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IW, Michelsen: "Una vittoria costruita con energia e sangue freddo"

Lo statunitense elimina il campione del 2022 e con Lerner Tien, vincitore contro Shelton, si candida a scrivere le prossime pagine del tennis a stele e strisce: "Ma c'è ancora molto da migliorare se voglio provare a battere i top player"

10 marzo 2026

Alex Michelsen (Getty)

Alex Michelsen (Getty)

Niente da fare. Per il secondo anno consecutivo Indian Wells si rivela tappa amara per il campione del 2022, Taylor Fritz, che proprio sul suolo patrio è riuscito a raccogliere nel corso della sua carriera la maggior parte dei suoi successi. L'anno scorso a chiuderne la corsa fu il futuro vincitore Jack Draper agli ottavi; stavolta il suo carnefice è stato il connazionale Alex Michelsen, al suo terzo successo contro un top10 in carriera dopo quelli colti nel 2024 contro Alex De Minaur a Los Cabos e il bis del 2025 offerto a Montreal contro Lorenzo Musetti. 

"Il piano tattico era provare a neutralizzare i suoi punti di forza - ha spiegato il top40 a stelle e strisce - Per battere un rivale come Taylor devi metterci tanta energia, che è poi anche lo stile di gioco che prediligo di più". Energia, certo. Ma anche carattere, sangue freddo, compostezza quando si è trattato di chiudere un match che ha rischiato di scivolargli via sul più bello:

"Sì, alla fine sono stato anche un po' fortunato ma ho cercato di restare lì nel momento: sul 5-4 ho avuto un game complicato che avrei invece dovuto sfruttare per chiudere il match, però sono rimasto composto, avevo vinto da poco un tie-break molto tirato contro Humbert e mi sono detto 'eccone un altro, ma è per questi momenti che si vive' e alla fine eccomi qui".

La vittoria ottenuta contro Fritz da Michelsen segue quella colta l'altro giorno da Lerner Tien contro Ben Shelton. Due successi che se da lato confermano il buon momento di salute del movimento statunitense, dall'altro - nel caso di Alex - potrebbero anche suonare come un primo campanello d'allarme di un imminente cambio della guardia. "Ci siamo allenati tanto insieme negli ultimi sei mesi - ha confidato ancora Michelsen in conferenza stampa - ed essendo il più scarso dei due quello che ne ha beneficiato di più sono io. Ero felice per Lerner, gli ho scritto e lo stesso ha fatto lui oggi con me. Stiamo facendo entrambi molto bene nello stesso torneo, sì lo so che per Taylor questo è il torneo di casa ma anche io sono di qui, i miei genitori vivono qui vicino, non mi seguono mai ed è un piacere averli qui con me insieme ad altri amici e compagni del college. Io e Lerner facevamo parte di una classe di giocatori molto buona, lui poi è da quando ha 12 anni che è al top mentre io ci sono arrivato più tardi".

In un match dalle statistiche pressoché identiche, a far la differenza alla fine sono stati appena nove punti. Il più importante è certo stato il set point da lui annullato nel secondo break, ma nel bilancio complessivo a pesare è stato il miglior rendimento in risposta sulla seconda e la maggiore confidenza con il gioco a rete, un fondamentale che Michelsen gioca "in modo del tutto istintivo. Crescendo scendevo spesso a rete per giocare tante volé e ho sempre sentito di avere un buon tocco. Ovviamente posso fare ancora molto meglio, a volte ne sbaglio alcune che invece dovrebbero atterrare in campo ed è un settore dove devo ancora migliorare, ma sono queste le armi da affinare se si vuol pensare di provare a battere i top player". Contro Daniil Medvedev, mai battuto nei tre scontri diretti giocati in carriera, avrà ancora modo di provarci.

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