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Sunday Morning: paure, ansie e fobie 'dietro la racchetta'. Anche di Rublev

Ci sono le facce dei giocatori (anche quella di Rublev, prossimo avversario di Berrettini) nelle foto che compongono l’account Instagram @BehindTheRacquet, ma soprattutto le loro storie, le difficoltà e i sacrifici che spesso non traspaiono. Una testimonianza diretta dai protagonisti del tour, tra dubbi, insicurezze, timori e veri e propri disagi. Dietro all’iniziativa c’è l'americano Noah Rubin

di | 01 settembre 2019

Con lo Us Open in corso, il mondo del tennis è focalizzato sulle immagini che arrivano da NYC. Grandi match e forti emozioni, grazie anche alle imprese dei nostri azzurri, da applausi. Si parla molto della spalla dolorante di Djokovic, della condizione incerta di Federer, della tranquillità di Nadal, vero favorito per la coppa. Alcuni giovani talenti sono crollati all'avvio, altri stanno convincendo. Nel pieno di questo vortice straordinario di partite e personaggi, ci prendiamo una pausa spostando l'attenzione su una pagina “diversa”. Una pagina Instagram che, da qualche mese, sta alimentando riflessioni profonde sul nostro sport: “Behind The Racquet”.

Cosa si nasconde “dietro la racchetta”?

Ammirando Novak, Rafa, Roger, o giovani come Stefanos, Daniil e gli altri, l'appassionato cerca il colpo che lo faccia sobbalzare sulla sedia, uno scambio durissimo, un tocco di classe, un tiebreak ad altissima tensione. Ma in quanti scrutano gli sguardi dei giocatori, cercando di intuire cosa passa per la loro testa? Si riesce a percepire la fatica e la frustrazione di una vita passata a rincorrere una palla da tennis?

Per chi è curioso di conoscere i tennisti oltre il puro fatto sportivo, consigliamo di scoprire e seguire la pagina Instagram “Behind The Racquet”, un progetto ideato dall'americano Noah Rubin (n. 195 ATP) che mette in primo piano la persona celata dietro l'atleta. Molti giocatori e giocatrici hanno seguito l'esempio di Rubin, fotografandosi dietro le corde del proprio attrezzo e postando la foto sulla pagina del social network, insieme al racconto spontaneo delle difficoltà personali della vita nel mondo Pro. Da minuscola goccia nel mare del tennis, l'iniziativa è diventata “un caso”, spinta dall'urgenza di parlare, aprirsi al mondo per scacciare i propri incubi e aiutare altri colleghi a farlo.

GUARDA 8 STORIE DA "BEHIND THE RACQUET"

Una racchetta, uno sguardo e parole sincere

Il concetto di “Behind the Racquet” è semplice, e di sicuro effetto: il volto del giocatore è in parte oscurato dalle corde della racchetta, lo strumento che ne accompagna la vita, indispensabile compagno di viaggio per guadagnarsi dollari e (forse) la fama.

Un reticolo attraverso cui filtrano sguardi ed emozioni, grazie alla condivisione diretta dei propri pensieri, vulnerabilità e lotte interiori per sopravvivere ed imporsi in un mondo competitivo, a volte spietato.
Riprendendo il concetto del notevole “Players' Tribune”, spostato sulla forza dell'immagine e la velocità di condivisione dei social, “Behind The Racquet” è una straordinaria opportunità di scoprire la persona, senza filtri, con contenuti bellissimi perché onesti, crudi. Sinceri. Basta leggere alcuni post per rendersene conto e innamorarsi del format, premendo immediatamente sul bottoncino azzurro del “follow”.

Come è nata l'idea

Il nome di Noah Rubin non è sconosciuto agli appassionati. 23 anni, nativo di Long Island, vanta la vittoria a Wimbledon junior 2014. John McEnroe lo considerò “il miglior talento americano della sua generazione”. Una discreta investitura, anche se l'ingresso nel mondo Pro non è stato per lui facile.

È sceso in campo in tutti gli Slam (sconfitto da Federer negli AO2017) e ha ottenuto alcune vittorie in eventi del tour maggiore, la più importante vs. Isner a Washington 2018. Poi molta “garra” nei Challenger, dove la lotta è dura.

