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Carmelo Di Dio, il supervisor italiano premiato alle Nitto ATP Finals

Intervista a Carmelo Di Dio, che ha ricevuto una targa per celebrare i suoi trent'anni nel circuito ATP. "In Italia abbiamo ottime scuole dove si formano ufficiali di gara con grandi potenzialità" spiega

di | 16 novembre 2025

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Alle Nitto ATP Finals, l'Italia offre il suo volto migliore. Il volto dei campioni che entusiasmano in campo come Jannik Sinner, finalista per la terza volta, Lorenzo Musetti, Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Tutti esempi positivi per risultati e per comportamento, per rispetto delle regole. A Torino vince anche l'Italia che fa rispettare le regole, e ha il volto di Carmelo Di Dio, premiato alla Inalpi Arena "per onorare una carriera lunga tutta la vita dedicata all'officiating nel tennis, per aver fatto le chiamate giuste in campo e fuori", come si legge nella motivazione sulla targa che gli è stata consegnata. In Italia, ci spiega, "abbiamo degli ottimi ufficiali di gara, arbitri protagonisti nei tornei maggiori, e scuole che riescono a tirar fuori giovani ufficiali di gara con delle grandi potenzialità". 

Da trent'anni ufficiale di gara nel circuito ATP, ha iniziato a percorrere la strada che avrebbe segnato tutta la sua vita per caso. "Ero un appassionato di tennis. Nella cittadina dove vivo, Mesagne, vicino Brindisi, nacque un tennis club, il Circolo Tennis De Guido. Facevo parte della dirigenza del circolo. Negli anni Ottanta, organizzammo una manifestazione internazionale Under 18 femminile, la Coppa Sofia. All'epoca partecipavano Raffaella Reggi, Laura Garrone, Laura Golarsa. Il Presidente mi chiese:  perché non cominci ad arbitrare? E' nato tutto così" racconta a SuperTennis.tv. 

Appassionato di tennis, si è avvicinato così al mondo degli ufficiali di gara, di chi esercita ruoli fondamentali, senza i quali non potrebbero esistere le competizioni sportive. "Mi sono interessato sempre di più, ho fatto tutte le scuole necessarie per entrare nel mondo dell'officiating. Ho avuto poi la possibilità di lavorare, inizialmente nei tornei ITF, organizzati dalla Federazione Internazionale, allora chiamati satelliti. L'attività era intensa, nell'arco dell'anno riuscivo a lavorare nel circuito per 27-28 settimane".

Carmelo Di Dio, il supervisor italiano premiato alle Nitto ATP Finals

Fino al 1994, racconta, ha lavorato come arbitro. Allora "si faceva tutto a mano, con la penna, la matita e il foglio - racconta - In quegli anni, ricordo, ho lavorato molto in Egitto, per esempio per fare i satelliti. All'epoca mi ricordo che un giocatore israeliano giocava con una racchetta con la stella di Davide. Nessuno se ne era accorto. Il direttore del torneo da me e mi chiese di fargliela cambiare perché per loro era una questione delicata, e così fu fatto".

In questo, l'Italia offre opportunità preziose per chi sa coglierle. Quel che i nostri top player hanno raccontato, ovvero quanto sia importante poter accedere a tornei internazionali junior, ITF, Challenger, per fare esperienza e scalare la classifica, vale anche per gli arbitri, spiega Di Dio. "In Italia la Federazione Internazionale ha sempre avuto un'attività molto intensa, e questo ha dato la possibilità anche a me o ad altri di essere agevolati nel fare esperienze" spiega.

Dal 1994 ha abbandonato il ruolo di arbitro per svolgere le funzioni di referee o di supervisor. Tre figure con compiti precisi e distinti. "L'arbitro è colui che dirige la partita, prende decisioni che riguardano questioni di fatto. Il referee collabora con il supervisor e con il direttore del torneo dal punto di vista proprio pratico della gestione dell'evento. Il supervisor è l'autorità maggiore nel torneo, ha l'ultima parola in situazioni di interrogazione delle regole".

In tutti questi ruoli, l'attenzione ai dettagli rimane una costante necessaria anche se oggi, rispetto a quando Carmelo Di Dio ha iniziato ad arbitrare, il tennis è cambiato completamente. "Con la tecnologia è tutto molto tecnico. Anche dal punto di vista della gestione dei match, gli arbitri sono aiutati tantissimo. Pensiamo all'elettronica che ha raggiunto dei livelli altissimi anche nelle chiamate. Alle Nitto ATP Finals non c'è un giocatore che si sia lamentato delle chiamate. In ogni caso  c'è sempre una componente umana, perché comunque l'arbitro deve dare un giudizio individuale in determinate situazioni".

Carmelo Di Dio, il supervisor italiano premiato alle Nitto ATP Finals

L'Electronic Live Calling,  il sistema di chiamata elettronico sperimentato a partire dalla prima edizione delle Next Gen ATP Finals a Milano nel 2017, è oggi una costante nei circuiti ATP e WTA. Da quest'anno, è stato introdotto anche negli appuntamenti sulla terra battuta, dove prima d'ora il giudizio era affidato all'occhio del giudice di sedia che scendeva a controllare il segno in caso di contestazioni. L'introduzione obbligatoria di questo sistema ha portato alla creazione di un badge per gli ufficiali di gara, proprio per i  'Review official'.

A Roma, in occasione degli Internazionali BNL d'Italia 2025, la prima edizione senza i giudici di linea nella storia del torneo, gli ufficiali di gara hanno avuto l'opportunità di conoscere i dettagli in una preziosa giornata di formazione. La Federazione Italiana tennis e Padel, ha sottolineato Di Dio, "è stata fondamentale. Noi siamo avvantaggiati proprio perché la Federazione italiana è molto attiva e dà la possibilità sia ai giocatori, sia agli ufficiali di gara, di lavorare e fare esperienze". 

A chi volesse percorrere la sua stessa strada, conclude, "consiglio di mantenere la passione per questo sport, perché ti traina a motivarti, e poi chiaramente seguire sempre gli ufficiali di gara più esperti. E' importante avere l'umiltà di ascoltare i consigli e non prenderli come dei rimproveri. E soprattutto di riuscire a fare quanta più attività possibile. Questo è soprattutto un ambiente nel quale l'esperienza è fondamentale, perché ti porta ad avere più sicurezza quando sei in campo. In questo modo si possono allargare le conoscenze e aummentano le possibilità di avere sempre una risposta giusta da dare".

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