Poi è arrivato l'infortunio all'anca, che ha invano tentato di contrastare con gli anti-infiammatori. Fermarsi e restare a guardare gli altri giocare non è facile per uno spirito competitivo come il suo. Rientrare e vincere solo tre partite su dieci prima di Atlanta lo è ancora meno.
Ma il gusto antico per la battaglia non l'ha perso, anzi. Ha alzato il tiro della pressione da ogni zona del campo quando contava di più in finale. Dal 3-3 del primo set, con Fritz impotente, chiamato a colpire senza poter pensare, a osare, rischiare, sbagliare di più, anche in altezza. E di nuovo, dopo una successione di turni di battuta agevoli, nel tiebreak del secondo set. "In campo è come una guerra, devi dimostrare di essere più duro del tuo avversario, devi fargli capire che non mollerai un punto” spiega. Con la sicurezza non boriosa di chi ha conosciuto quasi tutte le strade del mondo, Alex De Minaur ha disegnato la sua. Ha chiari obiettivo e percorso. Va per la sua strada. Sa che è solo questione di tempo.