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Trungelliti, quando l'ostinazione è più forte della carta d'identità

L'argentino a Marrakech proverà a centrare la sua prima finale ATP dopo esser diventato il giocatore più anziano a fare il suo ingresso in top100

di | 03 aprile 2026

Marco Trungelliti (Getty)

Marco Trungelliti (Getty)

La semifinale che a Marrakech giocherà contro Luciano Darderi, sarà per Marco Trungelliti la seconda a livello ATP dopo quella disputata nel 2018 a Umago contro Marco Cecchinato, laureatosi poi campione del torneo. E' un indizio, il primo, a cui vanno ad assommarsi il suo ingresso in top100 per la prima volta in carriera - traguardo tagliato alla soglia dei 36 anni in virtù del successo ottenuto ai quarti contro il francese Correntin Moutet - e il record di 14 vittorie e 12 sconfitte ottenuto sin qui in carriera da Darderi quando opposto a rivali argentini. Che poi Darderi sia anche il campione in carica di Marrakech, fresco vincitore del suo 50° match sulla terra battuta, non fa che confermare come il pronostico del match penda almeno sulla carta tutto in favore del top20 azzurro.

Lungo la strada che lo ha portato a imporsi contro l'estroso francese, Trungelliti si era prima disfatto del qualificato portoghese Rocha e del temibile polacco n.3 del seeding Majchrzak, indizio di una forma che l'argentino ha saputo raffinare nel corso del suo torneo e che ora di fronte a Darderi è chiamata a una prova del nove assai improba, visto il record che da lui detenuto contro rivali appartenenti a quella fascia di ranking: una sola vittoria, risalente a dieci anni fa contro Marin Cilic al Roland Garros, e ben tre sconfitte, l'ultima delle quali maturata ancora a Umago contro Lorenzo Musetti nel 2024. 

Vincitore un mese fa del suo settimo titolo Challenger in carriera, ottenuto a Kigali contro Cecchinato (i corsi e i i ricorsi…), Trungelliti da lunedì sarà il giocatore più anziano a centrare per la prima volta in carriera l'accesso in top100. Un risultato cui l'anno scorso si aggiunse la prima convocazione in Davis - all'età di 35 anni - per disputare la fase preliminare contro la Corea del Sud. 

Scorciatoie per raggiungere prima questi obiettivi non ce n'erano, e merito va riconosciuto a Trungelliti per aver conservato a dispetto di tutto passione, ostinazione e pazienza in vista di un traguardo che anche solo simbolicamente è in grado di dar senso a una carriera. Ma altre scorciatoie si presentarono lui in passato in grado di garantirgli quel (parziale) benessere economico che ranking e risultati parevano invece negargli. Era il 2019 e a un'intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nacion Trungelliti rivelò di aver respinto e denunciato un tentativo di corruzione che avrebbe fruttato lui centomila dollari qualora avesse acconsentito di entrare a far parte di una rete che ambiva a truccare e indirizzare il risultato di a lcuni incontri.

La rivelazione portò alla sospensione di altri tre giocatori - Patricio Heras, Nicolás Kicker e Federico Coria - per omessa denuncia causando non pochi problemi al fresco top100, costretto a trasferirsi ad Andorra con moglie e figli per via del forte stress emotivo che si trovò a fronteggiare. "Non me ne sono mai pentito - dichiarò anni dopo -  L'ho fatto per convinzione. Ci sono state ingiustizie e sono state dette cose che non erano vere. Ma non avrei mai pensato che questo includesse il prezzo che ho pagato". Il tempo ha dato infine lui ragione e Marrakech ha confermato che non è mai troppo tardi per convertirsi in eroe. Anche solo per un giorno. 

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