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Arrabbiatissimo con la LTA che non gli ha concesso una wild card al suo ultimo Queens, il numero 2 di sua Maestà critica l’organizzazione, in nome del collega Jobb e delle difficoltà che ha avuto lui stesso per emergere
di Vincenzo Martucci | 19 giugno 2026
Ovviamente ha ragione lui, Dan Evans il ribelle. Ex pupillo di sua Maestà che, da ragazzo, amava troppo la vita ed ed era già terribilmente diverso dai compagni di corso alla LTA, la federtennis britannica che non produce giocatori malgrado la valanga di soldi di Wimbledon e la tradizione doc del suo tennis. Ha ragione.
Quando contesta il Queen’s per non avergli concessa la wild card in tabellone costringendolo a disputare le qualificazioni dove ha perso subito, male: “Darmi una wild card alla mia ultima apparizione nel torneo sarebbe stato un gesto di classe, dopo anni di onorato servizio per il paese”.
E, visti i poveri risultati del massimo organo del tennis brit, quando critica il sistema classista e ricco rilanciando da Wimbledon il tema-cardine già lanciato al Roland Garros: ”Non credo ci sia una possibilità per gente della classe operaia di entrare nel nostro sport se i genitori non hanno soldi”.
Senza i fondi che il sistema gli aveva tolto da junior, quando aveva i mezzi tecnici ma non la voglia di sacrificarsi, l’attuale 33enne, numero 30 del mondo e 2 del tennis britannico, che evidentemente non viene dalla bella società, ha fatto fatica doppia per emergere fino a mettersi in tasca 7 milioni di dollari di premi e all’occhiello un titolo ATP e una coppa Davis, e potersi assicurare la residenza a Dubai.
“Dico la mia proprio perché ci tengo al mio sport. La gente pensa che io ce l’abbia con la LTA ma non è quello. Non sono interessato in quello che fa nello sport il figlio del dottore. Non me ne può interessare meno. Mi interessa chi gioca e ha problemi”.
L’argomento torna di moda in riferimento a Paul Jobb, cresciuto in un quartiere popolare di Hull dalla nonna Val, che l’anno scorso ha portato al quinto set a Wimbledon il futuro finalista, Nick Kyrgios, salvo poi scivolare al numero 449 della classifica: “La sua storia è incredibile, per molti sarebbe già un grande risultato vederlo entrare nei top 100. Non dico che chi ha una vita più difficile provi maggior sollievo o soddisfazione quando raggiunge quella classifica o fa qualcosa di buono, ma mi colpisce profondamente quanto sia bello raggiungere un simile traguardo”.
PERSONALITA’
Evans non dimentica: “So che cosa si prova quando devi fronteggiare problemi economici per fare il tuo sport. E’ straordinario avere successo in quest’ambito, in uno sport così importante a livello mondiale, dove probabilmente non penseresti di riuscire se sei cresciuto in un piccolo circolo”.
Evans si rivede nei giovani senza possibilità economiche: “E’ un risultato talmente fantastico che mi prendo cura di chi proviene da un contesto povero. Perché poi quando le cose vanno bene la gente diventa egoista e non gliene frega niente di nessun alto. E’ sempre bello dare qualcosa in cambio. Non credo che sia giusto tenere tutti gli elogi per me e non pensare agli altri. E finora l’ho fatto piuttosto bene. Ogni volta che qualcuno mi ha chiesto un consiglio gli ho dedicato del tempo, e questo per me è importante”.
Evans indica la strada: “Ciò di cui il paese ha bisogno è che più persone si guadagnino da vivere col tennis, giocando partite e tornei. I ricchi del mondo non arrivano fra i primi 70”. E dribbla i media che lo riportano sul suo precario, attuale, stato di forma, a dispetto della testa di serie numero 28 che avrà dal 29 giugno a Wimbledon: “Sono preoccupato. Ma nella realtà non è nemmeno argomento di discussione quanto male stia giocando Dan Evans”. E va controcorrente: “Il tennis non è il mondo reale. E’ pieno di persone fantastiche e di qualche primadonna. E’ fantastico avere un posto in prima fila per tutto quello che succede nel circuito. Così, non ho bisogno di guardare Netflix, vedo già tutto”