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ATP Shanghai, Hurkacz elimina Djokovic

Il serbo non riesce a dar continuità di risultati al titolo vinto a Pechino e finisce con l'essere eliminato dal polacco che mai prima d'ora l'aveva battuto in carriera. "Giocherò solo a Parigi - ha dichiarato Nole - e spero di poter giocare anche a Torino"

| 09 ottobre 2026

Novak Djokovic (Getty)

Novak Djokovic (Getty)

Hubert Hurkacz b. Novak Djokovic 64 63

Non svegliare il leone addormentato è regola aurea che ben si addice ai predatori del circuito, primo tra tutti Novak Djokovic. Il serbo infatti, dopo un'estate trascorsa a cercare di inquadrare quale fosse l'origine di quel "malessere" che una volta in campo cominciava ad attorcigliarli i muscoli finendo con lo sgretolarne il fisico, ha ritrovato condizione e vittoria nella sua Pechino presentandosi al primo turno del Masters1000 di Shanghai al cospetto di Hubert Hurkacz, rivale da lui sconfitto in tutti e otto i precedenti giocati ma anch'esso reduce da una prima parte di swing asiatico in cui era riuscito a cogliere la finale a Chengdu salvo poi doversi ritirare dalla semifinale di Pechino giocata contro Alex De Minaur.

"E' una serata speciale - ha dichiarato Hubi a fine match - Affronto Novak da circa sette anni e finora non lo aveva mai battuto ma lui è un grandissimo campione da tantissimo tempo. È al vertice del Tour e ha appena vinto a Pechino, quindi affrontarlo è un’impresa davvero ardua; tuttavia, per me è un piacere condividere il campo con lui e giocare contro una leggenda di questo sport. È molto divertente, oltre che un modo per mettersi alla prova e capire a che punto è il proprio livello".

Per capire se avesse di fronte un rivale incerottato o un avversario in condizione, Djokovic ha impiegato poco tempo aggredendone fin dai primi game la battuta - punto di forza del polacco - non trovando però alcuna soddisfazione nelle due palle break costruite nel terzo gioco, il più lungo del parziale, e rinviando così al prosieguo del set i successivi assalti. Game dopo game però, mentre Hurkacz andava ritrovando confidenza col suo alleato più importante (chiuderà con 8 ace il primo set), era Djokovic a manifestare qualche incertezza - gratuiti non necessari, traiettorie meno precise, prime sempre più assenti - palesatesi in tutto il loro peso nell'ultimo game quando due suoi rovesci sono atterrati in rete dando al polacco due set point, l'ultimo dei quali utile a portarsi in vantaggio. 

Con la prospettiva di un eosrdio da protrarre fino al terzo set e l'incognita legata al carburante necessario per arrivarvi, Djokovic ha puntato sulla fretta stressando oltremodo i raccatapalle a ogni piè sospinto - palle, asciugamano: tutto e subito! - ma incappando in un sanguinoso doppio fallo che ha concesso a Hurkacz il break del vantaggio, subito consolidato da un game ancora incentrato sul suo servizio. Opposto ad altre due palle break poco dopo, in Nole i segni di nervosismo hanno cominciato a farsi sempre più evidenti: occhiate al suo box, un body Language incerto tra la sfida e il modo più onorevole per accettare una resa. E così, senza colpo ferire, si è giunti all'epilogo senza che il serbo sia riuscito ad aprirsi alcun varco nel gioco del polacco, sempre più a suo agio e per nulla intimorito all'idea di strappare alla soglia dei trent'anni la sua prima vittoria in carriera contro un vecchio rivale. Forse non più cannibale come un tempo, ma di certo non innocuo, e per questo quindi ancora più dolce.  

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