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L'azzurro vince in due set su Humbert e si qualifica per la prima volta tra gli ultimi 16 del Masters 1000 di Parigi sul cemento indoor. Affronterà Alcaraz
Samuele Diodato | 04 novembre 2026
Oltre le smorfie di dolore, ci sono la classe, il cuore e l’esperienza di Matteo Berrettini. Il romano raggiunge Lorenzo Musetti e diventa il secondo italiano agli ottavi di finale del Rolex Paris Masters (ultimo 1000 della stagione sul cemento indoor de La Defense Arena di Parigi). Nonostante qualche fastidio accusato al gomito sin dalle fasi iniziali dell’incontro, il numero 43 al mondo ha superato col punteggio di 76(3) 75 il francese Ugo Humbert (n. 38). Giovedì attende Carlos Alcaraz (n. 3 e n. 2 del seeding).
L’atteggiamento è da subito quello giusto, da parte di Berrettini, e il transalpino – reduce da un parziale di 3-8 a partire da Wimbledon – mostra subito qualche crepa, commettendo svariati errori e concedendo due palle break nel primo game. Non riesce a sfruttarle, l’azzurro, che pure ha un linguaggio del corpo positivo.
Positivo, tutto sommato, rimane anche quando segnala per la prima volta – tra terzo e quarto game – il dolore al gomito al suo box, ricevendo però incoraggiamenti sia da Alessandro Bega che Umberto Rianna. Concentrazione e freddezza al servizio non lo abbandonano, in effetti, neanche quando è Humbert a procurarsi le sue due palle break, nel sesto gioco: su entrambe le chance è impeccabile l’ex numero 6 al mondo, lasciando le briciole all’avversario.
Dal 3-3, l’equilibrio resta intatto sino al tie-break, come al solito una lotta di nervi ancor prima che tecnica. I primi quattro punti, tra il doppio fallo di Humbert (1-0), le sue due risposte che beffano Berrettini (1-2) e l’azzurro che lo ripaga con una risposta altrettanto velenosa (2-2) si risolvono in quattro minibreak.
Sul 2-2, tuttavia, Berrettini può gioire per un altro doppio fallo, e finalmente scaldare il braccio per una grande conclusione di set, mettendo a segno tre ace che lo rendono inavvicinabile per il tennista di Metz, visibilmente scosso dai propri errori. Diventa una rottura prolungata, la sua, con l’italiano che dopo il 7-3 nel tie-break gli strappa immediatamente la battuta volando sul 3-0.
S’arriva anche sul 4-1 dopo uno dei game più complessi dell’intera partita, in cui Berrettini è costretto a recuperare dallo 0-40. Ce la fa in un misto di servizi chirurgici e anche un dritto frettoloso e messo largo dal francese, che spesso tenta di trarre energia dal proprio pubblico, anche se non mancano – va detto – i fan italiani al seguito di Matteo.
Purtroppo per lui, quella che avrebbe immaginato come fine del suo match, al servizio per il match sul 5-3, nasconde trappole che fanno male. Recuperato uno svantaggio di 0-30 (ancora con gran classe), Berrettini non riesce a completare l’opera e cede suo malgrado la battuta per la prima volta, rimettendo la partita in equilibrio.
La vittoria, per fortuna, è solo rimandata, e diventa realtà nel dodicesimo game, in cui emerge ancora la sua voglia di lottare, fortemente in dissonanza con la confusione dal punto di vista tattico di Humbert. E così il numero 38 al mondo cede nuovamente il servizio sul 6-5 e si arrende a chi la bandiera bianca è davvero restio a gettarla, con qualche acciacco nel fisico ma mai nel cuore.