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Challenger

Dzumhur si prende Olbia, sconfitto Fearnley

"Ricorderò questa settimana per tutta la vita", ha detto il tennista bosniaco durante la cerimonia di premiazione

18 ottobre 2026

Damir Dzumhur con il trofeo del Challenger di Olbia 2026 (foto Serafini)

Damir Dzumhur con il trofeo del Challenger di Olbia 2026 (foto Serafini)

Damir Dzumhur è il quarto campione della storia dell’Olbia Challenger. Il bosniaco ha sconfitto la prima testa di serie del torneo Jacob Fearnley per 7-6(4) 6-3 nell’ultimo atto del torneo organizzato da MEF Tennis Events insieme al Tennis Club Terranova. Si tratta del quindicesimo successo nel circuito cadetto per Dzumhur, che in Sardegna è partito da seconda forza del seeding sbaragliando la concorrenza e innalzando il livello di gioco dal primo turno sino alla finale disputata davanti a una Cloto Arena gremita. Da domani sarà numero 83 ATP, mentre il britannico salirà alla casella numero 87 della classifica mondiale.

Dzumhur innamorato di Olbia: “Qui ho ritrovato il mio tennis” – Una settimana iniziata in salita e chiusa con il trofeo tra le braccia. La commozione di Damir Dzumhur dopo l’ultimo punto che gli ha consegnato il Challenger numero 15 della carriera (e il trentesimo titolo complessivo tra i professionisti, di cui tre nel circuito maggiore) è emblematica. “È stata una settimana incredibile, non mi aspettavo di vincere il torneo – le parole dell’ex numero 23 del mondo, che ha sconfitto in finale Jacob Fearnley per 7-6(4) 6-3 –. Nel secondo turno ho rischiato di essere eliminato, ma uscito da quella partita ho capito subito che avrei potuto cambiare il mio destino qui a Olbia. Ho ricostruito la mia fiducia partita dopo partita, vincere il titolo significa molto”.

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Con il trionfo in Sardegna, Dzumhur si assicura un posto in Top 100 almeno fino a fine stagione. Punti importanti in ottica ranking, utili anche per disputare l’Australian Open 2027: “Sono soddisfatto di quest’anno, chiuderò in Top 100 realizzando quello che era il mio personale obiettivo. Tuttavia, la mia stagione non finisce qui; giocherò l’ATP 250 di Bruxelles, l’ATP 500 di Vienna e il Masters 1000 di Parigi, ma potrò farlo con la testa libera. Cos’altro chiedo alla mia carriera? Onestamente sono molto contento di quanto ho realizzato e grato di aver avuto la possibilità di farlo. Non mi manca niente, ho sempre dato il massimo per realizzare i miei sogni e sono orgoglioso di me stesso. Spero solo di poter continuare ancora per due o tre anni senza infortuni”.

Un recupero di rovescio in allungo di Damir Dzumhur (foto Serafini)

Un recupero di rovescio in allungo di Damir Dzumhur (foto Serafini)

Sin dai primi turni a Olbia, la testa di serie numero due del torneo non ha mai nascosto l’affetto per il Challenger sardo; un legame che si rafforza ancora di più dopo la vittoria finale: “Le condizioni qui mi piacciono molto, ma amo anche la città e le persone. L’organizzazione è fantastica, tutti lavorano sodo per garantire uno standard elevatissimo e non mi è mancato nulla. Oltretutto, il pubblico è stato eccezionale. Per tutta la durata del torneo ho sentito il supporto della gente e ho cercato di regalare un tennis spettacolare, le persone sono state di grande aiuto”.

Olbia Challenger 2026: la cerimonia di premiazione (foto Serafini)

Olbia Challenger 2026: la cerimonia di premiazione (foto Serafini)

Il bilancio della stagione di MEF Tennis Events – Con il Challenger 125 di Olbia si chiude il sesto torneo organizzato da MEF Tennis Events nell’arco del 2026 ed è perciò tempo di bilanci. “È stata una settimana fantastica condita da un clima estivo – le parole dell’amministratore unico, Marcello Marchesini –. Posso affermare che non c’è stato nessun tipo di problema, oltre all’ordinaria amministrazione logistica, e per questo siamo veramente contenti. C’è un po’ di dispiacere per Luca Nardi, che ha chiuso il torneo con un problema muscolare che speriamo smaltirà presto, ma al tempo stesso possiamo dire di aver assistito a una finale di grande livello tra due giocatori che conoscono molto bene anche il circuito maggiore”.

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