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Campioni internazionali

Osaka, che star! Stupisce ancora con l'omaggio ad Iverson

La due volte campionessa dello Us Open per l'esordio newyorkese (vincente) ha sfoggiato un out-fit ispirato ad una delle migliori guardie NBA di tutti i tempi

| 01 settembre 2026

Naomi Osaka allo Us Open 2026 (foto Getty Images)

Naomi Osaka allo Us Open 2026 (foto Getty Images)

Quest'anno ha scelto il lungo, sempre: la medusa a Melbourne in omaggio alla figlia e alla sue favole; a Parigi la paillettes bronzo e nero in omaggio alla Torre Eiffel; il kimono da samurai bianco a Wimbledon, omaggio ad una sua icona, Kill Bill. Per il suo esordio (vincente sulla russa Zhakarova) ) sull’Arthur Ashe agli US Open, Naomi Osaka ha scelto un abito lungo e bianco-ghiaccio come un vestito da sposa dal taglio grunge, il cappuccio al posto del velo. Iniziato il riscaldamento, via tutto ed è rimasta in un un completino nero con gonna di pelle, fascetta e treccine in onore del campione di basket Allen Ezail Iverson, soprannominato The Answer ma anche AI.

La pallacanestro come i diritti civili delle donne e degli immigrati, l’ambiente e le favole per l’infanzia ovvero il diritto a sognare, lo sport come metafora della vita: Osaka mescola tutto, linguaggi e situazioni, tessuti e location, favole e realtà, pupazzi e persone reali e ogni volta ci porta sempre un pochino più in là. Arthur Ashe diceva che un campo da tennis “in fondo altro non è che un palcoscenico dove recitiamo ogni volta non solo a soggetto ma anche senza trama”. Aggiungo che il fatto di avere il pubblico sui quattro lati invece che uno solo rende tutto estremamente più vero. E quindi più drammatico o spettacolare. Naomi Osaka, la tennista giapponese ex numero 1 del mondo e quattro volte vincitrice Slam di cui due proprio qui a New York, è forse la migliore interprete di questo specialissimo stage che è il campo da tennis.

“Mi piacciono le persone che fanno cose diverse e che si esprimono. Mi piace comunicare andando anche oltre che quello che siamo e dove siamo in quel momento” spiega ogni volta - cioè quasi sempre - in cui le chiedono cosa c’è dietro la scelta di un abito, di un pupazzo, di una frase. Nel 2020 durante gli Us Open ai tempi del Covid è scesa in campo sette volte e ogni volta indossando una mascherina diversa con sopra scritto il nome di una vittima di colore negli Usa della polizia violenta. C’era anche il nome di George Floyd.

Il giorno della finale, che vinse, rese omaggio a Tamir Rice, un ragazzo di 12 anni vittima di un proiettile sparato dalla polizia di Cleveland. Fu, quella edizione degli Us Open, l’omaggio più forte che il mondo dello sport ha saputo rendere al movimento Black live matter. Il merito è stato di questa all’epoca ragazzina di 23 anni mezza haitiana e mezza giapponese cresciuta negli States ma che ha scelto di restare cittadina giapponese. 

Così Naomi comunica giocando a tennis scegliendo tutti i linguaggi consentiti e sfruttato al massimo lo stage, in terra, in cemento, in erba. Senz’altro è anche un modo per “sfuggire” all’ossessione ripetitiva del tennis giocato, fisicamente e mentalmente durissimo e quindi bisognoso spesso di pause e fughe.

Tra il 2019 e il 2022 è stata l’atleta donna più pagata incassando circa 150 milioni di dollari. Poi ha iniziato a farsi qualche domanda sul senso di tutto quello “rispetto a povertà ed ingiustizie sociali”. E’ andata, come si dice, in burn out, in depressione (2022) e quando è tornata (2024) oltre ad una bambina ha promesso: mai più solo tennis.

Sono due distinte scuole di pensiero: il tennis è solo gesto atletico, intelligenza agonistica, il mitico tennis I.Q; il tennis è anche un magnifico modo per comunicare, sensibilizzare, condividere. E’ chiaro che mi iscrivo totalmente alla seconda che nulla può levare alla prima categoria. Anzi, alleggerisce e rende il tennis anche più letterario e raccontabile. Se ci pensate bene, la tendenza ormai diffusa anche tra i giocatori maschi di “prestarsi” agli shooting per grandi firme e ai set per i grandi marchi risponde ad una sempre più necessaria voglia di evasione a tempo e controllata, tutto sommato innocua, dalla prigione-rettangolo del campo da tennis.

