Già quattro volte campione a Shanghai, Djokovic è apparso molto motivato in conferenza stampa: "Qui è come essere a casa. Mi piacerebbe sfidare Sinner, nei tornei al meglio dei tre set ho più chance"
di Samuele Diodato | 02 ottobre 2025
È arrivato un po’ a sorpresa, poche settimana fa, l’annuncio della partecipazione di Novak Djokovic al Rolex Shanghai Masters. Il n. 5 al mondo, ancora ai box dopo lo US Open, non aveva infatti fissato alcun torneo in calendario, restando piuttosto vago sulla propria programmazione. Alla fine, però, il serbo ha deciso di ripresentarsi ai nastri di partenza del penultimo Masters 1000 della stagione, dove in carriera ha trionfato per ben quattro volte, e lo scorso anno ha perso è uscito sconfitto solo in finale per mano di Jannik Sinner.
In conferenza stampa, il 24 volte campione Slam ha spiegato molto chiaramente i motivi che l’hanno indotto a partecipare al torneo, menzionando evidentemente anche l’azzurro e Carlos Alcaraz, che però ha deciso di dare forfait dopo la vittoria nell’ATP 500 di Tokyo. “Qui ho vinto per la prima volta, nel 2008, le World Tour Finals, che ora sono le ATP Finals – ha ricordato .. A parte lo Slam che avevo vinto quell’anno (l’Australian Open), era il mio trofeo più importante. Mi sentivo davvero al settimo cielo per quel trionfo. Da lì in poi il pubblico cinese mi ha sempre sostenuto. Per me è come essere a casa: forse, al di fuori del mio paese, qui è dove ho ricevuto il maggior sostegno”.
Alla domanda su Sinner, capace di sconfiggerlo in semifinale sia al Roland Garros che a Wimbledon, Djokovic ha risposto senza nascondersi: “Mi piacerebbe molto avere la chance di giocare contro Jannik. Vorrebbe dire che arrivo in semifinale. Lui ha vinto la maggior parte degli ultimi incontri che abbiamo giocato. L’anno scorso abbiamo fatto la finale qui, è stata una bella partita, quindi spero di avere ancora l’occasione”.
“Al meglio dei tre set”, ha aggiunto, “ho più chance di vincere un trofeo importante”. Il riferimento, chiarissimo, è alla sua sensazione di poter difficilmente competere a livello fisico con Sinner e Alcaraz negli Slam, aspetto su cui si è espresso nuovamente: “Ho la sensazione di non arrivare fresco come loro in semifinale. Ed è normale, è un fatto biologico che alla fine devo accettare”.
Le motivazioni, per uno come lui, vincitore di 100 titoli ATP, di cui 24 major, sono sempre altissime: “Aver raggiunto quattro semifinali negli Slam dice tanto sulla mia costanza, ma io mi sto impegnando quanto più posso, perché c’è sempre una parte di me che vuole essere il migliore”. “Non gioco a tennis solo per i risultati o i trofei – ha poi detto – ma anche per il brivido che mi dà il sostegno che ricevo dai tifosi, o il voler far crescere il nostro sport”.
E a proposito di sostegno, niente è come quello che riceve dalla sua famiglia, al suo fianco in ogni decisione. Nei momenti più belli e in quelli in cui l’età e gli avversari presentano il conto: “Vedere i miei figli e mia moglie sugli spalti mi ispira ancora di più. I ragazzi devono vivere la loro vita, non la mia, ma io cerco di esserci sempre per loro. Allo stesso modo, quando io sono un po’ giù, mi ricordano tutto quello che ho fatto e perché credono che io possa ancora farcela”.