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La 21enne di Quezon City ha conquistato a Washington il suo primo trofeo nel circuito, sostenuta dall'entusiasmo di un Paese che grazie a lei ha scoperto la passione per il tennis
di Paolo Rossi | 04 agosto 2026
L’apparente sguardo tranquillo e mansueto non deve trarre in inganno: dentro di sé Alexandra Eala nasconde grinta e tenacia. Alexandra ha 21 anni, è filippina ed è il nome on fire del tennis femminile. Ha appena vinto il suo primo torneo in carriera a Washington, superando in rimonta (e aiutata anche dalla pioggia, altro segno del destino) Jessica Pegula. Il trionfo è stato applaudito dal resto del mondo: assolutamente meritato, in quanto prima volta per questa giovane mancina che si prende la ribalta e porta il paese del Sud Est asiatico in copertina. Per trovare tennisti filippini bisogna cercare in profondità, e alla fine troveremo solo un paio di doppisti, Cecil Mamiit e Treat Huey, che hanno giocato regolarmente nel tour, ma abbastanza sconosciuti al grande pubblico, e poi parzialmente americani, essendo nati negli Stati Uniti.
Invece Alexandra è orgogliosamente filippina, e non perde occasione per lasciare un messaggio della propria cultura. Ad esempio, è sufficiente inquadra e zoomare il retro della visiera che l’accompagna nelle partite: noteremo ricamate le seguenti parole, “Kapag lumago, hindi na hihinto”. Tradotto, dal linguaggio Tagalog una delle principali del paese) significa: “Una volta che cresce, non si può fermare”. L’idea è stata ovviamente approvata dal suo sponsor (Nike), e si concentrava sul tema della condivisione della cultura filippina. In realtà il motto era una continuazione del fiore di Sampaguita che Eala aveva già sfoggiato l’anno scorso, sempre a Londra.
Il punto è un altro: Alexandra sta crescendo, e la sua ascesa è una conferma. Oggi è al ventesimo posto del ranking, ma già nel 2022 le pronosticarono un radioso futuro quando si impose come campionessa juniores dello US Open. Il trionfo nella Grande Mela per lei aveva un sapore diverso, ancora più importante perché riguardava la sua famiglia. A New York sbocciò l’amore tra i suoi nonni, Frankie e Melinda, che trascorsero quindici anni a Manhattan prima di fare ritorno a Manila.
Il nonno Frankie ha giocato il primo ruolo importante, nella vita di Alexandra. A Quezon City (dove vivevano gli Eala) non faceva altro che interessarsi alla racchetta, e la sua passione contagiò la nipotina che a quattro anni vide regalarsi una racchettina. L’amore di nonno Frankie fu ripagato dalla bimba che, a 12 anni, vinse “Les Petits As” a Parigi. Un risultato che le consentì di ottenere la borsa di studio che tutti i baby-talenti del mondo sognavano: l’accesso alla Rafa Nadal Academy. “Non mi sono mai immaginata di fare qualcos’altro che non fosse il tennis” , ha sempre candidamente ammesso la filippina, riferendosi alla sua infanzia.
Rafa Nadal, dunque, è stato il secondo ruolo importante. È a Manacor che Alexandra va e si forma, assorbe come una spugna gli insegnamenti dei coach spagnoli dell’Accademia, accompagnata comunque dal fratello maggiore, Miko (anch’egli premiato con una borsa di studio). “Rafa in persona è sempre stato spesso presente. Certo, ha palleggiato più spesso con i ragazzi che con le ragazze, ma ha sempre salutato tutti ed è stato molto carino con me”.
Con queste premesse, dunque, era solo questione di tempo. Il suo gioco mancino la aiuta, i rimbalzi sono diversi e confondono le avversarie. Quando avrà migliorato il servizio (vedi lancio della palla), sarà ancora più temibile ma, in fondo, ha già dato segni di sé: chiedete a Swiatek, Svitolina, Rybakina, Gauff cosa ne pensano. L’ultima a batterla? La nostra Jasmine Paolini, a Wimbledon. Anche queste sono soddisfazioni.