L'annuncio dello svizzero arriva un anno dopo la confessione del brasiliano Joao Lucas Reis da Silva, primo giocatore ATP in attività a dichiarare la propria omosessualità
di Alessandro Mastroluca | 30 novembre 2025
Lo svizzero Mika Brunold, 21enne numero 307 del mondo, ha sfidato uno dei tabù nel mondo dello sport e del tennis maschile. "Sento che è arrivato il momento di aprirmi e condividere con voi che sono gay" ha scritto in un post sul suo profilo Instagram.
"Come tennista professionista, ho passato innumerevoli ore a lavorare sul mio gioco, sul mio corpo e sulla mia mentalità. In tutto questo, una delle cose più importanti che ho imparato è che il successo in campo non riguarda solo l’abilità fisica: riguarda scoprire la propria personalità e rimanere fedeli a sé stessi. Ho pensato molto a come parlare di questo. E anche se non è sempre stato facile, nasconderlo e fingere di essere qualcuno che non sono non è mai stato un’opzione" ha aggiunto.
Essere gay, ha spiegato, "significa anche affrontare la paura di non essere accettati, la pressione a restare in silenzio, la sensazione di essere diversi. Ma sono cresciuto. E sono orgoglioso della persona che sono oggi".
L'annuncio di Brunold, che ha vinto tre titoli ITF e ha raggiunto un best ranking di numero 289, arriva un anno dopo il coming out del primo tennista del circuito ATP ad aver dichiarato la sua omosessualità, il 25enne brasiliano Joao Lucas Reis da Silva che ha da poco festeggiato il suo best ranking alla posizione numero 187.
“Non ho mai avuto un punto di riferimento nel mio sport; li avevo solo tra gli amici fuori dal campo, che mi hanno fatto capire che non c’era nulla di sbagliato in ciò che provavo”, ha detto Reis da Silva al quotidiano argentino La Nacion.
Nella storia del tennis maschile, infatti, gli esempi di giocatori dichiaratamente omosessuali sono pochissimi. Lo statunitense Bill Tilden, campione degli anni ’20 e ’30, non ne parlò apertamente fino al ritiro. Anche Brian Vahaly, numero 64 del mondo nel 2003, ha svelato pubblicamente la sua omosessualità solo dopo aver abbandonato l'attività agonistica, nel 2007, e ha ricevuto centinaia di messaggi d’odio. Bobby Blair, ottima promessa del tennis USA da junior nei primi anni Ottanta, l'ha fatto solo nel 2014, l'anno in cui ha compiuto 50 anni, attraverso un libro di memorie, Hiding inside the baseline (letteralmente "Nascondendosi dentro la riga di fondo").
Bill Tilden riceve il sesto trofeo vinto ai Nationals dal presidente della US Lawn Tennis Association Jones Mersereau a Forest Hills (Foto Topical Press Agency/Getty Images)
“È durissimo che nel tennis maschile non si parli di omosessualità. C’è molto machismo. E ci sono gli stereotipi secondo cui gli uomini devono sembrare più forti e mascolini; ma è piuttosto triste. Ricordo quando non ero aperto e cercavo di sembrare qualcosa che non ero. E quando ho iniziato a conoscere amici a Rio de Janeiro, che erano simili a me, ho capito che non avevano problemi. Loro non si nascondevano. Mi sono sentito bene quando ho iniziato a vedere persone che erano come me”, racconta João. Oggi è Brunold ad aprirsi con un messaggio di normalità e di forza insieme. "Ogni celebrità o sportivo che riesce ad ammettere di essere gay rende sempre meno difficoltoso farlo [per tutti gli altri] ed è proprio quello che vogliamo: che l’orientamento sessuale non sia più un problema" ha detto Martina Navratilova. Se il messaggio di Brunold ha colpito tanto, significa che siamo ancora lontani da un mondo nel quale tutti gli atleti, di qualsiasi orientamento, facciano notizia solo e allo stesso modo per quel che fanno in campo, e non per quel che sono. Ma ogni passo avanti è un passo in meno.