-
Atp

ATP Shanghai, in semifinale sarà sfida Jodar-Medvedev

Due vittorie in tre set per lo spagnolo e il russo attesi ora da una semifinale dove in palio, oltre alla possibilità di giocarsi il titolo, ci sono anche punti preziosi per la corsa a un posto per le Nitto ATP Finals

| 16 ottobre 2026

Rafa Jodar (getty)

Rafa Jodar (getty)

Rafa Jodar b. Casper Ruud 46 64 63

Benedetta gioventù. Del domani, della prossima stagione, non v'è certezza. Tanto vale allora puntare al qui, ora e subito. E proseguire a scrivere un presente che nel 2026 lo ha visto decollare fino a giocarsi al fotofinish un posto per le Nitto ATP Finals. Con la vittoria ai quarti del Masters1000 di Shanghai contro Casper Ruud, Rafa Jodar ha aggiunto l'ennesimo tassello a un puzzle che se completato potrebbe far di lui, a 20 anni appena compiuti, uno dei più giovani partecipanti al Master di fine stagione.

Ruud era in forma, e nel primo set ha ripetutamente testato la tenuta dello spagnolo costruendosi numerose chance di break: ad avvio di parziale, in chiusura, quando ne ha viste sfumare ben tre nel corso del nono game. Tutto inutile. Jodar si è difeso, ha rilanciato andando a segno ben 14 volte per finire il parziale con le ruote sgonfie e farsi beffare proprio all'ultimo game in quello che pareva ormai un set destinato al tie-break. Poteva essere un colpo duro da assorbire, che Jodar ha invece smaltito in fretta rilanciando fin dal primo game del secondo set la sua candidatura per un posto in semifinale, indizio che non sarebbe stato disposto a cedere le armi così facilmente. 

Ha giocato un set accorto, il giovane spagnolo. Con percentuali robuste (il 70% di punti dalla prima) e appena 7 vincenti a referto; a far pendere l'inerzia del match dalla sua è stata la razionalità del gioco e la puntualità delle scelte, la sapiente lettura dei diversi momenti della partita e i punti deboli che Ruud occasionalmente metteva in mostra, spie di un calo su cui Jodar ha surfato ligio e disciplinato fino al break che gli è valso il pareggio dei conti. 

Per portare a termine la rimonta occorreva però dare la spallata decisiva. E con percentuali che Ruud non riusciva ad innalzare nel set decisivo, è stato Jodar a gettarsi sulla partita rischiando il tutto per tutto, disposto a correre il rischio del tutto o niente anziché adagiarsi sulla corrente di un match altrimenti in bilico in cui - forse - l'esperienza di Ruud avrebbe potuto giocare un ruolo dirimente. E così, anziché la fiammata del vincente a scambio in corso, lo spagnolo ha deciso di alimentare una pressione più costante e più diffusa sul gioco del suo rivale aggredendo in risposta (quasi il 50% dei punti sulla prima altrui, il 64 sulla seconda), limando i gratuiti, preferendo giocare un colpo in più purché contribuisse a portar ancor più disagio a Ruud anziché frustarlo di fendenti. I dividendi sono arrivati tutti alla fine, con Ruud già in svantaggio di un break ma incapace di scuotersi per liberarsi da una morsa che non accennava ad allentarsi e costretto a cedere la battuta anche nell'ultimo game, quello che è valso a Jodar la sua seconda semifinale del 2026 in un Masters1000 e ad alimentare il sogno per un finale di stagione inimmaginabile appena dieci mesi fa.

Daniil Medvedev (getty)

Daniil Medvedev (getty)

Daniil Medvedev b. Tommy Paul 63 16 63

Le Maldive possono invece aspettare ancora un po' per Daniil Medvedev. Perché il russo, battendo in tre set Tommy Paul, oltreché staccare il pass per la sua terza semifinale in stagione di un Masters1000, mantiene vive le sue speranze di qualificarsi anche per le Nitto ATP Finals, con la possibilità adesso di poter scavare un solco importante tra sé e la concorrenza rimasta proprio nel match che l'attende contro Jodar. 

Contro l'americano che in Cina aveva ritrovato regolarità e smalto, Medvedev ha confermato i progressi evidenziati nel corso di questo swing asiatico: la concentrazione innanzitutto, che se non fosse stato per quell'imprevisto vissuto a Pechino oggi avrebbe portato lui in dote forse un titolo in più, la lettura del gioco, la capacità di saperlo ribaltare in ogni momento dello scambio e, non ultima, una sempre meno timida vocazione al gioco rete, recente scoperta nonché utile risorsa per districarsi da alcune situazioni scomode. Specialmente contro un rivale come l'americano, potente come sempre ma incapace di sostenerne a lungo le traiettorie, il ritmo, gli angoli e dotato di un repertorio di colpi leggermente meno accurato di quello messo in mostra oggi dal suo rivale.

Cosciente della piega che stava assumendo il match, Paul nel secondo set comprensibilmente ha mollato gli ormeggi affidandosi al suo tennis fatto di poche e risolutive soluzioni: servizio e dritto, chiusura a rete e ritmi sostenuti col risultato di mandare per un attimo in tilt il radar del russo, ritrovatosi a secco di vincenti (7) e rimbalzato nelle tre faticose chance che era riuscito a costruirsi per rientrare nel parziale. Ma se ha una differenza, Medvedev, rispetto al resto del parterre, è non smettere mai di pensare, ragionare, decifrare e trovare la soluzione corretta al problema che gli si para davanti, anche a costo di recitare il ruolo da cavia così da indurre l'avversario a mostrargli ancora una volta il suo numero fiducioso di scovarne infine il trucco. 

Un trucco che passava da sé in primis e da una ritrovata confidenza al servizio (91% di punti dalla prima nel terzo set) per poi riprendere a dispiegare la sua tela di scambi costringendo Paul a giocar punti risolti solo dopo innumerevoli colpi. Colto il break, con l'americano ormai in affanno, l'epilogo era ormai solo una questione di tempo e cinico si è dimostrato ancora una volta il russo nel non voler attendere il suo turno di battuta per vidimarlo, ma decidendo invece di forzare l'esito proprio sul servizio dell'americano. Confermando così di averci visto giusto, e che anche l'intelligenza oltreché l'ego, necessita di soddisfazioni quando affilata come quella dell'ex numero uno del mondo.   

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti