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Campioni nazionali

Gianni Clerici compie 90 anni: i nostri auguri in un’istantanea

Il più famoso scrittore di tennis del mondo, inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale a Newport, festeggia un compleanno tondo nella sua casa di Como. Le meraviglie della sua penna le conosciamo. Ma c’è uno scatto che mostra quanto non scherzasse con la racchetta…

di | 26 luglio 2020

Gianni Clerici, per chi scrive di tennis, è una sorta di monumento. Anche dal vivo dei 90 anni che compie oggi, 24 luglio.

In giro lo si vede meno ma è sempre al lavoro, sempre sulla pagina. Lo sappiamo nel suo splendido “retiro” di casa sua, la splendida villa che domina il lago di Como, con la dependance che costituisce il suo studio e la sua meravigliosa biblioteca storica. Ha appena pubblicato un romanzo, “2084 La dittatura delle donne”, in cui non parla di tennis, come in tante altre occasioni dell’ampia produzione del maestro che si è sempre sentito più uno scrittore prestato al lo sport della racchetta che non un giornalista.

Noi che lo abbiamo letto, prima su Il Giorno e poi su La Repubblica, sin dagli Anni Ottanta, e guardato martellare sui tasti della sua Olivetti Lettera 22 nelle sale stampa dei tornei di tutto il mondo, lo abbiamo sempre amato anche nella veste più prosaica del cronista, che poi nel suo caso era lo “scriba”, qualcuno che senza mai ripercorrere le partite nei dettagli, senza mandare a memoria un punteggio, senza mai fare un rigo di cronaca, ti raccontava quello che era davvero successo sul campo meglio di chiunque altro.

Sicuramente la summa della sua felicità fu quando, nel 2006, la Hall of Fame del Tennis di Newport lo volle inserire tra gli immortali, cosa che in Italia era accaduta solo a Nicola Pietrangeli, soprattutto a causa di un libro: “500 anni di tennis”, quella sua originalissima storia del gioco tradotta e apprezzata in oltre 10 lingue.

Ciononostante, i suoi romanzi hanno sempre lasciato il segno, sin dal primo “Fuori rosa”, del 1966, ambientato nel mondo del calcio.

Oggi che festeggia un compleanno così rotondo ci pare bello celebrarlo con un’immagine unica, quella che testimonia la sua sostanza di giocatore di ottimo livello, tra i più forti d’Italia all’inizio degli Anni Cinquanta, capace di entrare nel tabellone principale di Wimbledon nel 1953, quando fu battuto al primo turno dallo jugoslavo Stefan Laslo.

Non è un caso se lo speciale che oggi gli dedica il Venerdì di la Repubblica, il suo giornale, si intitoli “Confesso che ho giocato”.

Difficile avere la sua capacità di leggere i giocatori, le partite e tutte le vicende tecniche e mentali che si svolgono sul terreno di gioco, senza aver giocato. Potrebbe per certi versanti bastare essere stato un buon terza categoria per conoscere i meccanismi che si scatenano quando si affronta un torneo ufficiale, quando c’è una classifica da scalare, quando ogni “quindici” conta.

Averlo fatto al livello di Gianni Clerici, arrivando sino ai sacri prati del tempio del tennis è altra cosa. Consente a un uomo intelligente, curioso, sensibile e coltissimo di cogliere con la sua unica ricchezza lessicale (alcune parole Gianni se le è pure inventate, come faceva con il calcio Gianni Brera) ogni fruscio, ogni movimento particolare di quei fili d’erba. O dei granelli di terra rossa.

E allora, eccola qui la foto-ricordo che racconta una grande storia, lo sfondo di una vita dove la penna ha piazzato più “winner” di quelli, pur notevoli, messi a segno con la racchetta: un Gianni Clerici di 23 anni, schierato in doppio con il gigantesco connazionale Orlando Sirola, va a stringere la mano agli avversari dopo il match (ahimè perduto…) sul campo n.1 di Wimbledon nel 1954.

Gli avversari hanno dominato (6-1 6-2 6-2 è stato il punteggio finale) ma si tratta nientemeno che degli australiani Rex Hartwig e Mervin Rose, testa di serie n.1 e destinati quell’anno a vincere il torneo, battendo in finale gli statunitensi Seixas e Trabert.

Dunque, per chi si dovesse stupire che il prossimo libro di Gianni Clerici parli di tecnica (è in arrivo la versione del Terzo Millennio del suo manuale “Il tennis facile”, uscita per Mondadori nel 1972), l’istantanea in bianco e nero è lì a ricordare che non solo ne ha sempre divinamente scritto, ma lo ha anche assai ben giocato il tennis, il grande Gianni. Tanti auguri maestro: non smettere di giocare mai. Penna o racchetta, per noi è sempre meraviglia.

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