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"Il tennis per me è stato tutto" ha detto lo svizzero nel discorso in occasione dell'ingresso ufficiale nella Hall of Fame. La sua presentazione è stata affidata alla moglie Mirka, che ha emozionato con il suo elogio all'uomo dietro il campione. Ha celebrato lo stesso riconoscimento anche Mary Carillo, ex campionessa in doppio misto al Roland Garros 1977 e celebre giornalista
di Alessandro Mastroluca | 30 agosto 2026
"Mi sono goduto ogni momento del viaggio che mi ha portato fino a qui. Dal 1998 quando ero biondo platino e sono diventato numero 1 junior, al 2022, ho giocato oltre 4 mila set. In ognuno ho cercato di mostrare sempre il mio amore per il tennis, per meritare la vostra presenza, il vostro tempo, la vostra attenzione. Dovunque giocassi mi sono sempre sentito in casa. Il tennis è una cosa bella e complessa. Per me è stato tutto". Roger Federer si racconta così, come un innamorato del tennis che invita tutti i giocatori, ovunque ci siano due racchette e una pallina, a mantenere il cuore giovane, nel giorno del suo ingresso ufficiale nella International Tennis Hall of Fame.
Vestito beige, camicia azzurra, cravatta scura, Federer testimonia il suo rispetto, non nuovo a chi ha seguito il suo percorso, per la storia del tennis. Una storia che ha contribuito a scrivere con 103 titoli, 20 Slam, 237 settimane consecutive da numero 1 del mondo che restano ancora oggi un record imbattuto. "E' incredibile camminare per i corridoi, immergermi nella storia di questo sport e realizzare che qui, insieme ai miei eroi di infanzia, c'è un posto per me. Si chiama Hall of Fame, ma la fama non è mai stata un obiettivo in sé" dice lo svizzero, che saluta i tanti tifosi che assistono alla cerimonia sulle tribune dello stadio che ha ospitato la prima edizione degli US Championships, oggi US Open; nel regno di quel Van Halen a cui tutti dobbiamo l'introduzione della Hall of Fame e l'invenzione del tie-break.
"Sono molto emozionato. In questo posto c'è tanta storia del tennis . E sono molto orgoglioso che la Svizzera entri con me nella International Tennis Hall of Fame" dice.
LA PASSIONE DI FEDERER PER IL TENNIS
Come il suo tennis, il suo discorso cambia registri, attraversato da fulminanti accelerazioni, da una pensosa leggerezza, da uno sguardo consapevole di quel che è stato, curioso di quel che sarà, mai prigioniero né del passato né dell'anticipazione del futuro. Da lacrime di volta in volta di nostalgia e di gioia, di commozione e di rimpianto.
"Dal 1998 al ritiro ho indossato più di 5 mila fasce per capelli. Anche 7 mila calzini, io ne mettevo peraltro due per piede, e una volta ne ho indossati addirittura tre. Ho usato migliaia di racchette" esordisce. Un modo laterale per far intuire quanto ci sia nella sua storia, quanto le parole fatichino a rappresentare e contenere tutti i significati dell'amore per il tennis. Missione difficile come quella dello scoglio chiamato ad arginare il mare.
"Ho avuto l'onore di giocare sul Centrale degli Slam, ma quando chiudo gli occhi vedo l'amore che ho messo in questo sport. Mi rivedo a 13 anni, a Basilea: ero un raccattapalle al torneo, ero così emozionato di poter vedere da vicino i giocatori" spiega, ringraziando poi i ballboys che sono stati accanto a lui, ammirati come lui lo era stato verso i suoi idoli.
