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Joao... non ancora meravigliao: "Mi è mancata la convinzione"

Il brasiliano (n.33), campione in carica a Buenos Aires, è stato sconfitto all'esordio da Alejandro Tabilo (n.71): "Fisicamente sto bene, ma non ho giocato bene", ha detto dopo in conferenza stampa. La prossima settimana lo attende l'appuntamento di casa a Rio de Janeiro

di | 13 febbraio 2026

Joao Fonseca colpisce di dritto (Getty Images)

Joao Fonseca colpisce di dritto (Getty Images)

Suonava come un monito a sé stesso quel “devo imparare a gestire la pressione che Joao Fonseca aveva pronunciato nella conferenza stampa prima del suo esordio all’IEB+ Argentina Open, ATP 250 sulla terra rossa di Buenos Aires. La difesa del titolo vinto un anno fa, a 18 anni, non è però andata secondo i piani. Per “colpa”, soprattutto, di un Alejandro Tabilo che nelle grandi occasioni raramente sfigura, e spesso anzi colleziona scalpi.

Il cileno, oggi n.71, ma nel 2024 anche n.19 e semifinalista agli Internazionali BNL d’Italia, ha avuto la meglio su Fonseca, n.33 e n.3 del seeding in Argentina, dopo una battaglia di due ore e 24 minuti chiusa col punteggio di 63 36 75.

"Sono triste. Volevo davvero vincere. Fisicamente sto bene, ma non ho giocato bene. È una sconfitta molto dura. Ma restiamo positivi. Se continuo a lavorare sodo, i risultati arriveranno – ha raccontato in conferenza stampa il brasiliano –. Mentirei se dicessi che la pressione di difendere il titolo non mi ha influenzato. Ho sentito un po' più di tensione. Ho cercato di mostrare più carattere, di interagire con i tifosi. Ho provato di tutto, mi è mancata la convinzione, mi è mancata la fiducia”.

Una fiducia che non ha avuto modo di trovare nell’inizio di 2026, condizionato da un problema alla schiena che l’ha costretto a saltare i primi due tornei a cui era iscritto, Brisbane ed Adelaide, arrendendosi poi al primo turno dell’Australian Open, in cui è apparso ancora privo del suo vigore fisico e della sua pesantezza di palla che nel 2025, oltre a Buenos Aires, l’avevano portato a raggiungere il best ranking di n.24 grazie al successo nell’ATP 500 di Basilea, lo scorso ottobre.

Alla vigilia dell’incontro si era detto ottimista sulle proprie condizioni, e dopo la conclusione non ha cercato alibi: “Mi sto allenando bene. Sono fiducioso che sarà un buon anno", ha spiegato nonostante la delusione. D’altronde, il trionfo stesso di Basilea, alla fine della stagione, aveva lasciato presagire per lui un inizio di 2026 ben differente.

Il problema alla schiena viene da un fattore congenito, ha fatto sapere il brasiliano classe 2006. In una zona del corpo che gli crea cronicamente infortuni, specialmente dopo una frattura da stress rimediata cinque anni fa. Un aspetto, dunque, intorno al quale potrebbe ruotare tutto il suo futuro: non necessariamente per determinare la longevità della sua carriera, ma anche solo per incidere sulla sua continuità sui campi da tennis.

Perché anche quando il dolore passa, come adesso, c’è bisogno di ritrovare il ritmo, mentre i punti da difendere del ranking difficilmente concedono vere pause. In questo quadro generale, non va dimenticato il contesto dentro il quale Fonseca sta crescendo: “Ovviamente ci sono molte aspettative, la gente parla dei miei tempi di sviluppo. Dicono: 'Joao sarà il prossimo Guga, il prossimo Alcaraz, il prossimo Sinner. Ma sto scrivendo la mia storia. Ogni cosa a suo tempo”, ha ribadito dopo la sconfitta.

Sto lavorando molto duramente sulla mia mentalità, sulla mia tecnica, sul mio fisico. Ho un'ottima squadra che mi aiuta a crescere come giocatore e come persona. Non mi piacciono i paragoni, ma arriveranno. Ovviamente, a volte mi influenzano, mi rendono più teso, ma in generale li accetto molto bene".

A proposito della mancanza di continuità, però, ora il fitto calendario ATP viene in suo soccorso concedendogli la migliore occasione di riscatto possibile. Il prossimo torneo sulla sua agenda è infatti l'ATP 500 di Rio de Janeiro dove un anno fa, reduce dal titolo a Buenos Aires, perse all’esordio. Se lì – per davvero – saprà gestire la pressione, non c’è cura migliore per l’anima che il calore della propria casa.

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