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"Lo Slam non cambia nulla, mi piace troppo allenarmi e giocare", a raccontato Zverev alla testata tedesca Bild. "Ho vinto tutto, mi manca solo il n.1, ma sarà difficile"
di Samuele Diodato | 12 giugno 2026
“Quando ho tenuto in mano il trofeo per la prima volta. Era quel momento che cercavo da anni e che ho aspettato per anni. Poterlo toccare per la prima volta, è stata la cosa più bella”, così Alexander Zverev ha raccontato, in un’intervista alla testata Bild il momento più emozionante della sua vittoria al Roland Garros.
“Poi il momento più bello è stato anche darlo a mio padre, mia madre e mio fratello. Questo è ciò che conta davvero”. La stessa frase, quest’ultima, l’aveva pronunciata durante la premiazione: “Ora siamo campioni Slam, questo è ciò che conta davvero”, rivolgendosi al suo team e ricordando tutte le difficoltà attraversate per arrivare fino a quel traguardo, dalle prime tre finali Slam perse al durissimo infortunio alla caviglia proprio al Roland Garros, nella semifinale del 2022.

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“Siamo campioni”, a sottolineare una prospettiva plurale emersa anche nell’intervista al portale tedesco, ricordando non solo la famiglia, ma anche il preparatore Jez Green (che lo segue, nonostante una separazione di qualche anno, dal 2014) il fisioterapista entrato nel team appena due settimane prima di Parigi.
Un lungo inseguimento dietro il quale, stando alle parole dello stesso n.3 al mondo – anche oro olimpico a Tokyo nel 2021 – non si cela il rischio di un appagamento, ma che è anzi la spinta per andare oltre. “Voglio giocare per altri 10 anni – ha detto -. Lo Slam era uno stimolo in più per giocare a tennis, ma io gioco e mi alleno innanzitutto perché mi piace farlo. Se oggi smettessi, sarei comunque in palestra, perché mi piace farlo! Questo non significa che vincerò a Wimbledon, ma non c’è assolutamente la possibilità che io smetta di voler giocare”.
Il sogno ultimo è quello che “questo titolo non resti l’unico”, ha fatto sapere. La sua ragazza – che per festeggiare gli ha regalato un bassotto, Buba – lo vede già con altri titoli dello Slam in bacheca, ma Zverev ha anche un altro obiettivo: “Ho raggiunto tutto, mi manca solo diventare numero 1, e sarebbe bello farcela anche solo per una settimana, anche se con questa concorrenza sarà difficilissimo”, ha aggiunto il classe 1997 di Amburgo, attualmente distante più di 6000 punti dal trono di Jannik Sinner.
La più grande prova di maturità, da parte di Sascha, è arrivata dal punto di vista mentale, riuscendo a mentire a sé stesso: “Anche se avevo il telefono spento, sapevo che Sinner e Djokovic fossero fuori, e quello stava diventando lo Slam che potevo, e forse dovevo, vincere. Non ho dormito bene, è stata una settimana stressante, ma ce l’ho fatta”.
Un ringraziamento speciale è andato anche al dottor Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt, fondamentale per curare, anche in maniera intensiva, i problemi avvertiti a partire dall’anno scorso alla schiena. “Da dopo l’Australia ho avuto edemi ossei dovuti a un disturbo del metabolismo e non sono riuscito ad allenarmi correttamente fino a Shanghai, quando ho iniziato a curarmi. Col dottore Müller-Wohlfahrt ho fatto più di 60 iniezioni a dicembre, e circa 20 dopo il Masters 1000 di Roma, mi ha aiutato moltissimo”.
Il trionfo ha evidentemente un’importanza simbolica per Zverev, primo campione major della storia che convive dalla nascita col diabete di tipo 1. Una “etichetta” positiva, che porta per orgoglio non verso sé stesso, ma per gli altri: “È un segnale per i bambini e i genitori, anche con questa condizione si può raggiungere qualsiasi cosa. Ne ho parlato spesso, ma ora l’ho anche dimostrato”.