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Ethan Quinn, chi è lo "studente d'italiano" al 3° turno a Melbourne

L'americano classe 2004 (n.80) ha superato Hurkacz in tre set e sfiderà Mensik per un posto negli ottavi. Campione NCAA nel 2004, è appassionato di cucina e vuole imparare l'italiano: "L'ho studiato a scuola e mi fermo spesso a parlare con i tennisti italiani"

di | 22 gennaio 2026

L'esultanza di Ethan Quinn (Getty Images)

L'esultanza di Ethan Quinn (Getty Images)

Ha studiato l’italiano, giocava a calcio e adora la pasta fresca fatta dalla mamma. Non sono esattamente caratteristiche del classico americano, quelle di Ethan Quinn (n.80 ATP), il tennista classe 2004 che oggi, sconfiggendo Hubert Hurkacz (n.55) col punteggio di 64 76(5) 61, si è qualificato per la prima volta in carriera al terzo turno dell’Australian Open.

Ha vinto in un ambiente caldissimo, una “1573 Arena” colma di polacchi che sostenevano il suo avversario. “Sono abituato a questo tipo di atmosfera e mi piace molto, sia che tifino per me, sia contro”, ha detto in conferenza stampa. D’altronde, come tanti suoi connazionali (questa volta sì), viene dal college, dove si è laureato campione NCAA in singolare nel 2024.

“La differenza col college è che sul tour devi essere disposto a fare del lavoro extra, e non avrai un coach che penserà a tutto. Una cosa che accomuna chi ha vinto lì – ha raccontato, parlando anche di Ben Shelton – è che quando vogliamo una cosa ce la andiamo a prendere, e ci facciamo sentire”.

Con Hurkacz si è fatto sentire, cominciando a “rispondere sempre sulle sue seconde, ed in maniera offensiva”, abituandosi in fretta alle bordate oltre i 220 km/h dell’ex Top 10 al servizio. “Ho cercato di rilassarmi e non sentirmi sotto pressione ogni volta che affrontavo una palla break, e questo mi ha aiutato spesso a mettere la prima, prendendo in mano le redini del gioco”. Annullando, tra le altre cose, tutte le otto palle break concesse.

Ethan Quinn in azione col dritto (Getty Images)

Ethan Quinn in azione col dritto (Getty Images)

Adora competere, Quinn, in qualsiasi cosa includa una strategia, e adora imparare tante cose. Gli piace giocare a golf, e ha ripreso la passione per la cucina dalla mamma, che gli faceva trovare cose fatte in casa “dopo le partite di calcio del sabato mattina”, ha confessato in un’intervista a CLAY dello scorso settembre.

Se mi chiamassero Sinner ed Alcaraz, sarei felice di cucinare per loro, anche se probabilmente non mi conoscono”, ha detto. A proposito di Italia, comunque, conosce ed apprezza anche la lingua, che continua a voler imparare: “L’ho studiata un po’ alle superiori, e cerco di fermarmi spesso a parlare con i tennisti italiani, in italiano: quando non li capisco, chiedo loro di fermarsi”.

Conosce però bene molti degli americani, non solo Shelton e Michael Zhang (altro ragazzo proveniente dalla NCAA, fermatosi al secondo turno in Australia), ma anche Tommy Paul. Con lui, “condivide” coach Brad Stine, che lo segue da tempo insieme a Brian Garber, al suo fianco praticamente in tutti i tornei.

E proprio da Paul, Quinn ha imparato che il successo e la gioia, sui campi da tennis e non solo, non hanno una data di scadenza: “Quando vedevo vincere Fonseca e Landaluce, mi mettevo fretta, volendoli raggiungere. Al college mi bastava tirare forte per vincere, mentre sul tour sono tutti ottimi colpitori e devo rivedere il mio gioco. Ma Tommy mi ha rassicurato che questa è la mia corsa, che ‘tutto arriverà, al momento giusto’”.

Brad Stine, coach di Ethan Quinn e Tommy Paul (Getty Images)

Brad Stine, coach di Ethan Quinn e Tommy Paul (Getty Images)

Dichiarazioni, queste ultime, risalenti al febbraio 2025, al sito ATP. Di tempo ne è passato: a giugno Ethan ha raggiunto il terzo turno al Roland Garros – il suo primo in un major – e ora si è ripetuto anche nel primo Slam del 2026.

L’obiettivo, per quest’anno, era proprio quello: “Vincere match più facilmente ed andare oltre i secondi turni”. Detto e fatto, vincendo le prime due partite dell’Happy Slam – la prima contro Tallon Griekspoor – entrambe per 3-0. Ora lo attende il n.16 del seeding Jakub Mensik. Un’altra occasione per imparare, sì, ma anche per sognare.

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