Naomi Osaka, gli Slam come una passerella

Naomi Osaka, gli Slam come una passerella

Ma torniamo a Osaka. Ovviamente ha diviso - e quanto le piace - colleghe e mondo del tennis. A maggio, vestita d’oro e bronzo al Roland Garros era stata criticata dall’avversaria Laura Siegemund, che dopo il match aveva commentato: “Sono qui per il tennis, non per una sfilata di moda”. Altre avversarie avevano avuto da ridire per il continuo luccichio delle paillettes. Gli arbitri hanno ritenuto l’outfit congruo e consono.

La scelta dell’abito aveva anche un messaggio ecologista e contro il cosiddetto fast fashion, cioè la produzione in massa di capi d’abbigliamento di scarsa qualità, ma a prezzi bassissimi. Il vestito era stato infatti realizzato in collaborazione con lo stilista svizzero Kevin Germanier specializzato nell’utilizzo di materiali riciclati. Anche questa è cultura.

Naomi Osaka a Wimbledon 2026 (foto Getty Images)

Naomi Osaka a Wimbledon 2026 (foto Getty Images)

Al primo turno di Wimbledon 2026, Osaka è scesa in campo con un kimono bianco molto scenografico, una via di mezzo tra un abito da sposa e un abito da samurai come quello indossato da Lucy Liu-O.Ren Ishii in Kill Bill. E’ la celebre sfida finale contro Uma Thurman, la neve tutt’intorno, katane in mano, un giardino giapponese trasformato in arena. Un’immagine diventata cult per la sua forza visiva.

Osaka costringe con ogni suo outfit a documentarsi, mescola alto e basso, codici e linguaggi. In questo caso un inno al Women power che è arrivato molto più di tanti saggi e dibattiti. Sotto il kimono da sposa “shiromuku” e gli abiti nunziali vintage, una mise da match, comoda e leggera, ispirata al kirigami, l’arte giapponese dell’intaglio della carta.

C’è un eterno dibattito tra chi crede nel potere dei vestiti e chi li giudica un vezzo superficiale. La cerimonia di styling di Naomi Osaka, che entra in scena con abiti teatrali e stratificati (pensati per essere smontati prima del match così da disfarsi dei volumi in eccesso per poi rivelarsi mise ultra sportive), si ricollega al fatto che la moda non è mai soltanto abbigliamento, ma un linguaggio complesso che influisce sulla percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo, oltre che sulla percezione che gli altri hanno di noi.

La moda è un sistema di segni che costruisce significati attraverso immagini, parole e riferimenti culturali, scriveva Roland Barthes. Per Osaka è un modo di apparire forti e combattive e mostrare una personalità coraggiosa a 360 gradi. Una dichiarazione di intenti. Osaka ha spiegato di “usare” la moda come una sorta di talismano con poteri opposti e doppi: da una parte una corazza capace di infondere forza e sicurezza, dall’altra un modo per rivelare qualcosa di noi che ci rende più umani, e quindi più vulnerabili. Disegnare i propri outfit - per lo stesso grande marchio tecnico a cui lei stessa propone ogni volta uno stilista diverso - è il modo per sottrarsi all’idea che una campionessa debba offrire una sola versione di sé, concentrata, sobria, funzionale e leggibile.

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Osaka sceglie invece di presentarsi come atleta, madre, donna giapponese ma anche haitiana-americana, appassionata di moda, spettatrice di cinema, giocatrice e personaggio pubblico, una giovane donna che vive le complessità del mondo.  La sua forza sta proprio nel non ridurre tutte queste identità a una sola uniforme.

Certo, non è più tornata numero 1. Oggi viaggia nei pressi della top ten ma assicuro che il suo tennis resta tra i migliori del circuito femminile. Anche perchè non è mai scontato. Come la sua interprete. E oggi nelle redazioni di siti e giornali quando si organizza il menu della giornata, il match di Osaka pretende sempre un occhio di riguardo, durante il match e anche dopo. 

Le sue conferenze stampa, con la voce sussurrata, il sorriso accennato, spesso interrotte dalle lacrime, punteggiate da pause, silenzi e quel modo di iniziare una risposta “honestly..” magari ostentando la divisa dei LA-Lakers, qualche acconciatura vistosa o pupazzetto portafortuna, sono uno spettacolo al pari dei match. Quindi grazie Naomi per portare oltre il campo da gioco il tuo match tra sport stile e battaglie sociali. 

Naomi Osaka con l'originale mise scelta per lo Us Open 2026 (foto Getty Images)

Naomi Osaka con l'originale mise scelta per lo Us Open 2026 (foto Getty Images)

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