"Ho piena fiducia coach Tartarini, tra di noi c'è un rapporto speciale", ha detto al podcast "The Sit-Down. E tra le emozioni più grandi della sua carriera ricorda anche il bronzo olimpico a Parigi 2024
di Samuele Diodato | 16 febbraio 2026
La stagione di Lorenzo Musetti era iniziata nel migliore di modi ad Hong Kong, con la finale poi persa da Alexander Bublik che gli ha comunque regalato l’accesso per la prima volta alla Top 5 del ranking ATP. Come tale, poi, si è presentato all’Australian Open dando prova dei suoi incredibili miglioramenti: ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale a Melbourne, ed era anche avanti di due set contro Novak Djokovic (poi futuro finalista), ma un problema fisico l’ha costretto al ritiro.
Ora il toscano è al riposo in attesa del rientro, ma intanto “The Sit Down” – podcast gestito da Tennis Australia – ha pubblicato un’intervista realizzata con l’azzurro parlando proprio dei miglioramenti degli ultimi mesi, del suo stile descritto un po’ “vintage” e del rapporto con coach Simone Tartarini.

La sfortuna di Lorenzo
“La classifica è una cosa a cui in realtà non guardo molto, però quando lo dici fa effetto e ne sono orgoglioso – ha detto nella chiacchierata risalente a dopo la sua vittoria al primo turno -. Non voglio però attaccarmi troppo a queste cose, perché penso che possano metterti pressione extra quando vai in campo e ti ricordi che sei il numero 5. È qualcosa con cui sto imparando a convivere, la pressione, quindi devo stare attento”.
Quando si parla di miglioramenti, in particolar modo per il suo rendimento sul cemento, Musetti ha identificato un momento di svolta: “Il quarto di finale agli US Open l’anno scorso è stato il passo in avanti su questa superficie, perché ho sempre pensato di poter giocare bene sul duro e che il mio gioco potesse adattarsi”, ha confermato.
“Anche qui la palla diventa pesante, quindi ci sono scambi, non è solo servizio e risposta. Capire questo e cercare di essere un po’ più aggressivo con servizio, risposta e soprattutto con il primo colpo dopo il servizio mi ha fatto fare un passo avanti – ha proseguito -. Ora mi sento più completo in generale. La mia superficie preferita resta la terra, perché sono nato sulla terra, ma sto cercando di migliorare e diventare più aggressivo nel mio gioco complessivo, e sta dando i suoi frutti”.
Frutti che vuole ancora raccogliere, nella speranza di spingersi ancora oltre: “La Top 5 è qualcosa di importante, ma come ho detto non la considero un punto d’arrivo, piuttosto un punto di partenza. Magari non andrò mai più in alto, ma la mia mentalità è quella di provare a salire ancora e fare in modo che accada”. In termini di risultati, però, la gioia più grande resta quella del bronzo olimpico conquistato ai Giochi di Parigi 2024: “Stavo giocando per il mio Paese ed è successo in un momento in cui non mi aspettavo di arrivare così lontano”.

Musetti, bronzo storico
Infine, appunto, un cenno a Simone Tartarini non banale, un “secondo padre” decisivo nel suo sviluppo, anche per quanto riguarda il rovescio ad una mano, impostazione tecnica sempre più rara nel tennis moderno: “Penso che la nostra relazione sia unica perché ci siamo conosciuti quando avevo 9 anni, ora ne ho quasi 24, quindi quasi 15 anni insieme. È davvero bello, perché apprezzo il valore di questo rapporto, non solo come coach e giocatore ma come persone”.
“Siamo molto onesti l’uno con l’altro e andiamo molto d’accordo non solo in campo ma anche nella vita fuori dal tennis. Ho grande fiducia in lui e in quello che fa. Quando ero piccolo ha anche cercato di semplificare il mio gioco, perché io cerco sempre di inventare – ha poi confessato -. Mi piace variare molto: slice, smorzate, a volte scendere a rete. È una specie di evoluzione del passato, mi piace la definizione di ‘vintage’”.
Il rovescio di Lorenzo Musetti (Getty Images)
E sul rovescio ad una mano, si dice pronto a scommettere su sé stesso, raccogliendo l’elogio di Stan Wawrinka, che l’ha identificato come il continuatore di questa tradizione: “Sentirmelo dire da lui è un onore. Gioco ad una mano da quando mi allenavo con papà a casa di nonna, a quattro anni, mi viene naturale”.
“Sembra che questo colpo stia scomparendo, ci sono pochissimi giocatori nella Top 100 che lo usano – ha concluso -. È un peccato, perché mi piace molto, ma nel tennis moderno è davvero difficile competere con il rovescio a una mano. Spero però, come ha detto Stan, di poterlo tenere vivo”.