno, perché gli anni passano per tutti e il talento non basta più, mentre altri sanno ancora come fare la differenza.
Come l’olandese Paul Haarhuis, già top-20 in singolare ma soprattutto numero 1 del mondo in doppio, con un Career Grand Slam completato negli Anni ’90 a fianco del connazionale Jacco Eltingh, insieme al quale vinse anche due edizioni delle ATP Finals e gli Internazionali BNL d’Italia, nel 1993 al Foro Italico. Trentatré anni più tardi, la Capitale l’ha riportato sul tetto del mondo, non una ma ben due volte. Sarebbero state tre se la scorsa settimana i suoi Paesi Bassi non avessero perso contro la Francia la finale del Mondiale a squadre over 55, ma Haarhuis (oggi capitano della nazionale olandese di Coppa Davis) si è consolato qualche giorno più tardi, prendendosi la medaglia d’oro sia nel doppio maschile sia nel misto.
Prima di questo 2026 Haarhuis non era mai sceso in campo fra i veterani, ma la classe non tramonta mai e Roma gli ha regalato due titoli mondiali in un giorno, prima all’Appio Claudio (uno dei tre club di supporto, insieme ad Appia Country e San Giorgio) e poi nella sede principale della competizione, al Circolo Oasi di Pace. Nel venerdì che l’ha riportato indietro di oltre trent’anni, Haarhuis ha vinto prima il doppio maschile col connazionale Marc Duncker, rifilando un doppio 6-2 in semifinale agli statunitensi Gill/Kopp, e più tardi ha vinto anche il misto a fianco dell’ucraina Natalia Medvedeva, battendo per 6-2 6-2 i brasiliani Mazzeo/Araujo.
Sì, proprio quella Medvedeva (sorella dell’ex top-5 Andrej Medvedev) con un passato da numero 23 del mondo e quattro titoli WTA vinti in carriera. Lei era al debutto assoluto fra i “vet” e ha fatto un certo effetto ritrovarla a fianco di Haarhuis, col quale a metà Anni ’90 era solita giocare il doppio misto nei tornei del Grande Slam. Nel 1994 arrivarono in semifinale all’Australian Open e ai quarti al Roland Garros, e sono tornati fianco a fianco oltre trent’anni dopo, completando quanto avevano lasciato in sospeso all’epoca.
Haarhuis e Medvedeva sono i cognomi più altisonanti fra quelli dei vincitori a Roma, dove i titoli del singolare maschile sono andati agli spagnoli Roberto Menendez Ferre (over 50) e Jordi Mas-Rodriguez (over 55), quelli del singolare femminile alla slovena Barbara Mulej (over 50) e alla belga Klaartje Van Baarle (over 55). Hanno tutti trascorsi da “pro”, ma nessuno fra i primi 100 del ranking, con la sola Mulej capace di arrivarci vicino nel 1997, quando si fermò al n.119. Ma il bello di competizioni simili non è solo andare a scoprire il passato dei campioni, perché scorrendo i tabelloni può capitare di scovare nomi legati al mondo della racchetta anche per motivi diversi dal tennis giocato.
Per citarne uno, a Roma c’era anche sir Roger Draper, che non è solo il padre di Jack, ma in passato è stato a lungo una figura di riferimento per lo sport nel Regno Unito, nonché CEO della Lawn Tennis Association (la Federtennis britannica) dal 2006 al 2013. È ricordato per aver portato grandi risultati, sia in termini numerici sia di traguardi agonistici, e proprio durante il suo mandato finì – dopo 77 lunghi anni – l’attesa per ritrovare un britannico campione a Wimbledon, grazie a quell’Andy Murray che da poco sta lavorando come coach di suo figlio.
In Italia a Draper senior non è andata benissimo, anche perché in singolare ha pescato già al terzo turno il futuro vincitore Jordi Mas-Rodriguez, ma la sua esperienza fra i veterani sta funzionando alla grande. Nel 2025 si è preso ben quattro titoli, nel 2026 un quinto, e la caratura dei tornei vinti continua ad aumentare. In attesa che il figlio sconfigga i ripetuti infortuni e torni dove merita di stare, ci sta pensando papà a portare in alto il cognome a livello internazionale.