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Le terribili parole di Tsitsipas e la vicenda Agassi: com’è difficile essere papà di un tennista!

La storia si ripete ancora e ancora: le difficoltà del rapporto padre-figlio si moltiplicano quando si sommano al ruolo di allenatore. Anche se magari poi il figlio si ravvede ed esagera, poi c’è l’antidoto più antico e miracoloso del mondo

di | 24 aprile 2026

Stefanos Tsitsipas in azione a Madrid (Getty Images)

Stefanos Tsitsipas in azione a Madrid (Getty Images)

Il web è utile, il web è fuorviante. Così rimani perplesso davanti alle ultime, clamorose, esternazioni (eufemismo) di Stefanos Tsitsipas, che da sempre si appoggia come coach a papà e con lui ha vinto 12 tornei, arrivando a due finali Slam e al numero 3 del mondo.

Poi guardi Andre Agassi che, da padre 55enne, professa mirabili sentimenti, dopo aver litigato a lungo col suo papà che l’aveva costretto a rigar dritto, attraverso il tennis, quando lui, da adolescente, era “il punk di Las Vegas” che litiga col mondo, dissipa il suo talento e proclama: “L’immagine è tutto” mascherando la calvizie con un toupé. Che succede? Chi ha ragione?

Solo il saldo dei premi del tennista greco più famoso della storia dice 37,473,673 di dollari, quello dello statunitense di origini iraniane arriva a 167 milioni, inclusi i diritti della fortunata autobiografia “Open” che il mondo del tennis ha interpretato all’opposto di tanti appassionati. Ma, insomma, il signor Apostolos e il signor Mike hanno fatto del bene o del male ai loro figli al punto da meritarsi un brutto rapporto con loro?

“PRENDIAMOLI ORFANI”

In un interessante dibattito con Massimo Sartori, il maestro di Andreas Seppi che ha regalato al tennis italiano (e a Riccardo Piatti) anche Jannik Sinner, il coach dell’ottima, omologa, Academy di Vicenza, ha suggerito: “Ora alleniamo anche i genitori dei tennisti”. Superando - finalmente - la famosa indicazione di “Papà” Mario Belardinelli e di altri tecnici dopo di lui: “Prendiamoli orfani”.

Perché è vero che i genitori dei tennisti sono spesso scomodi e anche dannosi per sé, i loro figli  e gli stessi allenatori, ma è anche vero che sono indispensabili come motivatori, iniziali guide di tecnica e abitudini, oltre che come finanziatori, accompagnatori, psicologi.

Poi, come in tutte le categorie, ci sono i bravi e i cattivi, i bravi e i pessimi, e ci sono le eccezioni che confermano la regola, a cominciare da Richard Williams che di tennis non sapeva nulla, come altri papà-allenatori. Così com’è vero che, spulciando la carriera di tanti campioni, troviamo spesso una figura genitoriale decisiva. E quindi? Come sintetizzava una fortunata serie tv il delicatissimo ruolo di padri e madri, soprattutto in questa società: “Come fai sbagli”. Figurarsi se parliamo di uno sport che millanta incredibili guadagni e quindi esistenze che si stravolgono in pochi anni. Anche se questo miracolo riguarda solo un nugolo di fortunati che dribblano infortuni, cattivi consiglieri e vizietti, e superano una concorrenza sempre più agguerrita e mondiale.

Un giovane Andre Agassi con il padre e la famiglia (Getty Images)

Un giovane Andre Agassi con il padre e la famiglia (Getty Images)

RAPPORTI

Baciati dai loro talenti, e forzati, magari anche forgiati in modo imperfetto dai loro padri, Tsitsipas ed Agassi hanno raggiunto l’acme, hanno vissuto esperienze inaudite per i comuni mortali, e sono diventati ricchi e famosi, tanto da garantirsi la seconda parte della loro esistenza e quella dei loro figli in modo totalmente diversa da quella dei genitori. Che tanti sacrifici hanno fatto per farli più felici di loro.

Come si sente oggi papà Apostolos se dalla panchina il figlio, l’amatissimo Stef, cui ha anche salvato la vita nel mare italiano tuffandosi impavido per salvarlo, da ragazzo, dall’onde, sente parole come “Bastardo, pezzo di bastardo. Vaff****o, imbecille. Fot***i, idiota. Stupido”?

Magari il 27enne figlio non ha imprecato verso il 58enne padre, magari ce l’aveva con se stesso, magari era solo un modo per caricarsi in questa drammatica crisi che lo sta travolgendo, trascinando negli inferi della classifica e della disperazione umana, tecnica, professionale, esistenziale. Magari i due si sono chiariti subito, come tante altre volte, quando il mondo del tennis accusava Apostolos di dare troppe indicazioni a Stefanos sul campo come nelle misteriose e prolungate fughe negli spogliatoi. Chissà! L’unica certezza è la magnanimità dei genitori verso i figli, la capacità di risettare dopo qualsiasi affronto/offesa/comportamento, semplicemente attraverso un abbraccio. La parola chiave resta quella: amore. La parola più difficile da spiegare e da interpretare.

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