Durante la off-season, il romano si è allenato a Dubai con Bega e Thomas Enqvist, possibile nuovo coach per il 2026: "Voglio stare bene e godermi il tennis: devo essere più aggressivo in risposta", ha detto a Men's Health
di Samuele Diodato | 01 gennaio 2026
Matteo Berrettini ha ricaricato le pile ed è pronto a ripartire. Il 2026, come anche il 2025, inizierà sull’onda lunga del successo in Coppa Davis, ma anche con qualche novità. “Devo dare priorità a stare bene e a godermi quello che faccio”, ha raccontato in un’intervista durante la off-season a Men’s Health.
Da allora, il romano si è spostato a Dubai per la preparazione insieme al coach Alessandro Bega e alla new entry ancora non confermata del suo team, lo svedese Thomas Enqvist, ex n.4 ATP (best ranking raggiunto nel 1999). Le prime immagini dei due insieme, al lavoro in campo si sono viste proprio in Medio Oriente, quando Berrettini ha diviso anche il campo in allenamento con Sinner.

Italia, un tris di cuore e di coraggio
Dopo la separazione dallo storico coach Vincenzo Santopadre – oggi al fianco di Lorenzo Sonego – l’azzurro si era infatti al duo italo-spagnolo formato da Bega e da Francisco Roig (per quasi 20 anni “allenatore in seconda” di Rafael Nadal) prima di continuare appunto con il solo Bega, anche suo grande amico nella vita di tutti i giorni.
“L’inverno è il periodo in cui si crea il fondo per l’intera stagione. Si fa tutto: forza, esplosività, resistenza. Durante l’anno, con tutti quei tornei in calendario, non puoi caricare così tanto”, ha ancora detto a Men’s Health l’attuale n.55 del mondo. Una sorta di garanzia del suo impegno nel 2026 per ritrovare con continuità il suo miglior tennis.
E sul suo tennis in concreto, dalla tecnica alla tattica, quello con Enqvist sarebbe un nuovo importante investimento con una figura di alto profilo, in passato già capitano di Coppa Davis della Svezia, e presente per qualche mese nel 2022 anche nel team di Stefanos Tsitsipas. Nello stesso anno, invece, Berrettini ed Enqvist hanno lottato per il Team Europe in Laver Cup, dove per anni lo svedese ha fatto da secondo al capitano Bjorn Borg.
Per maggiori informazioni bisognerà attendere evidentemente le parole dello stesso Berrettini, che ha però già fornito qualche indizio: “Quando riesco a essere aggressivo in risposta, l’avversario sente pressione. I miei game di servizio vanno via abbastanza facilmente: se creo più chance in risposta posso davvero spostare l’ago della bilancia”.
La classifiche di Tennis Data Innovations, che misurano la qualità dei colpi su una scala da 1 a 10, lo vedono infatti al 6° posto per quanto riguarda il servizio (8.71), ma al 47° sulla qualità complessiva in risposta (6.47). Nel 2025, inoltre, ha vinto in risposta il 3% dei game in meno rispetto ad un anno fa (dal 19% al 16%) e il 2% in meno sui punti complessivi (dal 35% al 33%).
Matteo Berrettini colpisce di rovescio (foto FITP)
La strada dunque è tracciata, ma la base da cui partire è sempre la freschezza mentale ed atletica perché “le due cose sono collegate”, ha fatto notare. Una prova, ancor prima che in Davis, l’aveva data ad inizio anno con i quarti di finale raggiunti nel Masters 1000 di Miami e gli ottavi in quello di Monte-Carlo. Risultati che l’avevano riportato in Top 30 a maggio, giusto pochi giorni prima dei nuovi problemi fisici che l’avevano costretto a saltare tutta la trasferta nordamericana in estate, US Open compreso.
Al momento, Berrettini non è iscritto a nessun tabellone per i tornei che precedono l’Australian Open, che potrebbe quindi essere – salvo partecipazioni con wild card o tramite qualificazioni nelle prime due settimane – il primo torneo ufficiale del 2026. “Sono carico”, ha commentato Matteo, deciso a tornare ancora una volta ai piani alti del tennis mondiale.