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Kafelnikov sceglie Sinner: "Vincerà più di Alcaraz per l'etica del lavoro"

"Alcaraz è più talentuoso, ma Sinner è più dedito. Tra talento ed etica del lavoro scelgo sempre la seconda", ha detto l'ex n.1 ATP a CLAY. "Sinner sta cambiando il tennis in Italia, spero che la loro rivalità duri a lungo"

di | 30 dicembre 2025

La carica di Jannik Sinner alle Nitto ATP Finals (Foto FITP)

La carica di Jannik Sinner alle Nitto ATP Finals (Foto FITP)

Il campione per antonomasia, almeno nell’era del professionismo, è quello che al talento riesce ad abbinare una sana e radicata etica del lavoro. E l’immagine più potente, quando si parla di impegno a 360° sul tennis e sui propri margini di miglioramento è senza dubbio quella di Jannik Sinner.

Che per questa sua caratteristica ha rapito il cuore di milioni di tifosi (tanto da essere votato come il preferito dai fan negli ultimi due anni), ma si è anche guadagnato la stima di celebri colleghi. L’ultimo della lista è Evgeny Kafelnikov, giocatore classe 1974 vincitore di due Slam e arrivato al n.1 al mondo nel maggio 1999.

Kafelnikov con la

Kafelnikov con la "Coppa dei Moschettieri" dopo il Roland Garros vinto nel 1996

Alla fatidica domanda su chi vincerà di più tra Sinner ed Alcaraz a fine carriera, il russo – in un’intervista a CLAY – ha “votato” per l’azzurro oggi n.2 ATP: “Io propendo per Sinner: mi sembra che Alcaraz sia più talentuoso, ma Sinner è più motivato ed è più dedito. E se devo scegliere tra talento ed etica del lavoro, scelgo l’etica del lavoro”.

Di Sinner, a colpirlo, è anche l’impatto che sta avendo sul movimento tennistico in Italia: “È una personalità positiva per il tennis, che in Italia sta vivendo una ‘esplosione’ anche rispetto al calcio. La rivalità con Alcaraz è fantastica, e spero duri molti anni”.

Finals 2025, il 'Best of'

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Per quanto riguarda lo spagnolo, invece, Kafelnikov è incerto sulle conseguenze che la rottura con Juan Carlos Ferrero potrebbe produrre: “Perché hanno interrotto un rapporto così, dopo tanti successi. Non mi piace ciò che ho sentito riguardo all’accaduto e alla famiglia di Alcaraz: è grande e deve prendere le decisioni da solo”.

Tra le altre cose, l’ex n.1 al mondo si è concentrato sulla concorrenza con cui i due dominatori si misurano e si misureranno in futuro: “Non penso che Djokovic possa fronteggiare i più giovani nei match tre su cinque, le capacità di recupero a 39 anni non sono più le stesse, anche se lui è il più vincente di tutti – ha detto -. Poi c’è Zverev, che non ha ancora nulla di precluso, ma migliorare a 28 anni e più difficile. Lo stesso discorso vale per Medvedev: dipende quanto sono disposti a lavorare per cambiare le cose, alcuni non vogliono cambiare”.

Tra le altre cose, l’ex n.1 al mondo si è concentrato sulla concorrenza con cui i due dominatori si misurano e si misureranno in futuro: “Non penso che Djokovic possa fronteggiare i più giovani nei match tre su cinque, le capacità di recupero a 39 anni non sono più le stesse, anche se lui è il più vincente di tutti – ha detto -. Poi c’è Zverev, che non ha ancora nulla di precluso, ma migliorare a 28 anni e più difficile. Lo stesso discorso vale per Medvedev: dipende quanto sono disposti a lavorare per cambiare le cose, alcuni non vogliono cambiare”.Lo sguardo, poi, è andato anche ai rivali più giovani, quelli nati – come Sinner ed Alcaraz – dopo il 2003: “Rune (classe 2003) per me è fuori dai radar. Bisogna guardare a Learner Tien (2005), allenato da Michael Chang, e Joao Fonseca (2006). Davanti hanno un futuro molto brillante”.

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