In un'intervista per Bolshe, l'ex n.1 ha parlato del suo difficile 2025: "Durante lo swing americano mi sono chiesto se sarei tornato ad alti livelli". La svolta è arrivata prima della tournée asiatica, in concomitanza col cambio di allenatore. Curiosamente, proprio nella settimana dell'intervista è tornato a vincere un titolo ATP dopo due anni
di Samuele Diodato | 28 novembre 2025
Si è chiuso con un netto miglioramento di prestazioni il 2025 di Daniil Medvedev. Il russo, n.13 al mondo, ha vissuto una stagione piena di alti e bassi almeno fino a dopo lo US Open. Nei quattro Slam, ad esempio, ha chiuso con una sola vittoria all'attivo, rimediando tre sconfitte all'esordio tra Roland Garros, Wimbledon e US Open. La tendenza ha cominciato ad invertirsi proprio dopo Flushing Meadows, culminando con la vittoria nell'ATP 250 di Almaty, titolo arrivato a due anni di distanza dall'ultimo, quello vinto agli Internazionali BNL d'Italia.
Curiosamente, proprio in quei giorni in Kazakhstan, prima della finale contro Corentin Moutet, ha rilasciato un'intervista al media russo Bolshe. Intervista pubblicata proprio due giorni fa, in cui lo stesso Medvedev aveva parlato di un cambio di rotta. “Nel corso dell’anno stavo provando un sacco di cose diverse. Forse da qualche parte ho esagerato, forse ho provato troppo”, ha confessato.
Tra le tante cose, si è affidato anche ad uno specialista del sonno, per provare a migliorarne la qualità: “Lui ha detto che è completamente normale, quando hai figli e quando invecchi, soffrire un po’ di più lo stress. Io so però che forse ho sovraccaricato il mio cervello con troppe cose nuove quest’anno”. Sino ad arrivare, evidentemente, ad un punto di rottura durante lo swing sul cemento americano in estate. “C’è stato un momento in cui ho pensato: ‘Ho già 29 anni… forse non ce la faccio più. Forse non giocherò mai più come prima’. Da fuori la gente diceva che sarei migliorato, ma io non ero sicuro di come avrei giocato”.
“Allo US Open mi sentivo malissimo dentro, ho vissuto uno dei momenti più difficili degli ultimi anni della mia carriera”, ha proseguito. Il riferimento è chiaramente andato alla partita con Benjamin Bonzi, persa in cinque set con tanto di racchette rotte ed uno sfogo costatogli una multa di oltre 40mila dollari. “A volte – ha detto – le cose nel nostro sport vengono ingigantite, ma io mi sono scusato con chi dovevo scusarmi. Per me è molto più importante come ti comporti fuori dal campo: preferisco essere quello che sono in campo e una persona relativamente buona fuori dal campo, e non il contrario”.
"Già prima di Pechino e Shanghai le cose stavano cambiano: ho ricominciato a colpire così bene la palla in allenamento che sentivo di poter perdere solo da Sinner ed Alcaraz". Un "magia" nient'affatto improvvisa, però. Dopo l'ultimo Slam della stagione, infatti, l'ex n.1 del mondo ha scelto di separarsi dal suo storico allenatore Gilles Cervara: "Credo che ci stessi pensando già da un po', incosciamente. Siamo felici di quanto fatto insieme e ci vorremo sempre bene, ma ho capito dopo New York che avrei dovuto provare qualcosa di diverso".

Medvedev e Bonzi, 6 minuti di follia - Le immagini
La scelta, poi, è ricaduta un po' a sorpresa su un duo, quello formato da Thomas Johansson (campione dell'Australian Open 2002) e Rohan Groetzke. "Il modo in cui vedono il mio gioco coincide spesso con la mia visione. Il mio gioco mi ha portato al numero 1 del mondo, quindi funziona, ma ci sono piccoli dettagli che possiamo migliorare, ripulire o aggiungere qualcosa. So come giocare a tennis e che dovrei entrare in campo e far sapere ai giocatori che non sbaglierò mai, non mi stancherò mai e correrò fino alla fine. E questo li spaventa. Per questo alcuni si spaventavano con me prima ancora della partita. Ma ultimamente questo non succedeva più. - ha aggiunto - A Shanghai e Pechino, pian piano ho ricominciato a sentirlo".
Ad Eurosport, anche Gilles Simon è tornato a parlare di Medvedev, con cui ha collaborato per quasi un anno a partire dal marzo 2024. "È estremamente piacevole fuori dal campo, ma quando è in campo durante una partita, ha un piccolo mostro dentro di sé da affrontare che non è facile da gestire. Abbiamo migliorato molte cose, che erano evidenti in allenamento, ma in partita è tutta un'altra storia. Daniil ha vinto gli US Open 2021, ha raggiunto la finale nel 2023 giocando in un certo modo e, nella sua mente, può vincere rispondendo da lontano", ha sottolineato Simon. "Quindi non è facile farsi sentire e convincerlo a rispondere da più vicino. È molto difficile per un giocatore uscire dai suoi soliti schemi quando non ne ha assolutamente bisogno. Ci siamo riusciti anche a Wimbledon, dove aveva raggiunto la semifinale, ma poi abbiamo avuto le prime frizioni allo US Open, dove aveva cominciato ad allontanarsi di nuovo. Quando non si è più sulla stessa d'onda non si può continuare, ma va benissimo così ".