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Trungelliti, quando l'ostinazione è più forte della carta d'identità

L'argentino a Marrakech ha centrato la sua prima finale ATP dopo esser diventato il giocatore più anziano a fare il suo ingresso in top100

di | 04 aprile 2026

Un'esultanza di Marco Trungelliti (Fotogramma da video)

Un'esultanza di Marco Trungelliti (Fotogramma da video)

Marco Trungelliti non si ferma. In semifinale al "Grand Prix Hassan II", l'ATP 250 che si concluderà domani sulla terra battuta di Marrakech, in Marocco, batte il campione in carica Luciano Darderi 64 76(2) e diventa a 36 anni il più anziano a raggiungere la sua prima finale ATP in carriera.

Nessuno, dal 1968, ha giocato la sua prima finale nel circuito maggiore dopo aver compiuto 35 anni. In due l'hanno fatto da over 34: Victor Estrella Burgos, a 34 anni e 190 giorni, a Quito nel 2015; e Malek Jaziri, a 34 anni e 106 giorni, a Istanbul nel 2018.

Trungelliti, che ha partecipato per la prima volta alle qualificazioni di un torneo ATP nel 2009 a Buenos Aires, ha debuttato nel tabellone principale a Umag nel 2012, lo stesso anno in cui è entrato per la prima volta nella Top 200. Proprio a Umago aveva giocato la sua prima semifinale ATP nel 2018. Prima e unica, fino ad oggi. Da quel giorno sono trascorse 402 settimane: è il record di tempo passato tra due semifinali ATP giocate da uno stesso giocatore. Un record eguagliato, perché anche lo svedese Andreas Vinciguerra aveva atteso 402 settimane tra la sua sesta semifinale ATP (Masters 1000 di Parigi-Bercy 2001) e la settima, a Bastad nel 2009.

"A tratti non è stata una bella giornata per entrambi. Ma a volte, è ovvio ora, il suo tennis è stato peggiore del mio, però mentalmente sono stato sempre in partita mettendomi nelle condizioni di poter competere nel migliore dei modi e riuscirci oggi era molto importante", ha dichiarato l'argentino a caldo a fine match.

Trungelliti, che grazie all'accesso in semifinale era riuscito a entrare in top100 per la prima volta in carriera, grazie al successo è già virtualmente il nuovo n.75 del mondo, ranking che potrebbe perfezionare in caso di conquista del titolo fino a issarsi in 63eisima posizione. "(Questa finale, ndr) Vuol dire tante cose ma è soprattutto la conseguenza del lavoro che stiamo facendo da tanto tempo. La sorte ha voluto che arrivasse tardi, ma intanto è arrivata. Non esserci ancora riuscito mi pesava. Ora, con calma, proverò a godermi questo momento. Il nostro è uno sport dove si è sempre in cerca di qualcosa e quindi è normale ora puntare ancora più in alto".

Grazie al successo su Darderi, Trungelliti è diventato anche il quarto qualificato in finale nella storia del torneo dopo Guillermo Canas (2001), Santiago Ventura (2004) e Gilles Simon (2008). Curiosamente tutti hanno vinto il titolo. 

Lungo la strada che lo ha portato a imporsi contro l'azzurro, Trungelliti si era prima disfatto del qualificato portoghese Rocha, poi del temibile polacco n.3 del seeding Majchrzak e infine dell'estroso francese Moutet, indizio di una forma che l'argentino ha saputo raffinare nel corso del suo torneo e che di fronte a Darderi ha trovato una sontuosa conferma grazie alla quale è riuscito a bissare la sua unica vittoria contro rivali top20, risalente a dieci anni fa contro Marin Cilic al Roland Garros, a fronte di ben tre sconfitte, l'ultima delle quali maturata ancora a Umago contro Lorenzo Musetti nel 2024. 

Vincitore un mese fa del suo settimo titolo Challenger in carriera, ottenuto a Kigali contro Cecchinato (i corsi e i i ricorsi…), Trungelliti da lunedì sarà il giocatore più anziano a centrare per la prima volta in carriera l'accesso in top100. Un risultato cui l'anno scorso si aggiunse la prima convocazione in Davis - all'età di 35 anni - per disputare la fase preliminare contro la Corea del Sud. 

Scorciatoie per raggiungere prima questi obiettivi non ce n'erano, e merito va riconosciuto a Trungelliti per aver conservato a dispetto di tutto passione, ostinazione e pazienza in vista di un traguardo che anche solo simbolicamente è in grado di dar senso a una carriera. Ma altre scorciatoie si presentarono lui in passato in grado di garantirgli quel (parziale) benessere economico che ranking e risultati parevano invece negargli. Era il 2019 e a un'intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nacion Trungelliti rivelò di aver respinto e denunciato un tentativo di corruzione che avrebbe fruttato lui centomila dollari qualora avesse acconsentito di entrare a far parte di una rete che ambiva a truccare e indirizzare il risultato di a lcuni incontri.

La rivelazione portò alla sospensione di altri tre giocatori - Patricio Heras, Nicolás Kicker e Federico Coria - per omessa denuncia causando non pochi problemi al fresco top100, costretto a trasferirsi ad Andorra con moglie e figli per via del forte stress emotivo che si trovò a fronteggiare. "Non me ne sono mai pentito - dichiarò anni dopo -  L'ho fatto per convinzione. Ci sono state ingiustizie e sono state dette cose che non erano vere. Ma non avrei mai pensato che questo includesse il prezzo che ho pagato". Il tempo ha dato infine lui ragione e Marrakech ha confermato che non è mai troppo tardi per convertirsi in eroe.Anche solo per un giorno. E un altro giorno ancora.

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