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In nome della nazionale Paolini, Errani e le azzurre oltre i propri limiti. Ha ragione la capitana Tathian Garbin: le sue ragazze hanno i superpoteri...
Paolo Rossi | 25 settembre 2026
Orgoglio. Sofferenza. Resilienza. Sollievo. Non sono semplici parole di commento post partita, ma alcuni dei sentimenti espressi dal clan azzurro della Billie Jean King Cup dopo la rimonta a Shenzen, sulla Cina, nei quarti di finale della competizione a squadre.
Forse ha ragione Tathiana Garbin, la nostra infaticabile e lungimirante capitana della squadra: ha usato la parola “superpoteri”, e non è poi così peregrino il pensiero, mica tanto sbagliato. Perché se Elisabetta Cocciaretto ha confermato la sua ‘umanità’, invece Jasmine Paolini ha trovato quelle motivazioni, quelle energie, quella fiducia da sembrare un personaggio Marvel, degli Avengers.
C’era la difesa del titolo, e tanto è bastato alla nostra finalista di Roland Garros e Wimbledon. Abbiamo visto come Jasmine abbia circoscritto e prevenuto una Qinwen Zheng sempre più vicina al ritorno ai suoi standard da Top Ten ante infortunio.
Ha rovinato la festa a una Cina che già pregustava il cammino verso la coppa: invece ha fatto calare su Shenzen il buio, e la notte è stata proprio nera, per gli asiatici organizzatori, dopo essersi scrollata la ruggine e ritrovato gli antichi automatismi con Sara Errani nel doppio.
Tutto questo vale la quarta semifinale consecutiva e il posto da leader nel ranking per nazioni. Domani (sabato) ci sarà l’Ucraina. Again, direbbe il comico Antonio Albanese. Già, un altro remake del 2025. Comunque vada, qualunque sarà l’esito, possiamo però già trarre delle conclusioni. Sì, a torneo in corso, perché l’Italia femminile non sta vivendo il ciclo maschile, e dunque questa semifinale 2026 è una gemma preziosa, vale tanto. Sapete cosa? Somiglia un po’ ai primi successi della Fed Cup (a metà degli anni Duemila la BJKC si chiamava così), quando il movimento femminile era in fieri, in progress, e quei trionfi di squadra aiutarono Schiavone, Pennetta, Vinci, e anche una giovane Errani, a trovare la fiducia nelle loro potenzialità, con i risultati che sono scritti nei libri della nostra storia.
Oggi Jasmine Paolini è la loro degna erede e, siccome nel tennis val bene il motto dei film di 007, mai dire mai, chissà che Cocciaretto e Bronzetti non trovino i loro giorni di gloria (hanno ancora tempo).
E che Caterina Tyra Grant, la promessa/scommessa del futuro ormai aggregata al gruppo, possa intanto abbeverarsi alla fonte, essere la spugna che assorbe, ascoltare e rubare con gli occhi il mestiere, i trucchi, la strategia. Ce lo auguriamo, perché la sua esplosione confermerebbe l’occhio lungo della FITP che tanto ha voluto investire su di lei, e aiuterebbe a riportare in equilibrio la bilancia del nostro sport.
Ecco, il tennis sarà anche uno sport individuale, ma prima c’è sempre un gruppo, una famiglia, una guida che ti forgerà verso la scalata. Non esiste l’eroe, o l’eroina solitaria. Questo, a Shenzen, ha detto l’Italia al mondo: vince il gruppo. L’ennesimo messaggio positivo. Forza ragazze.