Lo scorso gennaio scattò la scintilla: “Era notte fonda, stavo guardando un programma su Netflix, quando mi sono imbattuto in “Humans of New York”. È un blog costituito da foto di persone casuali, incontrate per le strade di NY con una breve descrizione delle loro vite, contestualizzate nella città. È uno spaccato reale che mi ha intrigato... Perché non riportare le esperienze dei tennisti?”.

La forza delle immagini insieme alle parole, scritte di pugno dal giocatore. Così a fine gennaio 2019 Rubin ha creato la pagina Instagram, il logo, e si è fotografato dietro la racchetta, raccontandosi al mondo. Scacco Matto. Da lì a pochi giorni ecco i primi contributi di altri colleghi, spinti a raccontare verità scomode celate dalla competizione e dal business.

“Ritengo che la pagina Instagram sia un'opportunità per scoprire la persona dietro l'atleta. Sono rimasto sorpreso, e felice, da come è stata accolta l'idea. Volevo spingere i giocatori a raccontare se stessi, le proprie insicurezze e difficoltà, ma avevo paura di urtare la loro sensibilità. Non immaginavo che in molti riuscissero ad abbattere la diffidenza, aprendosi e raccontando le proprie storie con dettagli insoliti”.
Questa è la differenza del progetto: la verità raccontata senza veli, direttamente dai protagonisti, con il solo obiettivo di aiutare i colleghi. “È un modo diverso di affrontare le problematiche che ognuno di noi vive nel mondo del tennis. Queste storie dietro la racchetta sono una piccola terapia per ognuno di noi, ci aiuta a prendere consapevolezza dei problemi e fornisce lo stimolo ad affrontarli”.
Volevo spingere i giocatori a raccontare se stessi, le proprie insicurezze e difficoltà, ma avevo paura di urtare la loro sensibilità

- Noah Rubin

Pressione, aspettative, frustrazione

Che l'ingresso e la vita nel mondo Pro sia faccenda assai dura è storia nota. Leggere le parole scritte di pugno dagli stessi giocatori è un'autentica rivelazione. Ecco il primo post originale di “Behind the Racquet”, pubblicato da Rubin: “Deludere le persone a me più vicine, i miei amici e la mia famiglia, questa è la mia paura più grande. Fin da piccolo ho sempre avuto chiara la percezione di avere un’influenza su molte vite di altre persone; e quante persone hanno dovuto fare sacrifici di soldi, di tempo e di energie per me. L’idea che tutto questo possa non valerne la pena, o che non ci sia in fondo un vero modo per ripagarli tutti, torna a perseguitarmi di tanto in tanto. Questa è la cosa che mi farà fare il salto di qualità, oppure che mi distruggerò, ma per avere un impatto sul mondo non puoi lasciare che ti distrugga. E io non lascerò che accada”.

Noah esternò la sua più grande paura, deludere le persone a lui care. Quasi immediato arrivò il secondo contributo, foto e testo di Ernesto Escobedo. Il giovane yankee ha parlato della balbuzie di cui soffre da sempre: “Le ho provate tutte, fin da bambino, per correggere questo difetto, è per questo che non amo parlare in pubblico. Il mondo del tennis è competitivo, e non sempre sincero. So che in molti ridono di me, alle mie spalle. Lotto ogni giorno contro questo problema provando a migliorare. Mi affligge molto, tanto da non permettermi di parlare liberamente con persone di cui non mi fido o che conosco appena. Non sono timido ma mi trattengo perché non voglio esser preso in giro”.

Le fobie di Keys e Gibbs

Molte le storie toccanti, tra le più intense e drammatiche quelle raccontate da Madison Keys e Nicole Gibbs.

La finalista dello US Open 2017 ha parlato dei suoi disturbi alimentari: “A 15 anni ho sofferto di seri problemi col cibo. Le gente mi vedeva in tv e diceva che ero grassa. Quella cosa ha iniziato a girare nella mia testa, un tarlo che mi ha portato a mangiare solo tre barrette da 100 calorie al giorno".

