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Vagnozzi: "Sinner ha una forza mentale enorme, vuole sempre migliorare"

Il coach del numero 1 al mondo ha rilasciato un'intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera: "Quando l'ho conosciuto era già un fenomeno, ora sa sempre qual è la cosa giusta da fare"

27 luglio 2026

Sinner e i suoi due coach: Darren Cahill, il primo da sinistra e Simone Vagnozzi, al centro (Getty Images)

Sinner e i suoi due coach: Darren Cahill, il primo da sinistra e Simone Vagnozzi, al centro (Getty Images)

In un’intervista per il Corriere della Sera con Walter Veltroni, Simone Vagnozzi ha parlato del suo rapporto con Jannik Sinner, del lavoro professionale che ha portato l’altoatesino a diventare il campione che oggi, contraddistinto da una mentalità verso il quale il coach marchigiano (a sua volta ex giocatore, con un best ranking di numero 161) non nasconde una profonda ammirazione.

Vagnozzi ha raccontato di aver sviluppato un istinto da coach già negli ultimi anni di carriera e la passione per il percorso intrapreso è ardente dentro di lui: “Allenare è un modo per raggiungere gli obiettivi che non hai colto come giocatore. Ed è bello farlo con le qualità degli altri, che tu affini. E poi è bello far raggiungere i tuoi sogni a un altro ragazzo. È una sensazione stupenda.

Vagnozzi: "Sinner ha una forza mentale enorme, vuole sempre migliorare"

Una sensazione che evidentemente riesce spesso a provare, lavorando con Sinner dal 2022, dopo la separazione da Riccardo Piatti: “Era già un fenomeno, vicino ai primi 10 del mondo, e si capiva che voleva andare oltre – ha ammesso -. Speravo che mi dicesse di non essere contento di dov’era, e così è stato: lui voleva diventare il numero 1 del mondo.

Oggi, rispetto a cinque anni fa, è un giocatore completamente diverso. D’altronde, ha sempre avuto voglia di migliorare, è il primo a fare sacrifici per crescere ed è bravo ad ascoltare. La sua più grande qualità – ha confermato Vagnozzi - è volere al fianco persone che gli dicano quello che lui non vuole sentirsi dire.

“La visione nel programmare il percorso di un atleta”, ha detto, “è una qualità fondamentale per essere allenatori”. E così, con Darren Cahill condivide proprio la visione, Vagnozzi: “Abbiamo trovato la giusta misura con lui. Essere coach di un tennista insieme a qualcun altro non è facile, ci vuole intelligenza e umiltà nel sapere anche quando fare passi indietro.

“Tutto parte dalla testa, e noi siamo fortunati che Sinner abbia una grande forza mentale. Abbiamo cercato di solo di moltiplicare questa virtù. In passato, gli mancava la dimensione tattica delle partite, e la flessibilità per affrontare avversari con certe caratteristiche”, ha continuato. 

Darren Cahill e Simone Vagnozzi (Getty Images)

Darren Cahill e Simone Vagnozzi (Getty Images)

“Sinner oggi è migliorato tantissimo al servizio, ma soprattutto nella gestione del punto, la sensibilità con cui legge ogni colpo. Sa che può rispondere alla battuta dell’avversario più o meno lontano dalla riga a seconda del punteggio, di come si sente, della natura del competitor – ha puntualizzato -. Tutto è studiato, tutto è pianificato e il cervello di Jannik riesce a individuare, gestendo questi fattori, la cosa giusta da fare.

Tutte qualità messe ulteriormente in risalto dall’esperienza accresciuta, e dalla voglia di reagire anche ai momenti difficili: Ci sono anche sconfitte che ti aiutano a migliorare. Dopo la finale persa lo scorso anno allo US Open con Alcaraz, ci siamo messi a cambiare il movimento del servizio”. Perché, dice Vagnozzi, il giocatore che perde, se è intelligente, è più disposto a lavorare per correggersi. E oggi, evidentemente, Sinner ha pochi rivali anche in quello.

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