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I tre giocatori russi, che giocano senza bandiera accanto al nome, hanno raggiunto i quarti di finale agli Internazionali BNL d'Italia
di Vincenzo Martucci | 13 maggio 2026
Li avevamo dati per dispersi. Come russi e come ex grandi promesse del ’90, superati non da una sola folata di avversari, ma addirittura da due. Sinner ed Alcaraz prima e Fils, Fonseca, Blockx, Landaluce e Jodar poi. Magari è anche così.
Intanto, però, “cavallo pazzo” Andrey Rublev, con Marat Safin che gli urla dietro di tutto dalla tribuna, e il suo amico di sempre, Karen Khachanov, con l’angelo custode Vedran Martic, già capitano di Davis croata, sono nei quarti degli Internazionali d’Italia, più Daniil Medvedev, il Kraken che s’è deciso ad avanzare in campo e diventare più offensivo con l’avvento di coach Thomas Johansson.
Non hanno messo a segno colpi sensazionali, ma hanno dato segnali di risveglio significativi con cui ravvivare anche la classifica, oltre alla fiducia, se non addirittura rilanciare la carriera. Approfittando della superficie rossa dove sono cresciuti, in Spagna, e del buco di potere che c’è tra i top 10 dopo i portentosi battistrada Sinner ed Alcaraz.
Daniil Medvedev in azione agli Internazionali BNL d''Italia (Foto FITP)
Agli occhi più distratti, il problema di Rublev sembra la tenuta mentale. In realtà tutto parte dall’impossibilità di costruirsi negli anni un piano “B”. Così, se non sfonda col suo tambureggiare violento da fondo, l’ex grande speranza mondiale che s’è arenata nelle sue ambizioni ai trionfi giovanili, senza mai riuscire a brillare, da senior, negli Slam, arrivando al massimo ai quarti, e al numero 5 del mondo nell’ormai lontano 2021, insiste fino a forzare e a sbagliare, aumentando il carico di frustrazione e magari di autopunizione fisica, fino ad arrivare all’autodistruzione.
Simpaticissimo fuori dal campo ed onestissimo nel raccontare le sensazioni che prova, Rublev ha parlato apertamente di depressione, ansia e autolesionismo in campo. Ha raccontato di aver attraversato il momento peggiore a Wimbledon 2024 e di essere ricorso all’aiuto di uno psicologo, che ha affiancato Safin, abbandonano l’allenatore-fratello-padre-amico di sempre, l’ex pro spagnolo Vicente. La finale di Barcellona, pur persa contro Fils, gli ha restituito un po’ di coraggio e a Roma s’è mostrato più stabile emotivamente e più competitivo fisicamente. Anche se tutto è un po’ aleatorio con lui: ha contestato i campi “irregolari”, ma poi proprio al Foro è arrivato ai quarti. Dove ritrova la sua bestia nera, Jannik Sinner, col quale, in 10 sfide, ha vinto realmente solo una volte, le altre due è stato per ritiro, perdendoci 7.
Andrey Rublev agli Internazionali BNL d'Italia (Foto FITP)
Per arrivare fra i magnifici 8 del Masters 1000 sulla terra che s’avvicina agli Slam, il 28enne Rublev, da numero 14 del mondo ha battuto Kecmanovic, l’ancora convalescente Davidovich e il redivivo Basilashvili, invece il 29enne Khachanov, da 15, ha superato Shevchenko, Van de Zandschulp e soprattutto Prizmic, che, dopo aver eliminato Djokovic, sembrava lanciassimo, ma evidentemente ha pagato gli sforzi dalle qualificazioni.
E comunque Khachanov lo ha praticamente soffocato nel primo set e ha gestito bene la pressione nel tie-break del secondo. Riscattando l’eliminazione immediata a Monte Carlo, l’uscita precoce a Barcellona e il rendimento complessivamente mediocre sulla terra, mostrandosi più vicino ai top ten, molto solido al servizio, aggressivo in risposta, più continuo mentalmente e fisicamente più esplosivo negli scambi lunghi. All’incrocio dei quarti che possono rilanciarlo definitivamente quest’anno, trova Casper Ruud col quale ha perso 2 volte su 3, la prima proprio a Roma, ma nel lontano 2020, ma l’anno scorso a Toronto ha avuto la meglio lui.
E il norvegese è scivolato al 25 del mondo e non di certo il bau bau che nel 2022 arrivava al numero 2 del mondo, come finalista di Parigi, Us Open ed ATP Finals. Per cui il pronostico non è così chiuso.
Karen Khachanov agli Internazionali BNL d'Italia (Foto FITP)
Fra i 23 titoli ATP, Daniil Medvedev ne conta un solo sulla terra rossa, nel 2023 a Roma, e negli Slam ha ottenuto i risultati peggiori toccando appena i quarti. Anche se quest’anno non ha brillato sulla superficie, perdendo proprio con due italiani - a Montecarlo subito con Berrettini col clamoroso 6-0 6-0 e a Madrid al terzo match con Cobolli -, al Foro ha risparmiato le energie dopo la rinuncia d’acchito di Machac, quindi ha rimontato Ruiz e ha sbarrato la strada a Tirante.
Che aveva avuto vita troppo facile contro “Cobbo” ancora paralizzato dalla sindrome-Roma, portando 3 russi del ’90 nei quarti.
Daniil lo scacchista cerca sempre più spesso di prendere il controllo con il colpo successivo al servizio, sulle seconde dell’avversario entra più dentro al campo, usa traiettorie leggermente più cariche e profonde. Inoltre, sulla terra rossa, sembra più paziente negli scambi lunghi, più disposto ad accettare il ritmo lento della terra e quindi disposto a “lavorare” il punto invece di cercare subito il vincente piatto.
Per battere l’emergente 20enne spagnolo Martin Landaluce dovrà attaccarlo. Ora che è tornato sul Tour, Marat Safin, idolo dalla forte personalità che ha stimolato Medvedev, Khachanov e Rublev riuscirà anche a rivitalizzarli ad alto livello?