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Vincenzo Santopadre, Giorgio Galimberti e Giorgio Di Palermo analizzano a Tennis Talk su SuperTennis i fattori che hanno portato l'Italia a poter vantare per la prima volta quattro giocatori tra i primi 20 nel ranking ATP
17 marzo 2026
Un positivo effetto a cascata, un approccio esemplare al professionismo, spinta al miglioramento e grandi ambizioni. Secondo Vincenzo Santopadre, storico coach di Matteo Berrettini oggi al fianco di Lorenzo Sonego, Giorgio Galimberti e Giorgio Di Palermo, intervenuti a Tennis Talk su SuperTennis, sono questi i fattori chiave che hanno portato l'Italia a vantare per la prima volta quattro giocatori tra i primi 20 nel ranking ATP in singolare maschile.
Jannik Sinner (numero 2 del mondo), Lorenzo Musetti (5), Flavio Cobolli (14, best ranking) e Luciano Darderi (18, best ranking), i quattro moschettieri del tennis italiano, hanno beneficiato degli effetti positivi di un cambiamento partito da lontano. "Grazie alla spinta della semifinale di Cecchinato a Parigi, delle vittorie di Fognini, di Seppi che ha avuto un'ottima carriera, questi ragazzi hanno iniziato a credere di potercela fare. Si crea effetto cascata, uno fa da traino all'altro" ha detto Santopadre.

Giorgio Di Palermo ha messo l'accento sul loro approccio al lavoro. L'effetto positivo, la spinta generata dalle vittorie dei grandi azzurri che hanno aperto la strada, non si limita all'emulazione di un risultato. E' un fenomeno più profondo ed esteso, e sta generando un cambiamento che si spera duraturo. "Parliamo di un modo di vivere il professionismo in modo diverso - ha detto - I risultati che stanno raccogliendo sono il frutto di quello che fanno ogni giorno: per loro il sacrificio non è più rinuncia ma lavoro quotidiano. Hanno capito il loro percorso dei prossimi cinque anni, sono sinceramente emozionati e non vedono l'ora di fare il prossimo giorno, il prossimo ciclo di allenamenti per potersi confrontare sul campo. E' un modo di abbracciare il professionismo che spero stia divampando nello sport italiano. Forse nella società italiana lo sport comincia ad avere quel valore educativo che non ha mai avuto".

Rispetto a 20-25 anni fa, i giovani atleti guardano alla loro carriera, alle loro prospettive, in maniera diversa, ha sottolineato Galimberti. "Quando giocavo io c'era una sorta di barriera, che per me è limitante: ti sentivi arrivato se entravi in Top 100. Quella era l'idea, quello era il target. Per me le giovani generazioni hanno ambizioni più alte, non hanno questa barriera" ha detto.
"Questi ragazzi non lavorano sui numeri ma sul migliorarsi, la parola d'ordine per loro è l'ambizione. Quando ti metti dei limiti, ti fai un danno. Loro non se ne pongono, hanno il fuoco dentro" condivide Santopadre. In più, conclude Di Palermo, "a loro piace molto il gioco. L'amore per il tennis si auto alimenta e non ti fa pesare i momenti meno divertenti dell'allenamento".