IL TENNIS COME ECOSISTEMA GLOBALE
Il tennis ha fatto parte da sempre della sua storia. "La mia prima racchetta l'ho presa in mano a tre anni: era di legno Allora impugnavo il rovescio a due mani - dice, strappando un sorriso - I miei genitori hanno regalato a me e mia sorella un'infanzia splendida. Giocavamo a tennis ovunque, giocavo anche a calcio, mi piaceva Zidane, andavo in bici, mi piaceva il ping-pong e a badminton, una volta ho giocato anche a cricket. Mamma si occupava dei pass al torneo di Basilea, forse ne ha fatto qualcuno anche per voi, ma trovava sempre il tempo di accompagnarmi per andare a giocare. Papà non giocava così bene, questo mi ha reso più aggressivo" scherza.
"Ricordo che disegnavamo con gli amici un campo con il gessetto e giocavamo per ore. Questo mi è sempre rimasto, il gioco. Quando poi il lavoro si unisce al gioco, alla passione, è il massimo. Ero un tifoso prima di diventare un giocatore, e resterò sempre un appassionato di tennis" racconta.
Nella sua personale Hall of Fame, di posto ce n'è per tanti. Peschiamo qualche nome dall'antologia. Il preparatore Pierre Paganini, "che mi ha aiutato dandomi una serie di strategie utili per tutta la carriera e mi ha insegnato a controllare le emozioni". Ci sono i suoi allenatori: si commuove pensando a Peter Carter, il primo maestro scomparso per un incidente nel 2004, e Peter Lundgren, morto nel 2024. Il suo idolo di infanzia Stefan Edberg, Ivan Ljubicic, ovviamente Severin Luthi, che gli è stato accanto per 18 anni, più di qualunque altro allenatore. "Mi ha motivato quando ne avevo bisogno, protetto quando ne avevo bisogno", dice, con la voce ormai rotta da un pianto non più contenibile.
Ringrazia i preparatori che nel tempo hanno lavorato con lui e una figura chiave come Tony Godsick. "Mi ha aiutato a pensare in grande per oltre vent'anni e nel tempo da agente è diventato amico, parte della famiglia", spiega Federer, parlando dell'agente con cui ha creato la Laver Cup, dal 2000 sposato con l'ex Top 10, due volte oro olimpico, due volte campionessa Slam in doppio, Mary Joe Fernandez.
"Nella mia Hall of Fame ci sono anche campioni che nella International Hall of Fame sono già entrati, come Edberg, Boris Becker, c'è Pete Sampras. C'è John McEnroe. C'è Martina Navratilova, che ha ispirato a giocare mia moglie Mirka. E un'altra Martina, Hingis, numero 1 a 16 anni a differenza mia" racconta.
IL MESSAGGIO DI FEDERER PER I FIGLI
Poi c'è tutta un'altra parte della vita, quella degli affetti. Tutto un altro campionato, verrebbe da dire. "Quando ho iniziato, passavamo il tempo a giocare con i videogame con gli amici. Poi con molti di loro ci siamo ritrovati a dover cambiare pannolini". Nella sua Hall of Fame hanno un posto d'onore Mirka, "che mi ispira ogni giorno" e i quattro figli, le coppie di gemelli Myla Rose e Charlene Riva (17 anni), Leo e Lenny (12 anni). "Voi quattro avete cambiato la nostra vita e ci rendete felici ogni giorno" dice.
Proprio Mirka ha tenuto il discorso di presentazione. Uno dei momenti più emozionanti della serata. "Credo di non aver sentito parlare mia moglie in pubblico da 24 anni, mi sembra che l'esito sia stato notevole" ha poi commentato Federer salendo sul palco.
"Roger si è sempre trovato più a suo agio di me davanti ai microfoni. Ci siamo conosciuti alle Olimpiadi del 2000: lui aveva 18 anni, io 21. Fin da allora aveva deciso che l'età è solo un numero - ha detto - Per fortuna è stato insistente: all'epoca aveva zero titoli ATP. Son stata accanto a lui per 103 titoli. Ho giocato da professionista, ricordo che nei riscaldamenti potessi aiutarlo. Ricordo una volta Roddick a Cincinnati dire: non posso credere di aver perso contro uno che si è scaldato con la fidanzata. Roger ha sempre voluto accanto a sé le persone che amava, una cosa che ho sempre ammirato di lui. Tutti parlano della sua eleganza in campo, e capisco perché. Per così tanti anni ho avuto il punto di vista migliore negli stadi. Credetemi, ho visto anche tutto il lavoro che c'era dietro, cosa abbia significato per lui arrivare a far sembrare tutto questo facile".
