Specialisti in acrobazie, Bolelli e Vavassori rinnovano l'arte del doppio e conquistano nuovi appassionati alle Nitto ATP Finals 2025
di Paolo Rossi | 13 novembre 2025
Il doppio, questa meraviglia. C’erano una volta Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Che tempi, un’altra vita: la fine degli Anni Cinquanta, una sorta di dopoguerra del tennis. Oggi, anno di grazia 2025, abbiamo Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Doppisti doc. Cioè i circensi: specialisti in acrobazie, nel colpo one shot, nella tattica da decidere al microsecondo.
Qualche giorno fa, negli studi televisivi di SuperTennis, Francesco Elia ribadiva l’elogio del doppio: “Serve tanto per migliorarsi, è anche più divertente giocarlo…” diceva, citando casi illustri come quelli di Jasmine Paolini e Jannik Sinner, tanto per fare i primi due nomi che possono venirci in mente.
Eppure sappiamo come il doppio sia stato negli anni recenti ghettizzato, relegato in un angolo buio del tennis. Altro che i ricordi di McEnroe-Fleming (o Pietrangeli ecc ecc). Il doppio, per gli addetti ai lavori, era diventato il rifugio di quelli che non ce l’avevano fatta in singolare. I falliti. Di quelli che cercavano una seconda vita, per l’allungamento della propria carriera. Vero in parte, anche se nessuno ha mai preso in considerazione il detto che è più bello vincere in compagnia a volte, smezzare meriti e demeriti, responsabilità.
Il doppio probabilmente è specialità anche più difficile, con le tante variabili in più (nessuno disconosce le grandi difficoltà dei singolaristi, che devono affrontare tutte le insidie da soli, naturalmente). Elogio del doppio, dunque.

Anche Torino ne è affascinata sempre di più. Grazie a Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Che bravi: applausi, applausi e ancora applausi. E pensare che non potrebbero essere più diversi, come atleti e personaggi. In primis, l’età. Hanno dieci anni di differenza (Simo ne ha 40 tondi tondi, Wave 30). E poi i caratteri: flemmatico fino a farti irretire Bolelli (sarà che è del segno zodiacale della Bilancia?), frenetico (perfino nel parlare a macchinetta…) Vavassori. In conclusione: si completano.
Simone è quello dell’uno-due da fondo campo: servizio e dritto vincente. Andrea un meraviglioso volleatore sotto rete, dai riflessi felini. Un vero gatto. Le loro storie erano destinate a incrociarsi: Bolelli, dopo trascorsi da promessa del singolare, si era un po’ spento (ma anche il suo rovescio resta da manuale), e il discorso è molto simile per Vavassori, che qualche timido tentativo lo ha voluto fare anche quest’anno.
Bolelli e Vavassori, le loro storie
Ma, alla fine, entrambi hanno preso consapevolezza dei loro talenti e delle loro attitudini: non è che devi essere Federer (è più corretto dire Sinner?) per sentirti un signor tennista. Loro lo sono, e accidenti se lo sono. Non avevano nulla da dimostrare prima, figuriamoci adesso. E ormai tutti sanno come il doppio richieda massima concentrazione, nulla può essere lasciato al caso o alla goliardia.
Entrambi vantano trionfi Slam (Bolelli con Fognini, Vavassori con Errani), altri li hanno sfiorati insieme (due finali perse). Quest’anno si erano dati un obiettivo ambizioso: essere i numeri uno della specialità, ma dei contrattempi li hanno ostacolati e rallentati. Ci sarà tempo, ne hanno ancora a disposizione. Ora c’è una Torino da godersi, che per Vavassori significherebbe il ritorno del figliuol prodigo, lui che è di città. E a seguire trasferimento a Bologna per le finali di Coppa Davis, con lo stesso identico concetto per Bolelli (è di Budrio).
Ma l’oggi sono le semifinali delle Atp Finals. Comunque vada, ripetiamo, l’applauso è doveroso. E vedrete che, in un caso o nell’altro (speriamo più in quello giusto, tifiamo appositamente), Wave&Bole (in rigoroso ordine non cacofonico) manterranno il giusto profilo. Sempre. Perché, tra le loro tante qualità, hanno mostrato anche quelle del fair play. Mai una polemica, una parola fuori posto, un insulto. Qualunque occasione (e non sono mancate) fosse: circuito Atp o Coppa Davis. Questo è il messaggio vero che ci stanno tramandando, l’eredità più pura: tennis, spettacolo ed educazione. Bravi. E in bocca al lupo (si dice ancora così?).