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Il 22enne ligure si racconta a pochi mesi da un intervento al polso. Reduce dai quarti di finale raggiunti al Challenger di Bari, l’azzurro sogna di stabilizzarsi in zona qualificazioni Slam nel 2027
Lorenzo Carini | 04 ottobre 2026
Il Challenger di Bari ha restituito il sorriso a Gianluca Cadenasso. Il tennista ligure, numero 222 della classifica Atp, ha raggiunto i quarti di finale nel torneo pugliese, ritrovando fiducia dopo essere stato costretto a uno stop forzato nel momento più importante della carriera. Vincitore a marzo del primo titolo Challenger ad Asuncion, il classe 2004 azzurro si è sottoposto a un’operazione al polso nel mese di luglio, pochi giorni dopo aver festeggiato il best ranking alla posizione numero 190 del mondo.
A luglio si è operato al polso. Quando ha accusato l’infortunio?
“Mi sono fatto male durante il torneo di Perugia. All’inizio non si capiva che cosa avessi: eravamo nel buio più totale, poi ho incontrato un chirurgo di Rimini che mi ha detto che l’unico modo per uscirne sarebbe stato attraverso un’operazione. Dalla risonanza non si vedeva nulla, ma avevo un legamento lesionato”.
Come procede il suo recupero?
“La riabilitazione è stata molto rapida. Chiaramente ho fatto fatica a riprendere a giocare: sentivo ancora un po’ di dolore e avevo perso fiducia, ma adesso mi sto sentendo meglio”.
Crede che i tanti tornei giocati nelle ultime due stagioni abbiano avuto un ruolo determinante nei suoi infortuni patiti negli ultimi anni?
“L’anno scorso probabilmente sì perché, alla prima vera stagione nel circuito professionistico, ho giocato tantissimo e non mi sono mai fermato fino all’infortunio. Quanto accaduto adesso, invece, non è legato al numero dei tornei giocati: lesionarsi un legamento non è un problema da stress”.
Quanto è stato difficile, a livello mentale, fermarsi per diverse settimane nel momento migliore della sua carriera?
“È stato un periodo davvero duro, non facile da accettare. A Wimbledon non sono riuscito a esprimermi come avrei voluto, mentre ho dovuto rinunciare agli Us Open perché avevo ancora il tutore. Il mio team mi ha dato una grossa mano, dal primo all’ultimo momento, e il chirurgo che mi ha operato è stato stupendo”.
A Bari è tornato a vincere due partite di fila dopo diversi mesi. Come si è trovato in Puglia?
“Ho apprezzato le condizioni di gioco e mi sono sentito a mio agio in campo. Non sono ancora al top della forma, ma all’esordio ho giocato molto bene contro Sanchez Martinez: al turno successivo ho fatto meno bene nel derby con Angelini, ma l’importante era vincere. Adesso mi sono imposto di ragionare di giornata in giornata, senza guardare troppo avanti”.
Dal 2024 ha avuto una crescita continua, passando rapidamente dai tornei Itf al circuito Challenger. Come valuta il suo impatto col professionismo?
“All’inizio è stata dura, ho impiegato tantissimo a entrare nei tabelloni dei tornei Itf. Una volta superato quello scoglio, sono arrivato attorno al numero 800-900 del mondo e da lì l’ascesa è stata molto rapida: in un anno, infatti, sono entrato in Top-300. L’impatto è stato difficile, ma dopo essermi sbloccato sono salito velocemente in classifica”.
Che sensazioni ha provato giocando le qualificazioni al Roland Garros e a Wimbledon?
“Vivere un’atmosfera diversa rispetto ai classici tornei del circuito è sempre bello. Giocare gli Slam ti permette di seguire da vicino gli allenamenti dei migliori giocatori al mondo. Non ho vissuto con serenità il torneo di Wimbledon perché sapevo che poi mi sarei dovuto fermare: non è stato bello giocare un torneo dello Slam senza poter dare il 100%. Il Roland Garros, invece, mi è piaciuto tantissimo: Parigi è stupenda, poi a me piace giocare sulla terra battuta ed esordire in uno Slam su questa superficie ha avuto un sapore diverso”.
Agli Internazionali Bnl d’Italia ha vinto un set contro Tirante, di fronte a tanti tifosi italiani. Cosa ricorda di quella partita?
“Venivo da un’altra bellissima settimana trascorsa a Cagliari, ero tranquillo e in fiducia. Mi sono trovato avanti di un set e un break, poi si è fatta sentire un po’ di tensione: mi sono reso conto di essere vicino alla vittoria e mi sono bloccato. Il Foro Italico è stupendo, ho giocato anche il doppio e dunque mi sono potuto godere l’atmosfera per qualche giorno in più. Il torneo di Roma è bellissimo, paragonabile - se non superiore per un italiano - agli Slam”.
Cosa si aspetta da queste ultime settimane della stagione?
“Rientro da un infortunio e dunque non mi sono posto particolari obiettivi di classifica. Punto a giocare più partite possibili e a stare bene fisicamente”.
Cosa si augura per il 2027?
“Definirò i vari obiettivi assieme al mio team durante la preparazione invernale, ma il focus principale sarà sicuramente sull’accesso alle qualificazioni dei tornei dello Slam”.