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In un'intervista con la sorella Dinara e la ex Top 5 Anna Chakvetadze, Safin ha parlato del suo rapporto con Andrey Rublev e delle sfide per far evolvere il suo gioco
di Alessandro Mastroluca | 22 giugno 2026
"Lo stile di gioco è una manifestazione del tuo carattere. Giochi come sei. A Andrey manca la convinzione in se stesso" ha detto Marat Safin protagonista di una recente intervista, pubblicata sul canale YouTube "Best tennis podcast" con la sorella Dinara, come lui arrivata alla posizione di numero 1 del mondo, e Anna Chakvetadze, che vanta un best ranking di numero 5 e otto titoli WTA.
Nel corso dell'intervista, l'ex numero 1 del mondo e due volte campione Slam ha parlato a lungo della sua esperienza accanto a Rublev, che l'ha voluto nel team insieme allo spagnolo Fernando Vicente.
Tra loro due, ha spiegato Safin, il rapporto era ormai talmente stretto da essere quasi controproducente. "Quando stai tanto tempo con lo stesso allenatore, smetti di ascoltarlo allo stesso modo. L'orecchio e lo sguardo si abituano. Non lo ascoltava più come un allenatore, ma come un fratello maggiore" ha detto.
Safin è entrato nel team per portare uno sguardo differente, per aggiungere una voce e magari provare a far evolvere il tennis del moscovita, benché farlo a 28 anni sia più complesso che a 20. La questione, comunque, secondo l'ex numero 1 del mondo, non è soltanto di carattere tecnico.
"Andrey è un ragazzo elettrico. Ha un'enorme quantità di energia, ma non sa dove incanalarla. Esplode in tutte le direzioni. Non si tratta del diritto o del rovescio. Deve cambiare il suo modo di pensare" ha spiegato.
Ed è per questo che imprimere un cambiamento in campo, modificare in maniera sostanziale il tennis di un giocatore di 28 anni risulta più difficile, sottolinea Safin. "Il modo in cui vedi il tennis è il modo in cui vedi la vita - ha detto - Entriamo in un terreno psicologico, molto più sottile. È lì che si trovano i dettagli che fanno la differenza. Modificare certi aspetti del gioco è molto difficile perché ormai ti sei formato come persona. Devi riprogrammarti completamente. Rompere i vecchi schemi e ripulire tutto il tuo spazio interiore".
Quel che manca a Rublev, analizza il coach, "è la fiducia in sé stesso. Le cose dipendono da lui, non è sempre colpa delle circostanze in cui si trova, ma le crea. O ne sei creatore. Non esiste una terza opzione".