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Chidekh ha trovato il suo posto: primo quarto ATP e best ranking

Prima del torneo di Bruxelles il francese non aveva vinto partite ATP. Ha ottenuto ottimi risultati all'università di Washington ma ha faticato molto a credere in se stesso nel circuito professionistico. Ecco la sua storia

| 23 ottobre 2026

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“Quando cerchi di trovare il tuo posto dappertutto, finisci per non averne uno da nessuna parte” ha detto il francese Clement Chideck. Dopo più tempo di quanto prevedesse, il suo posto ha finito per trovarlo dove aveva desiderato fin dall'inizio: su un campo da tennis, nel circuito mondiale. A Bruxelles ha vinto le prime partite ATP in carriera, ha raggiunto il suo primo quarto di finale e, nonostante la sconfitta 62 64 contro Francisco Cerundolo, migliorerà il best ranking avvicinando il debutto in Top 130.

Il suo viaggio lo ha portato a esplorare percorsi diversi da quelli abituali per un tennista professionista. Ha giocato appena nove tornei junior, perché nel frattempo ha continuato a studiare, si allenava solo la sera, dopo la scuola. Si è diplomato con il massimo dei voti e con un anno di anticipo. Si è iscritto a ingegneria all'INSA, l'Institut National des Sciences Appliquées (Istituto Nazionale di Scienze Applicate), il più importante istituto per la formazione degli ingegneri in Francia. Poi nel 2020, convinto dal padre Thierry, parte per gli USA: direzione Seattle, sede dal 1861 della University of Washington, un delle più antiche università della costa occidentale degli Stati Uniti.

“Quando ho iniziato gli studi a Tolosa, non avevo fatto tutto il necessario per darmi le migliori possibilità di raggiungere l'alto livello nel tennis. Arrivare in un'università americana, in un ambiente più strutturato, e lottare per qualcosa di più grande di me stesso — l'università, con la sua storia, i giocatori che ci sono passati e le rivalità con gli altri atenei — mi ha fatto davvero molto bene. Ho iniziato a vivere il tennis in modo professionale e l'ho rimesso al centro del mio progetto di vita. Il modo di giocare nel circuito universitario mi ha forgiato. Ho imparato a gestire lo stress e i fattori esterni. Giocare in ambienti ostili è un'ottima preparazione per il tennis professionistico” ha detto dopo aver conquistato il primo dei suoi cinque titoli Challenger, a febbraio del 2024 nel corso di un'intervista pubblicata sul sito della.

Il tennis come equazione da risolvere: ecco Clement Chidekh

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Eppure, la transizione nel circuito professionistico si rivela difficile. ”Avevo dei blocchi e, quando le cose non funzionavano bene nel tennis, sentivo il bisogno di esistere anche in altri ambito” racconta all'Equipe. Tende a evadere, a cercare il suo posto rifugiandosi nella musica, oppure in escursioni, anche durante i tornei. Chi lo conosce lo racconta come un ragazzo con la testa fra le nuvole. Un giorno, racconta all'Equipe un suo ex preparatore atletico, ha cercato per venti minuti, sotto la pioggia, il cellulare, che aveva regolarmente in tasca. Un'altra volta si è presentato all'allenamento con due scarpe destre.

Le cose sono comunque migliorate. Mangia meglio, indossa un braccialetto per monitorare la qualità del sonno e ha iniziato a credere in se stesso. “Prima, quando giocavo un torneo ATP non mi sentivo al posto giusto e mi imponevo parecchi limiti», spiega. «Non ho una grandissima fiducia in me stesso e tendo a dubitare abbastanza rapidamente. Questo mi rende lucido, ma ogni passaggio richiede più tempo. Per assimilare le cose, ho bisogno di dimostrare a me stesso di esserne capace”.

Il diritto di Clement Chidekh (Getty Images)

Il diritto di Clement Chidekh (Getty Images)

A Bruxelles l'ha dimostrato, e non solo a se stesso. Il cambio di passo è il risultato di un'evoluzione tecnica quanto mentale, ha riconosciuto questa settimana all'Equipe. “Quando giocavo nel circuito universitario, ero un giocatore molto più difensivo” ha detto. Attraverso il lavoro con il coach Julien Gillet, ha spiegato, “ora cerco di essere un po' più protagonista. Mi è sempre piaciuto colpire la palla in anticipo e non allontanarmi troppo dalla linea di fondo. Ma adesso, avendo sviluppato un po' di più il fisico, ho una struttura forse leggermente più potente, che mi permette di generare più forza”.

Gli effetti si sono visti soprattutto sul servizio, il colpo sul quale era più indietro rispetto agli avversari del suo livello, e con il diritto, colpo che esegue con maggior controllo e padronanza del gesto e delle traiettorie.

In Belgio, lo si è visto spesso tornare sul campo dopo le partite per provare a correggere quello che in partita non lo aveva soddisfatto. “Quando ho ancora tutto fresco nella testa, so cosa non ho fatto bene e posso correggerlo immediatamente, evitando che diventi un'abitudine e generi dubbi. Non è propriamente perfezionismo, accetto di non riuscire necessariamente a sistemare tutto subito. Quello che non accetto è non provarci”.

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