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Campioni internazionali

Robin, il capitano supereroe per far tornare grande la Svezia

Soderling, da giocatore, è arrivato a toccare il numero 4 del ranking mondiale, con due finali al Roland Garros. Adesso, da capitano di Davis, prova a rilanciare un movimento svedese in crisi di fiducia e risultati da troppo tempo

di | 07 marzo 2020

Il tennis svedese si affida a Robin Soderling, l'ultimo top player nazionale, per uscire dalla periferia del gioco. Soderling, il primo uomo capace di far tramontare il sole sul regno incontrastato di Rafa Nadal al Roland Garros, debutta contro il Cile da capitano di Coppa Davis. “Guidare i migliori giocatori del paese è un onore, è un’eccellente occasione per me, e credo di poter dare un contributo alla crescita del tennis svedese”, ha detto Soderling, che è stato per qualche tempo anche coach di Elias Ymer. Oggi però al centro dell'attenzione c'è suo fratello Mikael, il primo top 100 svedese dopo Soderling.

Cresciuto fra due grandi laghi a Tibro, come il sette volte campione del mondo enduro Anders Eriksson, di sport ne pratica tanti da giovane. Al tennis arriva attraverso il padre, avvocato. A 10 anni, già lo batte sistematicamente. Non ha grandi idoli. “Mi piace il gioco più dei giocatori”, diceva nel 2003 ai giornalisti in conferenza stampa a Wimbledon. Non nega l'importanza dei modelli positivi nella storia del tennis svedese, ma è un lupo solitario che sviluppa la sua strada verso la grandezza.

È determinato, e già da piccolo estremamente competitivo. Va e torna da casa al circolo tennis in bicicletta, vince quasi tutte le sfide contro i tre-quattro migliori under 12 e under 13. “Robin vive per la competizione, fa di tutto per vincere una partita”, ha detto Peter Carlsson, che l'ha seguito da junior e l'ha portato in top 50, in un lungo articolo del 2010 per “Deuce”, l'allora magazine ufficiale dell'ATP.

LA CARRIERA DI SODERLING IN IMMAGINI

Imitando Nadal...

È un guerriero nato, Robin: vince il primo ITF che gioca e centra la finale al secondo. I segnali del percorso futuro ci sono tutti. Ha un tennis brutale e un odio viscerale per la sola idea della sconfitta. Sintetico il ritratto di Robert Lindstedt, doppista che da amico e capitano Soderling ha convocato per la sfida contro il Cile: “Il suo desiderio di vincere non ha confini, è la persona più competitiva che conosca”.

Solo così puoi imitare i classici rituali pre-servizio di Nadal, contro Nadal, a Wimbledon: è il 2007, la pioggia prolunga la sfida, l'imitazione diventa un classico su YouTube. La conferenza stampa di Soderling è uno show rivelatore. “Nadal ha parlato male di me? Ha detto che non rispondo quando mi saluta in spogliatoio? Forse oggi ha voglia di lamentarsi, io potrei parlar male di tanti giocatori ma sono cose che non faccio con i giornalisti”.

Nadal si lamenta anche di un altro suo comportamento durante la partita, non ha chiesto scusa dopo aver vinto un punto grazie a una deviazione del nastro. “Se un mio avversario prende il nastro, fa punto e non mi chiede scusa, per me va bene. Perché dovrei scusarmi se quello è uno dei momenti più felici della mia vita? Perché? Sono tutte stupidaggini”. In quel momento, ha già vinto i suoi primi due titoli, Lione 2004 e Milano 2005, finirà la stagione tra i primi 50 e di certo non allungherà la lista degli amici.

Ogni partita è diversa

Cambia tutto nel 2009. Vince nove partite nei primi dieci tornei dell'anno. Perde 6-1 6-0 da Nadal agli Internazionali BNL d'Italia. Ma vince tre partite su tre nel girone del World Team Championships di Dusseldorf e raggiunge gli ottavi al Roland Garros grazie al successo su David Ferrer, allora numero 15 del mondo.

Al suo primo ottavo Slam, con alle spalle un paio di quarti nei Masters 1000 come highlights della carriera, incontra Nadal a Parigi. Lo spagnolo l'aveva sconfitto al Roland Garros al primo turno nel 2006, nella partita che gli aveva permesso di battere il record di 53 vittorie di fila sul rosso dell'argentino Guillermo Vilas. Il suo bilancio alla vigilia di quell'ottavo recita: 31 vittorie, 0 sconfitte, 7 set persi.

