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Sinner a "D": "Se il corpo dice stop devi accettarlo"

Il numero une del mondo, fermo da luglio, torna a parlare: di sé, del suo infortunio, di scelte e sacrifici e del valore che in campo come nella vita hanno il tempo e la pazienza

27 ottobre 2026

Jannik Sinner e suo padre Hanspeter (Getty Images)

Jannik Sinner e suo padre Hanspeter (Getty Images)

Il corpo come strumento di lavoro. Il corpo come limite, da conoscere ed esplorare. Il corpo inteso come radar, a rilevare increspature e interferenze. Il corpo che "è l'unico avversario che non puoi battere" e che "se dice stop devi accettarlo". Quel corpo che ormai quasi cinque mesi fa ha imposto a Jannik Sinner un lungo stop contro cui a nulla son valsi i pareri degli esperti e le terapie, i consulti e la prudenza. Unica alleata la pazienza, "la parola giusta per questo periodo", come dichiarato dallo stesso Sinner nel corso di una lunga intervista concessa a Emanuela Audisio per "D", settimanale di Repubblica.

"Gli infortuni fanno parte dello sport - riflette Sinner per poi tornare a sottolineare il punto che più sta lui a cuore - Bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi". Fermarsi, dunque. Aspettare. Anche quando altre strade, meno tortuose, potrebbero suggerire altre scorciatoie. Questione di scelte, quelle scelte che il Sinner di oggi - se potesse - consiglierebbe di ponderare a fondo al Sinner di dieci anni fa: "Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi".

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Tradotto: famiglia, casa, affetti, poca e giusta compagnia. Una via di fuga, un abbraccio caldo e discreto cui tornare, che sia "una domenica d'inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti, un momento qualsiasi con la mia famiglia, uno sui go-kart dalle parti di Cuneo con il pilota Antonio Giovinazzi e il ciclista Giulio Ciccone". Istantanee preziose di chi sa di aver dovuto fare delle scelte - dolorose, anche - ma sempre dettate dalla ricerca di un equilibrio tra la "consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata" e il dovere "fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti. Con impegno, costanza, lavoro". 

E se oggi Sinner racconta che se potesse cancellerebbe "ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa, la strazio di quando a 13 anni e mezzo a Milano ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava", c'è sempre il tempo poi che fa il suo lavoro, ed è lì a ricordarti come anni dopo, onorata la scelta fatta in passato, "la mia famiglia ci sia sempre stata" e che "ho sempre potuto contare su un papà bravo anche in cucina". Tempo, lavoro e pazienza.

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