I due “numeri uno” del tennis odierno arrivano alla finalissima delle Nitto ATP Finals con due Slam vinti ciascuno. Quello di Torino è il titolo più importante dopo i major: chi lo vincerà potrà legittimamente intestarsi la stagione
di Enzo Anderloni, da Torino | 16 novembre 2025
Dopo l’era dei “Fab Four” (i favolosi quattro Federer, Nadal, Djokovic, Murray), ecco l'era dei “due Numeri Uno”. L’ossimoro più clamoroso nell’era del ranking computerizzato si è materializzata in due giovani campioni, anagraficamente ancora nella prima fase della loro carriera professionistica ma già nel pieno di una rivalità da leggenda: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, messi uno dopo l’altro in puro ordine alfabetico.
La classifica Pif ATP Rankings finale di stagione vede lo spagnolo davanti all’azzurro ma poco più di due mesi prima era il 24enne di Sesto Pusteria (BZ) a comandare, arrivando a detenere lo scettro per 65 settimane (più una 66esima transitoria dopo Parigi indoor). Ma chi sarà n.1 e chi n.2, tra due, quattro o sei mesi?
Difficile dirlo: Carlos e Jannik sono vicinissimi. Si può invece scommettere che ci saranno loro due ai primi due posti. Dietro? Un vuoto, l’enorme distanza tra le due vette e il resto di un mondo dove emerge ancora un fuoriclasse come Novak Djokovic che va verso i 39 anni e ha battuto Sinner l’ultima volta nel novembre 2023.
La spinta a migliorare che Alcaraz e Sinner si sono dati reciprocamente ha scavato un baratro. Ogni nuovo faccia a faccia, come quello che sta per andare in scena a Torino nella finale delle Nitto ATP Finals, è il punto di riferimento per migliorare qualcosa, portare l’asticella del proprio servizio o del gioco al volo, della risposta o della smorzata a un’altezza ancora proibitiva per il rivale. Entrambi però sanno che alla puntata successiva della serie, lo sconfitto avrà colmato la lacuna e sarà pronto con una nuova soluzione vincente da disinnescare. Gli altri, dietro, perdono altro terreno.
Il 2025 ha rappresentato questo scenario nel modo più eloquente possibile. Alcaraz e Sinner si sono divisi gli Slam, due per uno: l’italiano si è preso gli Australian Open e Wimbledon, lo spagnolo ha incamerato gli Open di Francia e gli Us Open. Una spartizione simile era già avvenuta nel 2024 (Sinner vincitore in Australia e agli Us Open; Alcaraz a Parigi e a Wimbledon). A sfidarli nelle partite decisive si erano però spinti quegli avversari che aspiravano legittimamente a mettere in discussione la loro leadership assoluta, primi fra tutti il tedesco Alexander Zverev, il moscovita Daniil Medvedev, lo statunitense Taylor Fritz. E l’inossidabile Novak Djokovic.
Più o meno gli stessi giocatori che ancora li inseguono in classifica, però ormai con distacchi impressionanti dato che nel 2025 Sinner e Alcaraz sono arrivati tre volte su quattro (le ultime tre), a giocarsi gli Slam tra di loro, in finale.
Sinner e Alcaraz alla premiazione del Roland Garros 2025 (Getty Images)
Due fuoriclasse, due persone completamente diverse che in qualche modo si completano affrontandosi.
Carlos Alcaraz, l’atleta mediterraneo che gioca con la canottiera, a spalle nude, con i muscoli che guizzano e le date delle vittorie più significative tatuate sul corpo insieme a quelle “tre C” che si fece scrivere per prime sulla pelle, il motto di suo nonno: Cabeza, Corazon e Cojones. Un mantra che in campo si traduce in un tennis istintivo e combattente, pieno di creatività, di giocate devastanti o morbidissime spesso improvvisate lì per lì a sostenere una forza indomabile.
Jannik Sinner, montanaro delle Dolomiti, con il suo ciuffo rosso (sotto l’immancabile cappellino) e l’incarnato chiaro, con le lentiggini; le divise più classiche, l’approccio più riservato, la tranquillità (apparente), la faccia “da poker”, la gentilezza, la leggerezza nei movimenti dai quali fa scaturire, senza sforzo apparente, colpi devastanti. Il rovescio che è come un secondo diritto. La risposta con riflessi sovrumani. La capacità di rimanere composto anche nella sofferenza, di accettarla senza arretrare, di giocarsi la partita “fin quando fa male, fin quando ce n’è”.
Anche se Alcaraz ha sollevato venerdì il trofeo che spetta a chi chiude la stagione da n.1 del ranking, la stagione non è finita. E la finale di stasera è destinata a sparigliare l’annata sul piano morale. E’ il titolo più importante nella bacheca di un tennista insieme agli Slam. Alcaraz non l’ha mai vinto, Sinner lo difende. Il vincitore dell’ennesimo duello si intesterà questa stagione particolare, nella quale il vantaggio numerico dello spagnolo nel ranking poggia inevitabilmente anche sul fatto che l’azzurro ha dovuto accettare tre mesi di stop (tra febbraio e aprile) per chiudere la famigerata vicenda “Clostebol”.
L’ultima volta che i due grandi protagonisti di una stagione si giocarono la supremazia finale nell’ultimo atto di questo torneo unico, riservato agli otto migliori dell’anno fu nel 2016, quando Andy Murray portò a termine una rimonta-capolavoro battendo Novak Djokovic.
Oggi alle 18.00 non c’è il palio il numero uno aritmetico ma quello della sostanza: il calore della Inalpi Arena e di tutta l’Italia che sarà davanti alla tv avrà il suo peso.