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la Battaglia dei sessi, una sfida per 30 mila: da Oscar ma non DA record 

Siamo nel bel mezzo dello slam che storicamente fa registrare più presenze on site, anche se gli ultimi Australian Open li hanno superati: il record di spettatori per una partita di tennis apparteneva al confronto tra Billie Jean King e Bobby Riggs. Ma adesso il primato è stato superato da un'esibizione in uno stadio tra Serena Williams e Kim Clijsters. E ora Federer e Nadal...

di | 01 settembre 2019

“Il tennis non è mai stato lo scopo primario della mia vita. È stata la mia piattaforma per aiutare l'uguaglianza di genere”. Così parla Billie Jean King, che il 20 settembre 1973 attira 30.472 spettatori all'Astrodome di Houston, il pubblico più numeroso di sempre per una partita di tennis. Almeno fino all'8 luglio del 2010, quando un'esibizione tra Kim Clijsters e Serena Williams giocata a Bruxelles è balzata in vetta alla lista grazie a 35.681 spettatori. Adesso ci sono Roger Federer e Rafa Nadal che puntano a far loro anche quel recordo, con un'altra esibizione in agenda il 7 febbraio 2020 a Città del Capo: si punta a infrangere la barriera dei 50 mila spettatori.

Quella volta, però, era diverso. Perché non si giocava un'esibizone come le altre. E infatti, di spettatori, ce n'erano altri 50 milioni davanti alla tv, provati in quegli anni dalla logorante guerra in Vietnam e dagli sviluppi dello scandalo Watergate. Riviviamo quella storia magica, che è poi diventata un film con Emma Stone.

Tutti aspettano di vedere se la tennista più forte dell'epoca, la fondatrice della WTA, può battere Bobby Riggs, 55enne ex campione di Wimbledon, scommettitore accanito, convinto che il posto delle donne sia “la camera da letto, poi la cucina, in quest'ordine”. Billie Jean Moffitt, che ha continuato a portare con orgoglio il nome del marito Larry King anche dopo il divorzio, quella piattaforma l'aveva alimentata da subito, dal giorno in cui l'avevano esclusa da una foto di gruppo durante un torneo di tennis: era solo una ragazzina, ma portava gli shorts e non i gonnellini come tutte le altre.

Lo spirito del tempo

La King si batte per l'uguaglianza dei montepremi per uomini e donne e nel 1970 diventa la stella del Virginia Slims Tour, il primo circuito professionistico tutto femminile. Insieme all'amica e compagna di doppio Rosemary Casals, boicottano il torneo di Los Angeles quell'anno per giocare a Houston il primo evento nel nuovo circuito. Di questa parte, però, nel film sulla Battaglia dei Sessi con Emma Stone nel ruolo di Billie Jean King, resta una traccia debole e non troppo fedele.
Comunque, ha commentato la King che il film l'ha visto, “quella cinematografica è un'opera importante perché restituisce il respiro, lo spirito di quel tempo”. Tornano a Los Angeles nel 1971, arrivano in finale ma abbandonano entrambe sul 2-0 per King nel tie-break del primo set. Protestano contro chiamate dubbie di una giudice di linea, ma le cause profonde sono altre: i montepremi sono squilibrati e Jack Kramer, che dirige il torneo, non sembra avere grande considerazione per il tennis femminile.

La telefonata di Nixon

Nel 1971, la King è la prima donna a guadagnare 100 mila dollari di prize money nell’arco di una sola stagione: il presidente Nixon le telefona, il 23 giugno 1972 approva il “Titolo IX”: “Nessuna persona negli Stati Uniti - si legge - dovrà essere escluso, in base al sesso, dalla partecipazione a un qualsiasi programma educativo o a una qualsiasi attività che riceva finanziamenti federali. Nessuno inoltre potrà vedersi negati i benefici di tali programmi e attività o essere soggetto a discriminazione”.

A Houston, quell'anno, Billie Jean vince la prima edizione di quelle che sarebbero diventare le WTA Finals, che assegnano un trofeo a lei dedicato. A Houston torna in quel 1973 da presidente della WTA, da campionessa che ha trasformato lo Us Open di quell'anno nel primo Slam a equiparare i montepremi per i vincitori.

Il ruolo degli abiti

Bobby Riggs, diventato una sorta di caricatura del maschilismo, entra all'interno dell'Astrodome su un risciò dorato, circondato di ragazze, e con una sgargiante giacca “Sugar Daddy” giallo canarino. Per non essere da meno, Billie Jean King, in versione Cleopatra, arriva in vestito blu su un cocchio dai pennacchi colorati sorretta dai giovani giocatori della squadra di football dell'Università di Houston con toghe cortissime. Il vestito l'ha rifinito la notte prima in hotel con Ted Tinling, il sarto un po' provocatore che fece scandalo a Wimbledon nel 1950 per la minigonna e l'intimo ricamato di Gussie Moran. Le appunta le ultime spille, poi ha un'improvvisa illuminazione. Vorrebbe una provocazione maggiore, vorrebbe che Billie Jean scendesse in campo con un vestito del colore più classico dello stereotipo di genere. Ma King si rifiuta. “In una partita così, non avrei mai indossato niente di rosa”, dice.

'Ti avevo sottovalutata'

L'inizio da rivista fa dimenticare l'importanza del match e il peso delle conseguenze che porta con sé. “Fu una partita che non significava niente eppure voleva dire tutto”, commenterà Bud Collins. Billie Jean King fa sì che Jack Kramer, scelto fra i commentatori per la ABC, venga sostituito con Rosemary Casals. Billie Jean King giocava per testimoniare l'uguaglianza di genere in un momento in cui le donne non potevano ancora ottenere una carta di credito senza la firma di un uomo.

E all'epoca non aveva ancora dichiarato di essere omosessuale. Contro un Riggs 55enne e fuori forma, gioca un tennis aggressivo e chiude per 6-4 6-4 6-3. “Ti avevo sottovalutata”, le sussurra all'orecchio Riggs mentre le stringe la mano a fine partita. Anni dopo un ex golfista confesserà che Riggs avrebbe truccato la partita e perso apposta per pagare i suoi debiti di gioco con la mafia: una versione che la King ha sempre rifiutato. Truccata o no, come disse Rosemary Casals, “per essere un maschilista, Riggs ha fatto il massimo per il tennis femminile. Lo ricorderemo sempre nella maniera migliore possibile”.

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