“Dopo la partita di Roma, nonostante il punteggio severissimo, avevo pensato che non gli ero così lontano, c'erano stati tanti game lottati”, ha detto in un intervista per il podcast di Tennis with an Accent. “E' questo il bello del tennis. Ogni partita è diversa, le condizioni cambiano. Se la mattina ti svegli bene e sei in giornata puoi battere chiunque”.

La prima finale a Parigi

Il primo set è una dichiarazione di guerra: 6-2 Soderling. Solo nella finale del 2006 contro Federer, Nadal aveva ceduto un set vincendo meno game prima di allora. Lo spagnolo attraversa un momento difficile, ha ricordato nel 2019 al quotidiano francese Le Parisien. “Non stavo bene fisicamente per i miei problemi al ginocchio, ed emotivamente nella mia anima a causa del divorzio dei miei genitori”, ha spiegato. “Quel giorno la gente non voleva che io vincessi, voleva vedermi perdere: avevo vinto il titolo quattro volte, e questo mi colpì molto”.

Sull'onda di 61 vincenti, Soderling chiude 6-2 6-7(2) 6-4 7-6(2): è la prima sconfitta di Nadal in un match al meglio dei cinque set sulla terra battuta. “Prima o poi doveva succedere, non è una tragedia perdere a Parigi”, commenta Rafa. Soderling sente crescere l'aspettativa, ma non scende di livello. Anzi. Batte Nikolay Davydenko, n.11, nei quarti e Fernando Gonzalez, n.12, in semifinale.

È il primo svedese in finale al Roland Garros dal 2000. Federer, però, ha un appuntamento col destino e le sue lacrime di gioia per il Career Grand Slam nell'ultimo game si impastano con la pioggia che sta iniziando a cadere su Parigi. A fine anno Soderling, entrato come riserva per il forfait di Roddick, centra la semifinale al Masters: è il primo svedese a vincere un match nel torneo dal 1989, sarà il primo dal 2000 a finire la stagione in top 10.

Da giocatore a capitano

L'anno successivo, il campione democratico torna sul luogo del delitto, al Roland Garros, sulla scia della doppia semifinale Indian Wells-Miami e conferma che non ha paura di nessuno. A Parigi le attese aumentano, come i punti da difendere. Lo scoglio del quarto di finale contro Federer sembra un'altra missione impossibile. “Per me, giocare contro Roger era più difficile che giocare contro Rafa. Il mio tennis non funzionava, davvero poche volte avevo la sensazione di riuscire a giocar bene contro di lui, al di là del punteggio. Per questo, penso di aver espresso un tennis ancora migliore nel quarto del 2010 contro di lui che nel 2009 contro Rafa”.

Soderling piazza 14 ace, vince 3-6, 6-3, 7-5, 6-4 e interrompe le 23 semifinali Slam di fila di Federer. Poi batte Berdych e torna a giocarsi il titolo. Perde contro Nadal, ma quelle due finali consecutive da outsider rappresentano un punto d'orgoglio, il trionfo dello spirito competitivo cresciuto tra i grandi laghi di Svezia, la realizzazione dei sogni di grandezza cullati in bicicletta da bambino.

Parigi val bene una messa, anzi due. Forse anche tre, con l’unico Masters 1000 che chiude il 2010, il suo anno migliore, a Bercy. Sembra la fine dell’inizio, è l’inizio della fine. Il 2011 parte con Claudio Pistolesi come coach al posto di Magnus Norman, che ha esaltato la sua costante volontà di imparare cose nuove. Vince quattro titoli in sette mesi (Brisbane, Rotterdam, Marsiglia e Bastad).

A Wimbledon però avverte i primi sintomi, i primi segnali di quella che scoprirà essere una seria mononucleosi. L'ipotesi del ritiro definitivo si affaccia dopo un anno di assenza. Dopo il tennis, diventa padre, imprenditore (fonda la RS-Tennis che produce soprattutto palline), direttore del torneo di Stoccolma. E ora capitano di Coppa Davis. Gli restano i ricordi e un solo rimpianto. Non aver potuto scegliere il momento dell'addio.

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