Sempre più tennisti ricevono online messaggi di odio e minacce, con inquietante frequenza. L'ultimo caso riguarda Mattia Bellucci
20 febbraio 2026
La frustrazione per le sconfitte diventa sempre più difficile da gestire per gli atleti. Soprattutto perché i social accorciano le distanze, e la facilità di raggiungibilità tecnica viene sempre più spesso confusa con una inesistente confidenza. In uno sport come il tennis, che come nessun altro abitua alla sconfitta, questo meccanismo è ogni giorno più evidente quanto pericoloso.
L'ultimo a fare le spese delle rabbiose reazioni di chi, con ogni probabilità, aveva puntato sulla sua vittoria ed era rimasto deluso, è Mattia Bellucci. Il tono dei messaggi ricevuti in risposta a un suo post è a dir poco inquietante: "Spero che tu muoia in un incidente di macchina e che i tuoi genitori facciano la tua stessa fine"; "Perché non smetti di giocare a tennis, stupido figlio di p..."; "Quanto c...sei scarso? Spero che ti romperai tutto".
Il 24enne di Busto Arsizio, semifinalista a Rotterdam solo un anno fa, in una settimana magica nella quale ha firmato contro Daniil Medvedev la sua prima vittoria contro un Top 10 per poi sconfiggere Stefanos Tsitsipas, non sta certo vivendo il suo periodo più brillante. Ma nessun risultato, nessuna sconfitta, può giustificare una tale esplosione di ignobili offese.
Il fenomeno non va sottovaluto né minimizzato. Un'indagine di Signify, della federazione internazionale (ITF) e della WTA ha evidenziato circa 8 mila messaggi violenti, contenenti offese e minacce, rivolti a 458 atleti sui social solo nel 2024.
Il moltiplicarsi di questi messaggi online è uno dei fattori che ha convinto l'australiana Destanee Aiava a ritirarsi dal tennis a soli 25 anni, per liberarsi da una cultura che ha definito “razzista, misogina, omofobica, ostile”. Aiava se l'è presa anche con chi, protetto da uno schermo e da un nickname, si è permesso di esprimere commenti offensivi “sul mio corpo, la mia carriera, o su qualunque altra cosa volesse”, arrivando a diffondere “messaggi di odio e minacce di morte”. In questo clima, ha spiegato, non le è stato più possibile realizzare il suo obiettivo, in fondo semplice: “svegliarmi e genuinamente dire che amo quel che faccio, e penso che tutti meritino di avere questa possibilità”.
Purtroppo, nell'attuale mondo iper-connesso e inter-connesso, individuare una soluzione è tutt'altro che semplice. Ma non si può certo restare semplicemente a guardare mentre la frequenza di questi comportamenti diventa sempre più alta e preoccupante.