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Quando Fognini, AGLI US OPEN, mise ko Rafa... 

Nel 2015 Fognini superò il formidabile mancino spagnolo sull'Arthur Ashe Stadium rimontando due set di svantaggio al terzo turno. Oggi per Berrettini stesso campo e avversario. Ed è una semifinale Slam

di | 07 settembre 2019

Sogno o son desto? Fabio Fognini cominciò a chiederselo quando era ancora lungo disteso su quel cemento che gli pareva soffice come il più comodo dei materassi. Un capolavoro, un’impresa che è entrata negli annali del tennis azzurro. New York: correva il 5 settembre 2015 e qualche giorno dopo l'Italia avrebbe celebrato la storica finale tutta pugliese agli US Open tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Flavia non era ancora la signora Fognini, non era ancora mamma, e in una calda e umida serata il suo Fabio demolì sull'Arthur Ashe Stadium niente meno che Rafa Nadal rimontandogli due set di svantaggio: 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4 dopo quasi quattro ore. Lo fece a modo suo, esagerando: 70 vincenti, un’enormità. "Sapevo che per batterlo dovevo rischiare”, disse a fine match. Una remuntada a Rafa che nessuno era mai stato in grado di compiere negli Slam: quando il maiorchino era stato avanti due set a zero aveva sempre vinto. Solo Federer aveva recuperato due set di svantaggio contro lo spagnolo: nel 2005 a Miami quando il maiorchino aveva 18 anni. Sotto di due set e di un break nel terzo, Fabio lo bombardò con accelerazioni di diritto fenomenali (degni del miglior Federer un paio di colpi di contro balzo). Senza tralasciare il rovescio bimane sui pallettoni avvelenati aggrediti quando la pallina era ancora in fase ascendente, stile Djokovic. Il tutto condito da volée con lo schiaffo da tre quarti campo, smash complicatissimi su pallonetti altissimi che andavano a confondersi con le luci dei riflettori. Era tutto vero, compreso un quinto set da effetti speciali in cui sul 4-4 il ligure giocò il game della vita: tre diritti lungo linea da sballo e un missile di rovescio incrociato misero ko Rafa. A quel punto non poteva più perdere.

IMITARE FABIO PER RIPROVARCI

Oggi il teatro sarà sempre lo stesso, l'immenso Arthur Ashe Stadium, dove Nadal è un habitué. Dall'altra parte della rete un altro tennista italiano, Matteo Berrettini, che sul campo da tennis più grande del mondo mette piede per la seconda volta in carriera dopo la sfida vinta contro Monfils. Non è però un terzo turno come in quel 2015, ma una semifinale Slam. Roba seria, la prima per il 23enne romano. Può mettere in difficoltà perfino Nadal? I bookmaker quotano il successo dello spagnolo a 1.06, mentre l’impresa di Berrettini pagherebbe ben 11 volte la giocata. Pronostico a senso unico dettato dall'enorme differenza di esperienza e non solo. A Matteo non sono certo mancati gli allenamenti con i mancini. Vincenzo Santopadre, il suo coach, è mancino. Ma ovviamente non è Nadal. L'uno-due servizio bomba e diritto cannon potrebbero non bastare. Fognini ha mostrato contro il maiorchino, battuto altre tre volte sulla terra, oltre che sul cemento, l’importanza della palla corta, di non dare ritmo a Rafa evitando il braccio di ferro da fondo. Matteo e Fabio sono giocatori diversi, certo. Più di manovra il ligure, esplosivo come pochi il romano. Mats Wilander ha sottolineato che ha uno dei migliori diritti del circuito, crea accelerazioni dal nulla, sposta anche l'aria. Però un'occhiata a quella partita del 2015 al posto di Matteo la daremmo. Per la serie è così che si fa.

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