"Un caos che è sfociato in depressione, la nascondevo a tutti. Ero diventata paranoica, vivevo male e non riuscivo ad allenarmi, mi mancavano le forze. Il problema non era nato dall'essere 'cicciottella' ma dal permettere che il giudizio delle persone influenzasse e rovinasse la mia vita. Ci sono voluti anni per uscirne, ed ancora oggi, quando sono sotto stress, devo lottare... ma va molto meglio”.

La Gibbs invece ha raccontato della sua profonda depressione: “Ho sofferto di depressione fin da quando ero teenager. Decisi di raccontare i miei problemi nel 2018, con un articolo sul Telegram. Era tempo che pensavo di farlo. Il 2016 fu il mio miglior anno come risultati, ma lottai terribilmente contro il mio male”.
“Scrissi un post sul mio blog - racconta -, senza mai pubblicarlo. Ero seduta nello spogliatoio, pieno di gente, con un asciugamano a coprire le lacrime. Sono a Parigi, a far quello che amo, ma perché mi sento infelice? Nelle ultime settimane mai mi sono sentita contenta. La meditazione, alcuni farmaci ed uno stile di vita sano mi hanno aiutato, ma ci sono giornate in cui non riesco ad alzarmi dal letto. Il senso di colpa per non esser riuscita a fare quel che volevo nel tennis brucia le mie energie mentali, come il rimpianto per quella che avrebbe potuto essere la mia vita senza lo sport. È difficile mostrare la propria vulnerabilità”.

Toccanti pagine interiori

Molti altri hanno avuto la forza di aprirsi e raccontare il proprio vissuto, con sofferenze celate da un'immagine pubblica spesso assai diversa. Così è stato per il funambolico Dustin Brown, alle prese col razzismo: “Mio padre è giamaicano, mia madre tedesca. Per anni mi sono sentito fuori posto, in Germania ero nero, in Giamaica ero “il tedesco”. Io sento entrambe le culture dentro di me. Alla gente non importa che tu sia nero, ma che tu sia diverso, perché allora lo notano e ti prendono di mira”.

Intenso lo sguardo e toccanti le parole di Andrey Rublev: “Lo scorso hanno ho sofferto una frattura da stress alla schiena che mi ha tenuto fermo per tre mesi. Non potevo far niente, mi mancava la competizione, e questo mi ha portato a sentirmi depresso e scappare dal tennis. Perché dovevo starmene casa mentre gli altri erano a migliorarsi? Quando ricominciai a guardare le partite ero sopraffatto dalla tristezza, la strada per il recupero era incerta”.

GUARDA 8 STORIE DA "BEHIND THE RACQUET"

Petra Kvitova ha recentemente scritto sulla pagina: “La storia della mia aggressione non è bella, ma voglio che la gente sappia come sono riuscita a tornare. Non potevo immaginarmi di vivere un'esperienza simile, e questo mi ha fatto sentire vuota, per molto tempo. L'assaltatore mi ha rubato la vita e l'amore più grande, il tennis, ma non la forza per tornare, al massimo livello. I tanti messaggi di colleghi e gente comune mi hanno aiutato moltissimo".

"Non sapevo come sarebbe stato giocare di nuovo - racconta - accadde al Roland Garros 2017. La concentrazione per la partita prese il sopravvento, anche se all'inizio ho vissuto dei flashback spaventosi. Negli spogliatoi piansi, e con me altre ragazze. Oggi ho una prospettiva diversa nella vita, ricordo sempre a me stessa che si vince e si perde ma devo ringraziare ogni giorno perché posso fare quello che amo”.

Curiosa la situazione di Taro Daniel: “Sono giapponese, ho molti fan, questo mi porta pressione ma anche un discreto aiuto dagli sponsor. La situazione mi fa sentire un po' in colpa rispetto ai colleghi che non hanno questo supporto e lottano contro problemi economici”.
Sul web tutto corre veloce e la pagina Instagram ha raccolto molti consensi, incluso quelli di appassionati doc come il divo di Hollywood Michael Douglas, che ha pubblicato una sua foto con un cappellino di “Behind The Racquet” consigliando a tutti di seguirla “per leggere storie che sappiano ispirare le persone da molti tennisti professionisti e gente di spettacolo. Da non perdere". Come dargli torto.

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