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Stefano Cobolli racconta a "Tennis Talk" come ha vissuto la prima finale Slam del figlio Flavio al Roland Garros, la soddisfazione per l'ingresso in Top 10 e le prospettive per il futuro
16 giugno 2026
La prima finale Slam, al Roland Garros, e l'esordio in Top 10 certificano quanto siano cambiati nell'ultimo anno gli orizzonti di Flavio Cobolli, che dodici mesi fa a Wimbledon giocava contro Novak Djokovic il suo primo quarto di finale in un major. L'incidente di percorso a Halle contro Frances Tiafoe, prima partita stagionale sull'erba e prima in carriera da Top 10, non altera le certezze né il percorso futuro, come ha raccontato il padre e coach Stefano Cobolli, ospite a "Tennis Talk" su SuperTennis insieme al capitano della nazionale di Coppa Davis Filippo Volandri e a Giorgio Di Palermo.
"Flavio lo vedo maturato, si pone sempre degli obiettivi più alti, ambiziosi, e questo non può fare altro che spingerlo a cercare soluzioni per migliorare, e ci sono aspetti da migliorare sul piano tecnico in alcuni colpi. Per farlo serve la disponibilità di qualcuno che vuole qualcosa in più, e credo che Flavio in questo momento voglia ancora qualcosa in più, voglia raggiungere degli obiettivi che ci siamo posti e mantenere questo status di Top 10 che lo rende contento" ha detto.
Quando un giocatore arriva tra i primi 10 del mondo, spiega Stefano Cobolli, "il pericolo è quello che si possa sentire arrivato. Il problema è che se Flavio non lavora e non continua a migliorare questa classifica non la terrà e difficilmente arriveranno altri risultati come questi". Ma il romano non corre questo rischio e si è già dato il prossimo grande obiettivo per il 2026: essere in campo alle Nitto ATP Finals di Torino.
Papà Cobolli ha ripercorso anche, a freddo ma con innegabile orgoglio, come ha vissuto la finale del Roland Garros, persa da Flavio al quinto set contro Alexander Zverev. "L'ho vissuta bene, non dico che ero già contento perché ci credevamo, Flavio aveva anche battuto Zverev un mese prima. L'ho vissuta serenamente, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. E devo dire che secondo me è stata una bella partita, a me è piaciuta" ha detto.
In alcuni momenti, ha ammesso, "l'esperienza di Zverev si è fatta valere rispetto a quella di Flavio. Vedi l'inizio della partita e soprattutto la gestione delle difficoltà in alcuni passaggi. Nel quinto, poi, tutti pensavano che a quel punto l'inerzia fosse dalla parte di Flavio. Lo sarebbe stata se Zverev fosse crollato, cosa che in realtà non è accaduta". Inoltre, ha rivelato, alla fine del quarto set Flavio ha avuto "un piccolissimo risentimento che ha avuto sul 6-5. Quando ha tirato quel dritto del set point al quarto set ha sentito leggermente tirare la gamba e per questo motivo si è fermato 5-6 minuti, è andato in bagno, cosa che non avrebbe mai fatto altrimenti. Lì ha perso un minimo di tranquillità, si è fermato qualche minuto di troppo, ha perso la rotta, come si dice, quel flow che aveva trovato al quarto set. Ma soprattutto si è un po' innervosito, perché lui quando non sta al 100% fisicamente, lo vedo subito, è un po' di fretta, ma soprattutto il suo atteggiamento diventa un po' più nervoso, anche nei miei confronti".
Non poteva mancare, infine, un riferimento all'emozionante messaggio pubblicato sui social da Guglielmo, il fratello di Flavio sempre più presente con il team durante i tornei, dopo la finale del Roland Garros.
"Quando sei entrato in campo ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato. A tutte le volte che hai perso e non hai detto niente, hai solo abbassato la testa e sei ripartito. A papà accanto a te, sempre, in ogni angolo del mondo. A quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse davvero il prezzo. Io lo capivo. Perché ero lì. Perché sono tuo fratello.(…) Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco" ha scritto.
"E' stata una bella lettera" ha commentato Stefano Cobolli, "mi è piaciuto il passaggio di quando dice: li ho sempre capiti, ho sempre capito il perché magari io andavo con Flavio e lui doveva rimanere magari a casa, perché e quando tornavamo dopo una sconfitta si rimaneva sempre in silenzio. Lui ormai viene spesso con noi, lo coinvolgiamo nelle trasferte, è ormai parte integrante del team e devo dire che è un ragazzo che sa stare al suo posto, adesso va alla maturità e inizierà l'università, però credo che questa fortuna di poter viaggiare così tanto e di portarlo con noi è un valore aggiunto perché hanno un legame fraterno importante: Flavio quando c'è Guglielmo è più sereno e quindi lo portiamo sempre molto volentieri".