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IW, Draper: "Un match folle, esausto ma felice"

Il campione in carica del torneo non abdica, ma rilancia grazie alla vittoria contro Djokovic: "Lo ammiro sin da quando ero un bambino e contro di lui è sempre più dura per me". La strada verso il recupero completo è tracciata, "ma posso fare ancora molto meglio"

12 marzo 2026

Jack Draper (Getty)

Jack Draper (Getty)

Allora aveva ragione lui, Jack Draper. Il ritorno in piena forma era solo una questione di tempo, e a suggerirgli di saltare la trasferta australiana non era stata la paura quanto invece la logica di volersi dare ancora qualche settimana prima di fare il primo passo. Scaldarsi a Doha, dopo sei mesi d'assenza, e scegliere Indian Wells come prima vetrina in cui specchiarsi. Consapevole che l'immagine del campione in carica del Masters1000 californiano avrebbe potuto rivelarsi ben distante da quella di dodici mesi prima, ma onesto nell'accettare che solo questa scelta avrebbe fatto capire lui quanta strada ancora manchi per ritornare a quel livello. La vittoria in tre set contro Novak Djokovic ha detto a Jack Draper che la strada intrapresa è quella giusta e il quarto di finale che ora l'attende contro Daniil Medvedev sarà la prossima stazione da cui trarre informazioni utili.

"E' stato un match folle. Ho iniziato un po' troppo passivo ma poi col passare dei minuti sono riuscito a farmi più aggressivo e a prendere il controllo dei punti - ha esordito in conferenza stampa il britannico - Aver battuto Novak, un giocatore che ammiro sin da quando ero bambino, è un qualcosa di travolgente, sono grato di ritrovarmi in questa situazione e di poter ancora scendere un campo domani".

Djokovic, dall'alto della sua esperienza, nel corso del terzo set aveva provato a compiere un ultimo blitz strappando a Draper il servizio quando quest'ultimo era chiamato a chiudere il match. Un evento che avrebbe potuto destabilizzare molti rivali, ma non Draper: "Andare a servire per chiudere il match contro un top player è complicato, farlo contro Novak lo è ancora di più perché, come ho detto, l'ho sempre ammirato - ha ammesso il campione in carica - In situazioni simili, specialmente a questo livello, ci si aggrappa a quanto fatto nell'ultima occasione in cui ti è capitato, ma io non ne avevo di recenti. Più di tutto però mi è piaciuto il modo in cui sono riuscito a ripartire: ho giocato un bel game sul 6-5 e un ottimo tie-break ed è un qualcosa di cui posso andare fiero mentre dovrò fare invece fare esperienza per quel turno perso sul 5-4".

Dopo aver chiuso il suo 2025 subito dopo gli US Open ed esser stato fermo ai box per più di cinque mesi, a rivestire di incertezza il ritorno in campo di Draper erano due fattori: come avrebbe reagito il suo braccio alle sollecitazioni cui sarebbe andato incontro, e di quanto tempo avrebbe avuto bisogno per ritrovare una condizione ideale. Il suo nuovo movimento adottato in battuta ha parzialmente risposto al primo quesito, il match vinto contro il serbo ha portato invece robusti argomenti in merito alla seconda incognita: "Sono contento del livello del mio gioco - ha ancora raccontato Draper in conferenza stampa - Al mio coach ho detto che secondo me potrei fare ancora molto meglio, ma dal punto di vista della mentalità non tanto del gioco. E' dura quando si è stati fermi a lungo, specialmente quando si affrontano i top player: riescono a metterti in condizioni di disagio, ed è proprio per questo che match come questo sono fondamentali. Perché se ne esci indenne puoi dirti 'ok, ce l'ho fatta in quell'occasione' e posso darmi ancora una chance per affrontare un altro top player".

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