Soltanto Nastase, Connors e Federer era ancora in attività all'età del serbo. Nessuno però era n.3 come il fenomeno di Belgrado, che il prossimo maggio spegnerà 39 candeline
di Samuele Diodato | 05 febbraio 2026
Già quasi tutti i record in termini di titoli gli appartengono, ma ora Novak Djokovic comincia a far suoi anche quelli di longevità. Domenica è diventato il giocatore più anziano a partecipare alla finale dell’Australian Open, e nonostante la sconfitta patita da Carlos Alcaraz, nel ranking – dove ha occupato per un totale di 428 settimane la vetta tra il 2011 ed il 2024 – è tornato ancora una volta al n.3. Sul podio dietro ad Alcaraz e Jannik Sinner, nati nel Duemila, mentre lui – classe 1987 – compirà 39 anni il prossimo 22 maggio.
Dalla nascita della classifica ATP, nel 1973, sono stati 29 i giocatori ad arrivare al n.1. “Nole”, nel luglio del 2011, è stato il 25esimo, e dopo di lui sono arrivati Andy Murray (novembre 2016), Daniil Medvedev (febbraio 2022), Alcaraz (settembre 2022) e Sinner (giugno 2024). Tralasciando gli ultimi tre, nettamente più giovani di Djokovic, Murray – suo coetaneo – ha già appeso la racchetta al chiodo dal 2024. E lo stesso vale per Nadal (24° n.1 della storia, nel 2008), classe 1986, che ha disputato il suo ultimo match nella Coppa Davis di quell’anno, quando era n.154 del ranking.
Tra i “re” del passato nel ranking ATP, ben 22 avevano già lasciato il tennis professionistico all’età che oggi ha il campionissimo di Belgrado. Soltanto in tre tennisti si ravvisa la stessa longevità, seppur in modalità e contesti ben differenti. Si tratta, nell’ordine di Ilie Nastase (1° n.1, nel 1973), Jimmy Connors (3° n.1, nel 1974) e Roger Federer (23° n.1, nel 2004).
Nastase – classe 1946, che recentemente ha presenziato anche al funerale di Nicola Pietrangeli – all’età di Djokovic, nel 1985, era al n.485 della ranking, e proprio alla fine di quella stagione vinse la sua ultima partita come singolarista, in quel di Tolosa. Si ritirò anche, almeno fino al 1988, prima di tentare un rientro senza fortuna, all’età di 41 anni.
Nato nel 1952, Connors si spinse invece fino al 1996, sui campi da tennis. Proprio nel 1991, tuttavia, si regalò a 39 anni l’ultimo grande acuto della sua carriera. A tre mesi dal compleanno era al n.221, ma riuscì a chiudere la stagione in Top 100 soprattutto grazie alla storica semifinale allo US Open (dove giocava come wild card) persa da Jim Courier. Inoltre, “Jimbo” rimase in Top 100 anche oltre il 40° compleanno, fino al febbraio del 1993.
Per ultimo, resta Federer, il più simile in termini di classifica a Djokovic. Nato ad agosto del 1981, nel 2020 era ancora al n.4. Iniziò la stagione proprio perdendo da Djokovic la semifinale all’Australian Open, e poi si fermò insieme al resto del circuito – con tanto di “congelamento” della classifica ATP – con l’arrivo della pandemia da COVID-19. Lo svizzero tornò in campo solo a febbraio del 2021, giocando quattro tornei – compreso Wimbledon, fermandosi ai quarti di finale – prima di un nuovo stop. L’ultima partita da giocatore in attività resta quella giocata in Laver Cup, in doppio con lo storico rivale Nadal.

L'addio di Roger tra emozioni e spettacolo
La parabola di Djokovic, dopo l’11esima finale a Melbourne Park, sembra destinata a proseguire oltre. Dopo la sconfitta, non ha escluso che potesse trattarsi di un addio per lui, all’Happy Slam. Dall’altro lato, però, ha sempre ammesso di essere affascinato dalla possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici di Los Angeles, in programma nel 2028. La verità la saprà lui per primo, quel che è certo è che ancora oggi Djokovic legittima a piena titolo il suo status di leggenda. Una grandezza che non ha precedenti nella storia del nostro sport.