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Slam che vai, quinto set che trovi

Agli Australian Open sul 6-6 c’è un tie-break ai 10, a Wimbledon sul 12-12, ma al 7, a New York l’ultimo parziale finisce esattamente come gli altri. E al Roland Garros si va a oltranza, come da tradizione, senza 'jeu decisif’. Una difformità che fa discutere

di | 28 luglio 2019

Il pathos incredibile di Djokovic - Federer, recente finale di Wimbledon, ha fatto passare in secondo piano un evento storico. Per la prima volta la coppa dei Championships è stata assegnata al tie-break decisivo nel quinto set, introdotto nell'edizione 2019 sul 12 pari. Il mondo della racchetta ha vissuto quel match straordinario quasi in trance, milioni di spettatori sospesi in una sorta di “bolla”, ammirando un crescendo wagneriano di emozioni e colpi di scena degni del miglior Hitchcock, soprattutto nel quinto set. Si va avanti. Il tabellone segna 12 giochi pari, il giudice di sedia annuncia uno storico “tie-break”. Novak gioca facile, il braccio di Roger è più trattenuto. Game Set Match Djokovic.
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Le emozioni pazzesche di una partita entrata dritta nei libri d'oro del gioco hanno spostato il dibattito sulla solidità del serbo, sulla fantastica prestazione dello svizzero ma incapace di chiudere nonostante i due match point. Si è parlato assai meno della novità del tie-break sul 12 pari. Alla fine è stato decisivo, perché tutti e tre i tie-break sono stati vinti da Djokovic. Visto che Federer per tutto il match – numeri alla mano – ha dominato il gioco, avrebbe vinto un long set? Chissà. Focalizziamo l'attenzione sulla situazione del quinto set nei quattro Slam: da quest'anno ogni Major propone una soluzione diversa per la chiusura del quinto parziale in caso di equilibrio. Una difformità totale, che fin dall'anno scorso - quando le novità furono annunciate - ha scatenato non poche perplessità nell'ambiente.

Quinto set: la situazione attuale

Per chi non fosse aggiornato sui regolamenti, ecco un breve riepilogo del quinto set in ogni Slam.

  • Australian Open: il quinto set si decide con un tiebreak a 10 punti quando i giocatori arrivano a 6 giochi pari.
  • Roland Garros: si segue la tradizione andando ad oltranza, per vincere il quinto set è necessario un vantaggio di due giochi, niente tie-break.
  • Wimbledon: il quinto set è deciso da un tie-break classico a 7 punti quando si arriva a 12 giochi pari.
  • US Open: nel 1970 fu introdotto il tie-break per decidere ogni set sul punteggio di 6 giochi pari, quinto set incluso.

La novità di Jimmy Van Alen (testata fin dal 1965) ebbe la sua consacrazione proprio grazie allo Slam americano, venendo adottata dopo poco anche negli altri Major, ma non nel quinto set. Più volte è stata discussa l'opportunità di accorciare il set decisivo in caso di parità, senza mai arrivare al cambiamento. L'emozione (e polemiche...) di qualche match maratona, tipo il mitico 70-68 di Isner - Mahut a Wimbledon 2010, riaccese il dibattito, ma tutto restò immutato. La durissima semifinale tra Anderson e Isner ai Championships 2018 fu il punto di rottura.

La scossa parte da Wimbledon

A metà ottobre 2018 l'annuncio clamoroso dell'All England Club: il quinto set dal 2019 sarà deciso da un tie-break sul 12-12. Philip Brook, chairman del club londinese dichiarò: “Pur con la certezza che i casi di partite che si concludono con quinto set prolungato siano rari, riteniamo che un tie-break sul 12-12 rappresenti un equo equilibrio tra consentire ai giocatori ampie opportunità di completare la partita col metodo tradizionale e fornire la certezza che il match arriverà a una conclusione in un lasso di tempo accettabile”. Brook confermò che per arrivare a questa soluzione furono studiati i dati statistici degli incontri degli ultimi venti anni, insieme a molti feedback di giocatori e giudici.