Mirka racconta la persona, nelle sue parole ammirevole ancora più del campione. "L'uomo mi ha sempre impressionato più del suo tennis. E' il padre più devoto che i nostri quattro figli potessero avere. Per lui la famiglia è sempre venuta prima. Per i nostri figli è papà, quello che li fa ridere, che legge le storie, che gioca con loro. Gli amici lo conoscono come una persona che ha sempre tempo per loro, e l'ha imparato da due meravigliosi genitori a cui hanno insegnato a trattare tutti con lo stesso rispetto. Robert e Lynette hanno regalato al mondo un campione e prima ancora una persona che ho sempre ammirato. Non per quello che hai ottenuto quando il mondo ti guardava, ma quel che sei quando nessuno ti guarda. Grazie per essere rimasto sempre te stesso".
IL DISCORSO COMPLETO DI MIRKA
La serata è iniziata con l'ingresso nella International Tennis Hall of Fame di Mary Carillo. Ex giocatrice salita fino alle soglie della Top 30, campionessa in doppio misto al Roland Garros nel 1977 con John McEnroe, premiata per i meriti acquisiti in una lunga carriera da giornalista iniziata quando gli infortuni al ginocchio le hanno impedito di continuare a inseguire i titoli in campo.
Le consegna il premio Billie Jean King, icona del tennis entrata nella Hall of Fame del tennis mondiale nel 1987, lo stesso anno di Bjorn Borg, accolta da una standing ovation. "Mary Carillo è stata la nostra storyteller" ha detto, "è stata la prima donna a imporsi come commentatrice di tennis a tempo pieno".
Emozionatissima, commossa fin quasi alle lacrime, Carillo sale sul palco indossando la giacca verde scuro della International Tennis Hall of Fame. Ringrazia Billie Jean King che ne ha elogiato le sue qualità professionali, la curiosità, la conoscenza delle sfumature e delle sottigliezze.
"Da piccola ho praticato tanti sport, poi però ho scoperto il tennis e sarebbe stata la mia strada. A scuola andavo peggio dei miei fratelli maggiori, quando non ero a casa mia madre non doveva preoccuparsi di dove fossi: ero sicuramente al campo. Il mio amico di infanzia John McEnroe era così più forte di me che ho capito che non sarei diventata brava come lui, ma sapevo anche che la storia mi stava passando accanto. Il mio obiettivo era battere mio padre a tennis, e finalmente un giorno ci sono riuscita. Era la fine dell'estate, questo voleva dire che stavano per iniziare gli US Open. Il mio sogno era entrare in quel mondo, ma da questo ad essere qui, in questo gruppo speciale, va al di là di tutte le mie più rosee speranze. Ho cercato di essere professionale sempre, di essere la miglior versione di me, so che non sempre ci sono riuscita. Volevo dire verità scomode qualche volta, infastidire le persone in posizioni di potere".
Ha poi omaggiato il tennis in rima, partendo da Chris Evert e Martina Navratilova fino a Sinner e Alcaraz, Sabalenka e Gauff. "Ho incontrato grandissimi campioni, alcuni dei loro migliori ricordi sono anche i miei migliori ricordi, perché ero lì per raccontare quei momenti" ha aggiunto, in un poliedrico e brillante discorso pieno di piccoli e grandi aneddoti, di incontri e buoni consigli, accolto dagli applausi dei campioni e dall'emozione dei suoi familiari in prima fila. Solo un assaggio di quel che sarebbe successo con Roger Federer.