Le reazioni a caldo

La portata del cambiamento scatenò una ridda di reazioni, molte pubblicate sui profili social di giocatori ed ex campioni. Boris Becker: “Eccellente decisione da parte di Wimbledon! Anderson/Isner/Djokovic/Nadal/ Williams/Kerber e tutti i fan del tennis nel mondo applaudiranno questa nuova regola!”. Paul McNamee: “Sono lieto che la mia idea, proposta ben otto anni fa, di introdurre un tie-break sul 12 pari al quinto è stata finalmente considerata ed introdotta!”. Mats Wilander: “I set lunghi al quinto sono un momento di tensione incredibile, ma al 100% era giusto introdurre un tie-break, e bene che non sia sul 6 pari, meglio 9 pari o 12, ma che ci sia una fine prestabilita”.
Sono lieto che la mia idea di 8 anni fa di introdurre un tie-break sul 12 pari al quinto è stata finalmente considerata e introdotta!

E i giocatori?

Contenti ma non fino in fondo i giocatori, con la posizione ben espressa da Kevin Anderson: “Capisco alla perfezione che volessero mantenere l’unicità del quinto set, ma visto che hanno deciso di cambiare era meglio essere più aggressivi e introdurre il tie-break direttamente sul 6 pari. Ad ogni modo, un tiebreak sul 12 pari è meglio di non averlo affatto”. Non sono mancate le voci fuori dal coro. Federer non si è espresso subito dopo l'annuncio di Wimbledon, ma nell'estate 2018 aveva detto che un tie-break al quinto è “come quando una partita di calcio finisce ai rigori. Emozionante, ma non sempre giusto...”.

Non mancano i contrari, come il famoso commentatore Paul Timmons: “Negli ultimi 5 anni a Wimbledon, di 635 match solo 5 sono arrivati a 12 pari. È lo 0,79%. Perché è diventato un problema, quando i numeri dicono l’opposto?”.

Sasha Zverev fu molto critico: “Non siamo stati consultati. Non mi convincono questi cambiamenti. I pochi match con quinto set lungo diventano speciali, sono emozioni uniche per noi giocatori e per il pubblico. Anche se sono molto duri fisicamente, il tennis perde qualcosa di epico”. Di parere opposto Dimitrov: “È una gran cosa, permette ai tennisti di porre un limite ed essere competitivi nel match successivo”. Il bulgaro si era espresso appena dopo l'annuncio degli Australian Open, arrivato ai primi di dicembre 2018.

Non mi convincono questi cambiamenti. I pochi match con quinto set lungo diventano speciali, sono emozioni uniche per noi giocatori

- Alexander Zverev

Australian Open, tie-break a 10 punti

Craig Tiley, direttore degli Australian Open, annunciò la novità per il primo Slam stagionale poche settimane prima dell'inizio del torneo 2019, sottolineando che “la decisione è arrivata dopo il più importante studio mai fatto nella storia dell'Open d'Australia. Abbiamo consultato giocatori – in attività e del recente passato – commentatori, giudici arbitri, agenti, analisti tv, sull'opportunità di introdurre un tie-break per dare una fine certa al quinto set”.

“Alla fine abbiamo optato per la soluzione a 10 punti sul punteggio di sei giochi pari. Questo assicura agli appassionati un colpo di scena finale e un cambio di contesto rispetto alla conclusione ‘classica’ di un set.

Il tie-break a 10 inoltre può diminuire la predominanza del servizio, come accade in un tie-break classico, dove perdere anche un solo punto alla battuta può costare la sconfitta”.

Anche agli Australian Open non sono molti i match conclusi con quinto set maratona. Il più lungo in assoluto resta il 22-20 con cui Karlovic sconfisse Zeballos nel 2017.

A seguito di quest'annuncio non mancarono le reazioni. Non molto soddisfatti i grandi australiani del passato, consci della difficoltà fisica del quinto set a oltranza in un tennis divenuto molto fisico, ma dispiaciuti per la perdita dell'unicità di un momento epico.

“Un tie-break a risolvere il quinto set priverà gli spettatori di qualcosa di speciale”, disse Lleyton Hewitt. Secco il parere di Andy Murray: “Un tie-break a dieci punti sul 6 pari sarà un'implicazione enorme in ogni match del torneo. Ci sono molte altre cose cui il tennis potrebbe guardare per cambiare gli incontri e farli più emozionanti”.

Più conciliante la posizione di Chris Kermode, CEO (in scadenza) dell'ATP: “Questa voglia di cambiamento nel tennis credo sia anche un effetto delle innovazioni sperimentate a Milano durante le Next Gen Finals. I giocatori chiedono match più snelli, e il pubblico sta iniziando a capire che certi cambiamenti devono essere introdotti”.

Roland Garros, paladini della tradizione

Cambiare? A Parigi non ne hanno alcuna voglia, almeno per ora… Si dice da sempre che le maratone su terra battuta siano grandiose ma durissime. Eppure a Roland Garros non hanno alcuna intenzione di introdurre un tie-break al quinto; si va avanti secondo tradizione.

Guy Forget, direttore degli Open di Francia, ha dichiarato: “Ne abbiamo discusso, ma in realtà non abbiamo avuto una quantità di casi tale da spingerci a intervenire. Su terra battuta inoltre è più facile strappare il game di servizio rispetto ai campi rapidi. Per il momento restiamo sulla tradizione. Il tie-break è sempre una lotteria, è assai più premiante per i giocatori vincere al quinto con due game di vantaggio. Trovo sia un peccato che ogni Slam abbia introdotto una regola diversa, ma è responsabilità dell'ITF, e hanno dato l’ok a tre diverse formule. Il nostro sport ha bisogno di un regolamento omogeneo per essere corretto e comprensibile per il pubblico”.

Questo è il vero nocciolo della questione, come Rafa Nadal e molti altri giocatori hanno sottolineato.

Uniformità, obiettivo da raggiungere

Ogni Slam ha preso la propria strada, stabilendo criteri diversi per il momento decisivo di un incontro. Il fatto è singolare, perché da molti anni i quattro Major sono riuniti in un board che dovrebbe servire a regolare in modo coerente gli aspetti più importanti. Per chi volesse leggere l'intero (lungo...) regolamento del board, esiste una sezione apposita nel sito ITF.

In uno stralcio, il più significativo, si parla proprio di unità nelle regole dei tornei, ma su quest'aspetto ‘sensibile’ la difformità è evidente. I giocatori al contrario chiedono uniformità, insieme al desiderio di incontri mediamente più corti. Questo tema è in cima al dibattito in corso per la elezione del futuro CEO dell'ATP.

Ogni Slam ha una forza notevole, e ogni soluzione adottata si basa su un'analisi approfondita. Non sarà facile trovare una strada comune ma sarebbe probabilmente la soluzione più logica, come ha dichiarato recentemente Pat Cash: “Il tie-break a Wimbledon è stata una rivoluzione necessaria, ma la scelta adottata non è la strada maestra. Serve uniformità, meglio giocarlo sul 6 pari, come ogni altro set. Oppure tornare alla situazione storica. Sarebbe forse interessante avere la sola finale con quinto set a oltranza, per premiare davvero il più forte, tanto non ci sarebbero altri match... però si va contro il principio dello stesso regolamento per tutto il torneo. L'aspetto più importante resterà sempre preservare la bellezza del gioco, per lo sport e per il pubblico”.

Questa dovrebbe essere la vera priorità, pensare e introdurre cambiamenti senza intaccare il fascino e l'unicità del tennis, disciplina diversa e meravigliosa.

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